Arrow 5×04 – PenanceTEMPO DI LETTURA 6 min

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Una delle grandi problematiche del Freccia Verde del Flarrow-verse è la sua eccessiva somiglianza a Batman. È vero che l’Arciere di Smeraldo, quando fu concepito nel lontano 1941 da Mort Weisinger e George Papp, venne creato con l’obiettivo di somigliare fortemente a Batman, quasi come se il Cavaliere Oscuro fosse il prodotto di marca e Freccia Verde quello da discount. Il punto è che, col passare tempo e degli scrittori, Green Arrow ha subito una graduale evoluzione che ha permesso ad Oliver Queen e relativo alter-ego di essere qualcosa di più di una semplice alternativa a Batman per hipster; nonostante ciò gli showrunners di Arrow si sono comunque ostinati a rendere questa versione televisiva dell’arciere DC un ibrido tra Batman e Freccia Verde. Se all’inizio la cosa poteva dare fastidio, adesso ci si trova a ringraziare gli autori per la loro testardaggine.
Ad un certo punto della sua carriera fumettistica l’Uomo Pipistrello fonderà gli Outsiders (una squadra di supereroi composta da personaggi non mainstream dell’Universo DC) per aiutarlo a salvare Lucius Fox, rapito e portato nello stato di Markovia. Batman fondò quella squadra perché la Justice League non se la sentiva di invadere uno stato, poiché le motivazioni che spingevano il Pipistrello ad agire così drasticamente vennero considerate egoistiche. È davvero egoista fare di tutto salvare quello che per Bruce Wayne è un caro amico e per Batman un prezioso alleato senza cui, oggi, non ci sarebbero molti dei suoi gadget più riconoscibili? Per Batman, un personaggio fortemente testardo e determinato che valorizza estremamente la vita, la risposta fu molto semplice. Sotto questo punto di vista, nel Freccia Verde del Flarrow-verso, ci ritroviamo molti punti in comune con Batman.
Green Arrow non è mai stato un tipo da “franchise”, nel senso che non si è mai sposato bene con la nascita di doppioni o varianti della sua identità, come appunto Batman (e i suoi vari Robin, Nightwing ecc.) o Flash (coi suoi Jesse Quick, Kid Flash ecc.). Certo, ci sono stati – vedi Arsenal, Speedy e ora Artemis – ma è sempre sembrato come qualcosa di forzato, quasi per ricalcare la moda dei sidekick. E anche se nel fumetto esiste un Team Arrow come nel telefilm, non si è mai sentito quell’affiatamento tipico di una Bat-Family o una Flash Family; il Team Arrow non è mai stato un concetto ma solo una esigenza grammaticale di chiamare più personaggi con un nome solo. Se Green Arrow è il simbolo di ciò che è giusto per Star City, il Team Arrow del serial DC/CW acquista una simbologia inedita anche nel fumetto in questa quinta stagione, ovvero di cosa è giusto per l’eroe stesso e di cosa/per cosa battersi, ponendo la scelta del rimpiazzo dei membri originali proprio come un gesto egoistico analogo alla scelta di Batman di dare vita agli Outsiders che, nel serial, hanno un sacco di punti in comune con il New Team Arrow. Proprio per questo “Penance” concentra gran parte della narrazione sulle nuove reclute e sulla loro prima, rovinosa, missione: passo importante per ogni supereroe.
Come detto nella scorsa recensione, i membri del New Team Arrow mostrano qualcosa che per i membri originali è avvenuta off-screen, ovvero il loro addestramento. Ma, come ogni tizio in costume, non esiste scalata verso l’affermazione senza il diretto scontro con un criminale, ed ecco perché Tobias Church. Molti dei difetti elencati in “Legacy” o in precedenza cominciano ad acquistare un senso. Tyreese Chruch continua ad essere un antagonista raffazzonato ma è fatto apposta per scontrarsi con gli “Outsiders” in quanto avversario all’altezza della loro bassezza e inesperienza come giustizieri in costume. Per Freccia Verde da solo non è una minaccia (nonostante il discutibile scontro tra i due) ma per il Freccia Verde impegnato tra fare il sindaco e anche da babysitter, allora sì che comincia ad essere impegnativo.
Questo crea ovviamente un effetto forbice. Il pregio è che si ha comunque modo di vedere la crescita di nuovi personaggi che potrebbero essere le nuove leve del Flarrow-verso, o comunque interessanti comprimari capaci in futuro di dire veramente qualcosa di nuovo; il difetto è che dando tanta attenzione alle nuove reclute si rischia di trattare con eccessiva sufficienza e superficialità le vecchie leve. La trama dell’arresto di John Diggle è stato un divertissement davvero carino però risolto in men che non si dica, oltre che in maniera fortemente sbrigativa, quasi come se col procedere della narrazione gli autori avessero perso la voglia di raccontarla.
Impegnativa comincia ad essere anche la pazienza che lo spettatore deve portare verso Felicity, personaggio ormai bisognoso di una restaurazione caratteriale completa. I difetti della Smoak come persona sono tantissimi ma uno di quelli che risulta più fastidioso di tutti è la capacità della biondina di avere sempre ragione e di come gli autori s’impegnino affinché avvenga. Facciamo un esempio con la quarta stagione: nell’annata precedente Felicity convince Oliver che è pronta a prendersi ogni rischio della sua doppia vita come membro del Team Arrow; il risultato è l’empatia? Ovviamente no. Quasi lo fa sentire una merda mentre l’arciere cerca di tenerla al sicuro da eventuali ripercussioni. Una volta messa sulla sedia a rotelle perché questa ripercussione è andata a buon fine (per Damien Darhk, ovvio), Felicity fa sentire nuovamente di merda Oliver perché questa, dove si è costantemente dei bersagli, non si può chiamare vita. La cosa “bella” è che la Smoak  in entrambe le occasioni ha intavolato un discorso con dei toni e dei termini che facevano passare Oliver Queen per un totale deficiente, incapace e pure incurante delle conseguenze quando, in verità, Felicity ha semplicemente ottenuto quello che voleva e non è stata capace di affrontare le conseguenze.
Nuovamente ci troviamo davanti ad una situazione del genere solo che in questo episodio l’attenzione è spostata sulla relazione Ragman/Felicity e gli esiti sono praticamente gli stessi; è vero che Felicity non aveva scelta ma qui sembra quasi che sia colpa di Ragman che ha solo abitato per tutta la vita a Heaven Rock.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELDMarvel’s Agent CarterGotham e Constantine, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.
  1. Questa è la prima puntata in cui vengono esplicitamente pronunciati i nomi da battaglia di Curtis e Evelyn: Mr. Terrific e Artemis.
  2. Sulla valigetta che gli eroi devono recuperare compare la scritta “Kord Industries”. È la compagnia di Ted Kord, meglio conosciuto come Blue Beetle.
  3. Il numero della cella di John Diggle è 1138. È un riferimento al film THX 1138, in Italia conosciuto come “L’uomo che fuggì dal futuro”. È un film diretto da George Lucas, primo lungometraggio della sua carriera, ispirato al suo precedente cortometraggio Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB del 1967.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rovinosa missione del New Team Arrow
  • Oliver salva Diggle
  • New Team Arrow VS Tobias Church
  • Miglioramento “diesel” dello show
  • Felicity Smoak: semplicemente, hai rotto
  • Sidequest di John Diggle

Arrivato al quarto episodio, Arrow rivela allo spettatore un’altra delle tematiche portanti dello show: l’eredità ed è per questo che una gran fetta di protagonismo è stata data a quella che consideriamo la versione del Flarrow-verso degli Outsiders.

A Matter Of Trust 5×03 1.79 milioni – 0.6 rating
Penance 5×04 1.87 milioni – 0.7 rating
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