Marvel’s Luke Cage 1×10 – Take It PersonalTEMPO DI LETTURA 8 min

in Marvel's Luke Cage/Recensioni by

Diamondback is after everything and everyone that I’ve ever cared about. 
So it stops with me. 
I am my brother’s keeper… whether I like it or not. 
It’s on me.

Questa decima puntata, che si lega indissolubilmente con la precedente, con “soli” 3 episodi per chiudere i conti, funge da collante e allo stesso tempo chiude simbolicamente la “seconda parte” della stagione, aprendo quindi alla sua lunga corsa finale. Malgrado, quindi, la chiusura d’episodio decisamente “cliffhangeriana”, ovvero con Cage preda dei colpi nemici, mentre protegge Misty Knight, sono tanti i nodi che si sciolgono nella consueta ora di visione, perlopiù definitivi.
Fin dal suo inizio, quando piuttosto in fretta termina quanto lasciato in sospeso nel finale della precedente, con Claire e lo scienziato che trovano il modo di salvare Luke, “Take It Personal”, in continuo crescendo, non fa che marcare i percorsi tracciati di personaggi e trame con decisi punti di svolta.
Innanzitutto, nella prima parte, sono i poteri di Luke a farla da padrone, protagonisti come non mai non solo della vicenda ma soprattutto delle battute dei protagonisti, finalmente sviscerati e inquadrati in tutta la loro straordinarietà. “Power Man” allora non è solo, appunto, forte, potente e invulnerabile, è immortale. Si discute l’applicazione militare del fattore rigenerante, che (mancando i Wolverine e i Deadpool) non ha rivali conosciuti nell’attuale Marvel Cinematographic Universe, allontanandosi per un attimo dalla dimensione urbana più ristretta di riferimento. In questo senso, inoltre, ad essere svelati sono gli inquietanti retroscena legati agli esperimenti del fanatico scienziato, ora caduto in disgrazia, aventi soprattutto l'”insospettabile” collaborazione di Reva.
E qui veniamo al lato umano del nostro protagonista, approfondito per tutta la seconda metà d’episodio. Non sono, infatti, solo i poteri di Luke ad essere al centro della trama, ma anche lui stesso. La prima parte di stagione, per l’intento da parte degli  autori di presentarli a dovere, ha infatti spesso sofferto dell’eccessivo protagonismo dei personaggi “secondari” (che tecnicamente, a questo punto, non possono quasi ritenersi tali) e del ridotto minutaggio, almeno rispetto ai colleghi, di Carl Lucas. Queste ultime puntate, allora, sembrano così voler recuperare il tempo perduto, col riaffiorarsi dei sentimenti latenti per Reva, fantasma onnipresente fin dalla prima apparizione del personaggio, in Marvel’s Jessica Jones, e quindi del suo background di base. Il discorso fatto a Claire sembra metterci quindi una necessaria pietra sopra, oltre ad essere molto significativo quanto reale (chi di noi non si è mai innamorato dell'”idea” fattasi di un’altra persona, per poi rimanere quantomeno delusi, una volta conosciuta meglio?).
L’approfondimento di Luke, però, non finisce certo qui. L’altra materia di esposizione consiste infatti nel rapporto con Diamondback/Willy Striker, “ultimo” arrivato, fragoroso nella sua entrata in scena quanto misterioso sulle sue origini. Certo, il modo di rivelarci la vera natura del loro legame (già anticipata dal “I am your brother” che chiudeva l’episodio n°8) non è stato dei migliori, anzi. Non solo, infatti, pare abbastanza forzato, ma arriva quasi (paradossalmente) con una tempistica perlopiù affrettata, con un flashback inserito senza particolare preavviso. Detto questo, i ricordi seppelliti nei meandri dell’inconscio di Luke posseggono la loro efficacia narrativa, specie nell’inasprire uno scontro (quello, probabilmente finale, tra i due) che, altrimenti, avrebbe avuto la sola potenza di fuoco (i proiettili “Judas”) come aspetto differente a quello con Cottonmouth, il quale, piuttosto, aveva dalla sua l’omicidio di Pop ad aggiungere quel pepe richiesto da simili casi. Dopo che in “DWYCK” (come abbiamo detto, in netto collegamento) lo abbiamo visto imporsi sonoramente nella scena criminale, in “Take It Personal” vediamo chiarita, non solo a parole ma anche per immagini, la natura del suo rapporto con Luke, il perché del suo astio nei suoi confronti. C’è ancora tanto da capire (per esempio, come si è finito ad essere un boss della malavita), ma almeno sappiamo le ragioni dietro la rivalità dei due, con Luke Cage che si prende la responsabilità (come da citazione di inizio recensione) della sconfitta del fratellastro, come premessa narrativa dicevamo per gli episodi finali.
La bontà dell’episodio è tale, intanto, che anche con un simile livello di protagonismo di Cage, un po’ tutti i personaggi secondari (che non sono secondari) trovano il loro spazio, in modo tutt’altro che marginale. Perfino Claire, allora, diventa anch’essa protagonista come mai l’abbiamo vista, con un personaggio che trova quasi il suo senso, dopo 3 stagioni di “comparse”, per quanto sempre più significative. Dal ruolo di collante, di personalità ricorrente tra i vari supereroi, passa così a quello di vero “ispiratore” dell’eroismo vigilante di Cage, in una partecipazione da parte sua mai così attiva. Se Rosario Dawson sarà l’Infermiera di Notte, chissà, per tutti i Defenders (contratto permettendo), lo sapremo solo con le prossime serie, per quanto la strada suggerita sembri quella. Per ora, comunque, con Luke Cage sta trovando l’apice e un intero senso del suo percorso personale (solo l’inizio?).
Altrettanto co-protagoniste, poi, le due donne di Harlem. Misty Knight, che la sua centralità, sconfinata nell'”illuminazione” personale, l’ha avuta nell’episodio precedente; qui la persegue, con le indagini, scoprendo la vera identità non solo di Diamondback, ma addirittura dello stesso Luke. Dall’altra parte Mariah, che il suo apice lo raggiunge ora, sbrogliando il nodo forse più intricato della stagione, durato quindi ben dieci episodi; il senso al proprio percorso, Mariah lo trova nel dialogo con il rivale, lei è Harlem.  Da questo punto di vista, la faida Luke-Diamondback assume un significato diverso, ossia quello di due “stranieri”, due “invasori” in una terra non loro, nella casa di Mariah appunto. Mariah, la ragazza cresciuta in un mondo criminale, da cui ha cercato di fuggire mediante l’istruzione, per poi finire a diventarne il leader (proprio grazie a quell’istruzione) e a seguire il cammino tracciatole dalla zia-mentore-padrone che odiava.
Una Mariah che cerca potere nel nuovo mondo di supereroi e vigilanti dediti alla giustizia, e qui il legame con la situazione del MCU attuale post-Civil War è ancora più significativa. Il suo discorso alla folla anti-supereroi è forse qualcosa che, stra-letto da parte dei lettori dei fumetti, è stato ancora poco visto dai suoi spettatori, vista l’attenzione più concentrata nei riguardi degli eroi al cinema, piuttosto che nel popolo da loro salvato. La potenzialità, allora, del racconto seriale, di raccontare non solo i supereroi “urbani”, ma proprio il mondo dal basso, con Harlem (ed Hell’s Kitchen) come micro-cosmo rappresentativo, viene colta più che mai, e le quotazioni di Luke Cage non possono che salire di conseguenza.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action del primo eroe in vendita Marvel? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent Carter e Marvel’s Daredevil eccovi la “guida” a tutti i vari easter egg e trivia sulla puntata.
  1. Il titolo dell’episodio, come abbiamo capito, è l’ennesimo e immancabile riferimento ai Gang Starr.
  2. Nei fumetti Luke Cage e Willis Stryker non sono fratellastri, ma solo amici poi diventati acerrimi nemici. Nonostante ciò, Luke Cage ha comunque un fratello: James Lucas Jr., il quale otterrà poi dei poteri e diventerà il villain conosciuto come Coldfire. 
  3. Carl Lucas e James Lucas hanno molto in comune con la storia di Cage e Stryker nel telefilm. Nei fumetti, Carl si diede veramente al crimine e James lo odiava parecchio per questo, spingendolo addirittura ad accusarlo per la morte della loro madre, trasferendosi a Chicago per non vederlo mai più. Nel telefilm invece, Stryker odia Cage perché pensava fosse il preferito del padre. Quando però nella nuova serie anni ’90 di “Power Man” Luke Cage approda a Chicago perché fuggiasco, incolpato di qualcosa che non aveva fatto, Cage rintraccia James in pericolo di vita. Continuando però a nutrire un odio per Luke, si rivolgerà al Dr. Karl Malus per ottenere dei superpoteri, diventando così Coldfire. Prima comparsa di James Lucas: Cage #3 del 1992; prima comparsa come Coldfire: Cage #13 del 1994.
  4. Quando Mariah dice “that woman in Hell’s Kitchen who snapped a man’s neck because he was mind-controlling her” è un riferimento all’uccisione di Killgrave da parte di Jessica Jones.
  5. Notare come Mariah, in questo discorso, senza dirlo apertamente, sostiene gli Accordi di Sokovia. E’ una piccola citazione al suo precedente ruolo come Miriam Shape in Captain America: Civil War.
  6. L’enorme ferita al braccio di Misty Knight è una citazione al fatto che, nel fumetto, l’ex-detective perde completamente il braccio destro che poi finisce per sostituire con uno bionico. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • “Power Man” sviscerato: poteri e personalità 
  • I retroscena: Reva e Diamondback 
  • Misty scopre cose 
  • Mariah è Harlem 
  • Chiusura della pratica “ferita di Luke”, necessaria, ma forse troppo sbrigativa (il cliffhanger serviva?) 
  • Forzati i ricordi che tornano a galla all’improvviso, almeno per come arrivano 
“Take It Personal” sancisce la chiusura di vecchi discorsi, aprendo ad un finale ricco di scontri, fisici quanto ideologici, alleggerendolo quindi di pesi magari troppo ingombranti. Un episodio che funge da “cerniera” quindi, necessario, dovuto, ma non per questo noioso, anzi.   
DWYCK 1×09 ND milioni – ND rating
Take It Personal 1×10 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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