Fear The Walking Dead 2×14 – 2×15 – Wrath – NorthTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Con il pick-up in tangenziale, andiamo a comandare.”
Chris&The Rovazzis


Giunge a conclusione la versione messicana di The Walking Dead la seconda stagione dello spin-off di The Walking Dead. Il bisogno che venisse realizzata una simile composizione televisiva ci continua a lasciare perplessi, ma negare un miglioramento della sua qualità sarebbe ingeneroso.
Nei survival è necessario che i personaggi si separino, o per lo meno che all’interno di un singolo episodio siano separati tra di loro da simboliche barriere in cemento armato. Che la separazione debba in qualche modo essere motivata e non forzata è sicuramente l’elemento determinante una bassa o alta qualità del prodotto. Vediamo come “Wrath” – e sulla falsa riga anche “North” – seziona la sua linea narrativa e come ciò influenza il giudizio di questo doppio season finale.
Madison, Alicia e Travis da una parte, Nick nel quartiere disagiato dall’altra e Ofelia a spasso. Abbiamo già avuto modo di considerare in “Grotesque” come la separazione di Nick dalla madre, dopo uno scatto di irritazione, sia risultata troppo poco convincente, soprattutto in uno scenario post-apocalittico, senza che i personaggi principali fossero diventati ancora quegli omicidi a sangue freddo sulla scia di Rick Grimes. Fatto sta che Nick è stato allontanato con una scusa, solo per aumentare il parco storyline, ma abbiamo già fatto pace con questa cosa. Ciò che risulta (per ora) a dir poco forzato è l’addio di Ofelia che batte in ritirata da un momento all’altro e oggi la vediamo alle prese con problemi automobilistici, preghiere, escursioni nel deserto e botte con i morti camminanti. Ok, anche qui: è una serie in cui la sopravvivenza ad un’epidemia zombie è il centro della narrazione, una strategia più accattivante per separare anche questo personaggio dal gruppo principale la si poteva trovare. Meno male che poi incontra il poliziotto corrotto di Sons Of Anarchy.
Su come si sviluppino gli eventi all’interno del villaggio dove risiede Chris forse è meglio sorvolare, non per particolari difetti scenici (oddio, la modalità in cui viene morso il tipo ricorda alcune sequenze dei film comici muti…), quanto per una storia mai troppo interessante causa successione di luoghi comuni televisivi: fede, leadership, codardia, coraggio, proprietà, casa mia, casa tua, casa vostra, bla, bla, bla.
I lettori che avranno sopportato l’acidità fin ora espressa vedranno ricompensata la loro pazienza perché, come detto, sarebbe ingeneroso non riconoscere dei pregi che si stanno affermando all’interno della serie. Chris era diventato uno psicopatico con una conveniente fretta, è vero. Ma il pathos con cui avevamo assistito nel precedente episodio e la conseguente positività che ne è scaturita si irradiano anche nella 2×14, garantendo così due degli aspetti più significativi di “Wrath”. La morte off screen del simpatico Chris è qualcosa che non ci si poteva aspettare. E’ vero, abbiamo un flashback – abbastanza comico nella sua drammaticità, a dire il vero – ma riferire la morte di uno dei personaggi principali attraverso un racconto denota una certa sicurezza di scrittura (o forse fretta?), non certo il punto forte degli autori di FTWD, finora.

Ma non solo. La sequenza finale di “Wrath”, al netto di una serie di forzature (Madison che per nascondere i due cugini di Fabio Rovazzi li porta fuori, con al seguito un corteo urlante; una leggerissima porta in legno e vetro come barriera insormontabile tra un Travis impazzito e gli altri che cercano di calmarlo, in attesa delle chiavi), tuttavia appare come uno dei momenti più crudi, vivi ed intensi di tutta la serie. Sfogo per Travis, ma anche per noi spettatori, catarsi dopo la tensione accumulata in “Date Of Death”.
Se escludiamo Ofelia, “North” prosegue ciò che “Wrath” ha iniziato. Una sequenza pregna di tensione è anche qui presente, seppur non paragonabile a quella del precedente episodio. Se non altro anche la bella Alicia ha il suo battesimo di sangue.
Se i finali di The Walking Dead puntano all’apertura di nuove strade narrative, alla chiusura di una fase prima di aprirne un’altra, Fear con questo finale non lascia spazio all’immaginazione. Poteva forse essere telefonata una reunion madre-figlio, ma così non è. Le domande non riguardano solo l’identità dei “soldati” apparsi nel finale, quanto la direzione vera e propria della serie. Avevamo iniziato nel mare – ebbene sì, è la stessa stagione che è appena terminata – abbiamo proseguito in Messico, finiamo al confine con gli States. Dove sta andando Fear The Walking Dead? L’aspettativa del pubblico di trovarsi in uno scenario quasi fantascientifico, dove si sarebbero spiegate le cause dell’epidemia, è stata smentita quasi immediatamente, con una lotta per la sopravvivenza leggermente antecedente nel tempo, ma con le stesse modalità della serie madre. Senza preconcetti ci chiediamo se gli autori abbiano qualche idea o abbiano intenzione di ricominciare la terza stagione al confine tra Messico e USA e terminare, ad esempio, in una stazione spaziale, con metà stagione ambientata in una baita in montagna.
Certo è che un processo di maturazione lo si intravede. Questi ultimi due episodi ci dimostrano che anche in questa serie sono capaci di complicare le cose, di mettere i protagonisti faccia a faccia con situazioni spinose, con persone sanguinarie, con una bella dose di sfiga. Allo stesso modo è interessante il processo di mutazione e indipendenza che si sta attuando in Madison&co. Se in TWD i personaggi sono costretti a compiere certe scelte, a essere particolarmente sanguinari, in questo caso ci troviamo davanti ad un manipolo di anti-eroi, sfigati, forse anche un po’ stronzi. Madison non si fa scrupoli, sprezzante, ad andare a finire i due massacrati da Travis, il quale fa anche in tempo a sfracellare la testa ad un poveraccio che aveva solo la colpa di cercare di calmarlo. Gli attori iniziano quindi a dare forma a questa nuova dimensione antieroica.
Si chiude la seconda stagione, quindi. Forse, tirando le somme, il senso di totale sconforto di un anno fa è leggermente mitigato. Non è una serie che aspetteremo con ansia, né una stagione questa di cui ricorderemo moltissimo all’alba del terzo ciclo di episodi, sta di fatto che ha trovato una sua dimensione e una sua dose di imprevedibilità sugli sviluppi futuri. Non abbastanza nel panorama seriale attuale, abbastanza per darci la spinta nel continuare a vedere che succederà.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sequenza finale di “Wrath”
  • Sequenza intermedia di “North”
  • Imprevedibilità finale
  • Forse il personaggio di Madison inizia ad avere una sua identità
  • La somiglianza con Fabio Rovazzi dei due compari di Chris
  • Alicia scopre l’omicidio
  • Tante belle situazioni ok, ma tutte figlie di scene forzate
  • Tutta la storyline di Nick nelle favelas
  • Ofelia on the road
Ci troviamo di fronte ad un triplice scenario: la terza stagione potrebbe sprofondare nell’abisso dello schifo, nell’abisso della mediocrità, oppure potrebbe rialzare la testa e donare a questo spin-off quella dignità che le era dovuta sin dal principio. Intanto apprezziamo gli sforzi degli ultimi appuntamenti.
Date Of Death 2×13 3.40 milioni – 1.5 rating
Wrath 2×14 3.67 milioni – 1.6 rating
North 2×15 3.05 milioni – 1.3 rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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