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Westworld 1×01 – The OriginalTEMPO DI LETTURA 9 min

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Per arrivare a questa storica “The Original” bisogna fare una doverosa prefazione che aiuterà anche a capire il perchè dell’aggettivo “storica”.
Nel 1973 il compianto genio di Michael Crichton scrisse e diresse il film di cui questa serie porta il nome: Westworld. L’idea innovativa di un parco giochi abitato da androidi e suddiviso in 3 differenti mondi (“West World”, che rievocava il vecchio west americano; “Medieval World”, ambientato nel medioevo in Europa; “Roman World”, ricostruzione di Pompei ai tempi dell’Impero Romano) riscosse molto successo anche, e non solo, per la freschezza e per l’utopica visione ritratta negli 88 minuti del lungometraggio. Ne seguì ovviamente un sequel, Futureworld (1976), e anche un tentativo di serie tv da parte di CBS, Beyond Westworld (1980), abortita dopo la messa in onda di soli 3 episodi sui 5 commissionati e, paradossalmente, ricevette ben due nomination agli Emmy come Outstanding Achievement in Makeup e Outstanding Art Direction For a Series.
Circa 10 anni dopo la fallimentare esperienza seriale, Warner Bros aveva già provato ad allineare gli astri per la realizzazione di un remake del film ma è solo il 31 Agosto 2013 che la HBO annuncia la realizzazione del pilot ad opera di Jonathan Nolan e sua moglie Lisa Joy, con produttori esecutivi lo stesso Nolan, la stessa Joy, Bryan Burk e J. J. Abrams a suggellare il certificato di eccellenza del prodotto. Dopo oltre 1 anno, per la precisione nel Novembre 2014, arrivò l’annuncio della conversione da mero pilot a serie con relativo debutto nel 2015, debutto poi posticipato prima al 2016 e poi al 2017 a causa di uno stop alle riprese per permettere la conclusione della scrittura degli script ai coniugi Nolan, salvo poi ritornare al 2016. Il tutto ovviamente accompagnato dagli annunci, dilatati nel tempo, del cast della serie: Anthony Hopkins ed Evan Rachel Wood in primis, seguiti poi dai vari Jeffrey Wright, James Marsden, Thandie Newton e Ed Harris. Alla luce di tutti questi eventi si può comprendere meglio perchè all’inizio abbiamo aggettivato “The Original” come “storica”.

This world? Some people choose to see the ugliness in this world. The disarray. 
I choose to see the beauty. To believe there is an order to our days… a purpose. I know things will work out the way they’re meant to.

Il discorso fatto con la series premiere di Crisis In Six Scenes si può ripetere anche per Westworld. La grande attesa, abbinata ad un cast molto interessante e ai nomi altisonanti di Nolan e Abrams (Person Of Interest è ciò che è stato per merito loro), si è finalmente placata con la visione dei 68 minuti del pilot e finalmente si può contestualizzare tutta quell’enorme mole di parole, fughe di notizie ed annunci che si sono susseguite negli anni.
Rassicuriamo subito tutti coloro che non avessero ancora visto “The Original”: è un piacere per gli occhi. Nolan, qui non solo nelle vesti di showrunner ma anche di regista, riesce a catturare perfettamente i volti ed i dettagli del suo mondo artificiale facendo trasparire tutto il sottotesto che attori e sceneggiatura non possono dire esplicitamente a parole. L’enorme budget impiegato per la realizzazione della serie è perfettamente visibile sin dall’inizio tramite riprese dall’alto, effetti speciali più o meno riscontrabili ed un’attenzione alla veridicità spasmodica perchè, in fin dei conti, è esattamente questo il punto focale di Westworld: rendere reale ciò che è artificiale.

Man: Bring her back online. Can you hear me?
Dolores: Yes. I’m sorry. I’m not feeling quite myself.
Man: “You can lose the accent. Do you know where you are?
Dolores: I’m in a dream.
Man: “That’s right, Dolores. You’re in a dream. Would you like to wake up from this dream?
Dolores: Yes. I’m terrified.
Man: “There’s nothing to be afraid of, Dolores, as long as you answer my questions correctly. Understand?
Dolores: Yes.
Man: “Good. First… have you ever questioned the nature of your reality?
Dolores: No.
Man: “Tell us what you think of your world.
Dolores: Some people choose to see the ugliness in this world. The disarray. I choose to see the beauty. To believe there is an order to our days, a purpose.
Man: “What do you think of the guests?
Dolores: You mean the newcomers? I like to remember what my father taught me. That at one point or another, we were all new to this world. The newcomers are just looking for the same thing we are… A place to be free to stake out our dreams, a place with unlimited possibilities.

È importante affrontare la recensione partendo da questo Q&A iniziale (che peraltro si ripeterà poi anche alla fine dell’episodio) perchè aiuta ad introdursi fin da subito nel mondo di Westworld. “The Original” è infatti appesantito dal “peccato originale” di ogni series premiere, ovvero quello di dover presentare un mondo e dei personaggi che nessuno conosce e, soprattutto, farli amare fin da subito al pubblico. A differenza dell’originale concept di Crichton, Nolan e sua moglie Joy hanno optato per una semplificazione, eliminando sia il “Medieval World” che il “Roman World”, il tutto per non gravare ulteriormente su un plot già difficile da esplorare. Se, come già detto, l’attenzione all’estetica è elevatissima e quindi l’aggiunta di due mondi avrebbe fatto lievitare ulteriormente il budget, l’evoluzione della trama orizzontale e il dipanarsi della stessa all’interno della stagione è ancora più alta.
In Person Of Interest la domanda principale riguardava il rapporto uomo-macchina e come esso potesse essere regolamentato nel caso in cui la macchina, meglio nota come Machine, si evolvesse superando i limiti imposti dal suo creatore raggiungendo, di fatto, il libero arbitrio; allo stesso modo Westworld ritorna su questo tema evolvendo la situazione e impostando un rapporto Uomo-I.A. (Intelligenza Artificiale) anche sul piano fisico oltre che su quello etico e concettuale. È quindi comprensibile, oltre che apprezzabile, la scelta di focalizzarsi su un solo mondo per poter approfondire le vere tematiche che stanno a cuore a Nolan e alla Joy piuttosto che rendere superficiale il prodotto.
Prima di andare oltre è però il caso di fare un passo indietro e provare a mettere nero su bianco il plot della serie, anche solo per una mera questione di terminologia (Host, Newcomer). In un futuro ipotetico, dove il livello tecnologico raggiunto dall’umanità è quasi all’apice (“We can cure any disease, keep even the weakest of us alive, and, you know, one fine day perhaps we shall even resurrect the dead.“), esiste una sorta di parco giochi chiamato Westworld, creato dal Dr. Robert Ford (interpretato da un Sir Anthony Hopkins sempre eccelso ma in evidente stato di anzianità), che offre ai propri visitatori, detti Newcomer, la possibilità di essere trasportati a fine ‘800 nel Far West e vivere personalmente quell’epoca attraverso il contatto con quelle I.A., chiamate Host, che lo rendono vivo. Gli Host sono stati creati sin dal principio da Ford stesso per poi passare il testimone a Bernard Lowe, l’attuale successore di Ford che è incaricato di controllarli e aggiornarli costantemente per preservarne lo stato psicologico e fisico, il tutto mentre Maeve Millay gestisce l’intero parco dal punto di vista amministrativo. Inutile dire che la descrizione richiama subito alla mente un altro grande prodotto frutto della mente di Michael Crichton: Jurassic Park. Ma questo è un altro discorso…

Man:Would you ever hurt a living thing?
Dolores:No. Of course not.

La presentazione di Westworld rievoca l’immutabilità degli eventi e la ripetitività degli stessi, evidenziando una ciclicità ed una routine doverosa per la gestione della struttura. Tutti gli Host sono infatti “istruiti” per recitare una parte e adattare la loro storia giornaliera alle interazioni con i Newcomer; la routine è l’elemento sovrano che, come una divinità, determina l’andamento degli eventi nonostante le possibili variabili.
Il pilot è strutturato per fornire una triplice prospettiva alla realtà di Westworld: quella del visitatore, quella degli Host, quella dell’organizzazione. In maniera omogenea, le tre visioni sono amalgamate nella narrazione e riescono a fornire una prima impressione chiara e limpida. Si riesce infatti ad empatizzare con Bernard e le problematiche relative all’update sugli Host; con Dolores e suo padre per le domande esistenziali che si pongono; infine anche con il cosiddetto The Man In Black (un inquietante quanto amabile Ed Harris) e la sua personale ricerca della verità dietro il mondo di Westworld.
Lo script di Nolan e Joy è ineccepibile dal punto di vista qualitativo ed empatico perchè non ha sbavature e riesce ad andare in profondità sia nella caratterizzazione dei personaggi sia nella presentazione della realtà di Westworld. I dettagli e l’accostamento delle medesime situazioni, riadattate giorno dopo giorno, sono infatti l’elemento al tempo stesso più altisonante e disturbante del pilot. Se è chiaro che tra l’inizio e la fine della puntata qualcosa sia cambiato (la reazione alla presenza della mosca ne è l’esempio), ancora non è chiaro il modo ed il tempo con il quale si voglia rappresentare questo “risveglio delle coscienze” degli Host.
Durante tutta la visione del pilot, l’enfasi e l’immersione in questo nuovo mondo la fanno da padroni ma, a mente fredda, emergono delle domande tecniche importanti in quanto non appare chiara nè la struttura fisica e geografica di Westworld, nè il modo in cui Maeve ed i suoi riescano ad entrare ed uscire dal parco senza rovinare l’esperienza ai propri turisti. E non è assolutamente da sottovalutare come elemento. Si alternano momenti di “pulizia scenica” orchestrata in maniera corretta, tramite l’inserimento di operatori che si immedesimano nella storia e nell’epoca, ad altri in cui la modernità irrompe senza problemi nella scena tramite ripulisti generali. In tutto ciò non è chiaro né il modo in cui gli operatori arrivino sulla scena, né quello in cui se ne vadano, né, soprattutto, la collocazione dell’head quarter che all’improvviso, al minuto 33:20, irrompe coatto nel contesto scenico e temporale di Westworld. A queste domande, a cui non è stata data una risposta sinora, verrà sicuramente richiesta una spiegazione nel breve o nel lungo periodo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La mosca
  • Pilot che svolge perfettamente il compito di introdurre il pubblico a Westworld
  • La routine, percepita in maniera chiara e distinta anche dallo spettatore
  • Interpretazione generale estremamente apprezzabile: Ed Harris, Louis Herthum ed Evan Rachel Wood su tutti
  • Realizzazione scenica oltre che regia e musiche
  • Il “risveglio delle coscienze” degli Host
  • Domande irrisolte circa i tecnicismi scenici che governano il mondo di Westworld, oltre che la collocazione geografica e scenica dell’head quarter

 

Alla fine della visione di “The Original” l’immersione in Westworld è completa. Non si desidera altro se non avere subito a disposizione un altro episodio per approfondire questo mondo, i suoi abitanti ed i suoi creatori. Jonathan Nolan è riuscito a prendere l’universo creato da Michael Crichton ed elevarlo ad un nuovo livello, il tutto impostando una narrazione che, secondo le sue stesse dichiarazioni, è programmata per dipanarsi in almeno 5 stagioni. Il tutto con il benestare di HBO.

 

The Original 1×01 1.96 milioni – 0.8 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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