Westworld 1×04 – Dissonance TheoryTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dolores:Everyone I cared about is gone… and it hurts so badly.
Bernard: “I can make that feeling go away, if you’d like.
Dolores: “Why would I want that? The pain, their loss… it’s all I have left of them. You think the grief will make you smaller inside, like your heart will collapse on itself, but it doesn’t. I feel spaces opening up inside of me, like a building with rooms I’ve never even explored.

“Dissonance Theory” è la puntata in cui Westworld sfodera l’arma emotiva per toccare lo spettatore come non aveva ancora fatto. I dialoghi tra Bernard, o gli altri impiegati del parco, e gli host si sono dimostrati subito una delle attrazioni principali dello show. Il confronto tra uomini e “macchine” è a tratti disturbante (come quando gli analisti chiedono freddamente loro di ridurre l’espressività emotiva), a tratti commovente, ma sempre affascinante. Quando sotto osservazione c’è Dolores si sà ormai che nulla è lasciato al caso e che ogni parola è un indizio di quanto il suo processo di conquista di un’auto-consapevolezza stia progredendo.
Dolores è l’host più antica del parco. È quella che più di tutti ha subito trasformazioni coatte, personificazioni indotte, storyline calate dall’alto da Mr. Ford and company. Westworld è il posto dove gli esseri umani possono dare sfogo alla loro natura più recondita, ai loro desideri primari. E quali sono questi desideri nascosti a cui il parco permette di dar sfogo? Omicidi a sangue freddo, stupri, violenze, che siano però il più realistici possibile. In Westworld puoi fare a dei finti esseri umani tutto quello che vuoi… e vederli soffrire, piangere e lamentarsi per ciò che stanno subendo, ancora e ancora. La scusa è che tanto non se ne ricorderanno nella “nuova vita”, una vita che altro non è che un codice informatico che plasma la loro coscienza di ciò che sono e di ciò che li circonda, a volontà degli scienziati che li creano. Cosa succede quando per un qualche motivo (scopriamo che c’è lo zampino di Arnold, co-founder del parco) le attrazioni iniziano a capire che c’è qualcosa di strano nel mondo che li circonda? Che hanno flashback di scene di un passato che non avevano coscienza di avere? Che ricordano il dolore, la sofferenza e la violenza subiti. Dal dolore, e dalla coscienza di esso, nascono reazioni inaspettate, nasce il cambiamento. È quasi poetica la filosofia che traspare da questo pensiero: la necessità che un cambiamento forte (come quello degli host di Westworld) debba passare dal dolore, da Dolores (nomen omen, un nome un presagio?).
Anche Maeve è protagonista di questo cambiamento che passa attraverso il ricordo del dolore, nel suo caso più fisico che emotivo. È il suo corpo che le ricorda qualcosa di terribile che le è successo, perché, come dice il titolo di una raccolta di racconti della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, “il corpo sà tutto”. I personaggi del libro in questione sono protagonisti di vicende in cui, in qualche maniera, il corpo fa da indizio, da consigliere, da custode, perché prima della loro stessa mente, o del loro cuore, coglie l’essenza delle cose e le trasmette al proprio “proprietario”. Tramite un simile passaggio Maeve arriva a capire che non è pazza, che il mondo che ha intorno non è quello che sembra. Diventa un po’ il Neo della situazione. La dissonanza cognitiva dei personaggi di Westworld fa pensare a volte di trovarsi in una realtà simile a Matrix. Niente di più diverso in realtà; qui non si parla di mondo virtuale, Westworld è reale, gli host sono reali così come i guest. È per questo, però, che talvolta si resta confusi alla visione di certi passaggi. Dato che tutto è vero, fisico, occorrono incursioni fisiche degli agenti e scienziati del parco per prelevare le attrazioni morte o che necessitano di una “chiacchierata” che avverrebbe durante il loro sonno (o almeno così fanno credere agli stessi host che rispondono sempre “I am in a dream” alla domanda iniziale su dove si trovino). Quindi come si spiegano le frequenti chiacchierate tra Dolores e Bernard (soprattutto dopo che lei si è unita al nuovo ospite “buono” del parco e quindi non può essere prelevata sotto i suoi occhi)?
Il discorso si collega in generale ad un altro tema. Quello della linearità temporale delle vicende di Westworld. Complice il fatto che le macro-storie costruite ad hoc per gli ospiti del parco si ripetono continuamente per permettere loro di dargli ogni volta un finale diverso (o uguale, a seconda dei gusti), spesso è difficile capire la sequenza temporale di alcuni eventi. Non solo non si può essere sicuri di quando effettivamente avvengano i colloqui tra Dolores e Bernard rispetto agli eventi all’interno di Westworld, ma nemmeno se le vicende che coinvolgono i vari personaggi all’interno della puntata siano o meno contemporanee.
On top of that, resta il mistero dell’Uomo in Nero la cui storyline era destinata a incrociarsi con quella di Teddy per via della ricerca del misterioso Wyatt. Cosa c’entra il labirinto con Arnold e con il temuto Wyatt? Wyatt è effettivamente un’altra attrazione del parco? Oppure qualcosa di più misterioso si cela dietro? Ammesso che la storia su Arnold sia vera e che, per qualche motivo, L’Uomo in Nero la conosca, da cosa dipende questa forte insistenza a comprendere l’ultima parte della storia, nascosta dietro al labirinto? Le domande proliferano e non resta che continuare a guardare il nuovo capolavoro HBO per sperare di avere qualche risposta.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La piega filosofica dell’evoluzione degli host
  • I dialoghi tra Dolores e Bernard
  • Evan Rachel Wood colpisce al cuore
  • Tante domande a cui non vediamo l’ora di dare una risposta
  • A volte troppa confusione sulla sequenza temporale degli eventi

 

Se fossimo gente fortunata e il mondo fosse un posto giusto Westworld potrebbe essere la nuova gallina dalle uova d’oro della HBO senza, però, il pesante ingombro del successo planetario e della risonanza mediatica di Game Of Thrones; ciò garantirebbe agli spettatori già appassionati di continuarne la visione rassicurati dall’essere una nicchia sufficientemente grande da non vedersi la serie cancellata sotto gli occhi e, contemporaneamente, sufficientemente piccola da non vedere la serie trasformata in un prodotto da merchandising che ne svilirebbe la potenza narrativa ed emotiva.

 

The Stray 1×03 2.1 milioni – 0.9 rating
Dissonance Theory 1×04 1.7 milioni – 0.7 rating

 

 
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