Arrow 5×05 – Human TargetTEMPO DI LETTURA 6 min

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Donald Trump o Hillary Clinton? Il Flarrow-verse, nel dubbio, pare aver scelto il suo candidato. Per questa campagna elettorale, atta a promuovere la nuova veste dell’Arciere di Star City, come detto in passato, d’altronde abbiamo anche lo slogan degli autori: “Sì, ci possiamo provare” (riferendoci al rinnovo qualitativo dello show, ovviamente).
Scherzi a parte, però. “Human Target” diventa un episodio importante, all’interno di questo principio di stagione, perché mette davvero in primo piano la carica istituzionale del Sindaco Oliver Queen, dando allo stesso tempo concreta continuità all’escalation narrativa che ha chiuso la scorsa stagione. Dopo tanta propaganda, tante chiacchiere molto teoriche e poco pratiche, finalmente vediamo il “nostro” protagonista contrattare con avversari politici, concedersi ad interviste alla stampa, prendere iniziative e soprattutto applicarne qualcuna con successo. Certo, nessuno spettatore da uno show supereroistico, specie se con lo stile di Arrow, si aspetta e in fondo neanche vuole una deriva sul versante diplomatico e verboso della trama generale, un po’ alla nuova trilogia di Star Wars (e sappiamo come tanti fan la pensano in merito), però una tale centralità della questione non è neanche da sottovalutare. Il rischio, che nei primi episodi si è fatto subito imperante, era proprio che la potenzialità di far ricoprire al proprio eroe (specie così funzionalmente “urban”) una simile carica non fosse poi troppo sfruttata dagli autori, limitandolo ad un ruolo perlopiù di facciata, timorosi di allontanarsi troppo dal background di base.
C’è comunque un grosso però, in questo nostro pur positivo apprezzamento, ovvero che ironia della sorte Oliver Queen “fa il sindaco” proprio quando in realtà lo si scopre impersonato da un’altra persona, Christopher Chance detto “Human Target”. A far storcere il naso non solo è la discutibile decisione di affidare ad un mero sostituto una scena piuttosto cruciale (quella di Oliver/Chance che umilia il rivale politico), per il cammino di consapevolezza del protagonista, ma soprattutto è il modo in cui questa viene risolta. Col senno di poi, quell’impostato “I’m the mayor of Star City, Thea” poteva sicuramente suonare come campanello d’allarme, ma vedere nel 2016 un uomo spacciarsi per un altro tramite una “semplice” maschera, non spinge molto sul piano della credibilità. A peggiorare le cose, la gestione dello stesso personaggio di Chance, introdotto totalmente a ciel sereno (e ci può stare), possessore di nozioni sulla vita e gli affetti di Oliver che sfiorano il livello “stalker” (e ci può ancora stare, visto il collegamento col passato in Russia, svelato nel finale), tanto che addirittura arriva a dargli consigli sul suo rapporto con Felicity (e a quel: “Uh, earlier today, I met with a detective who just joined the ACU, uh, Billy Malone“, ci sono davvero cadute le braccia).
Pensare che, in fondo, la scena della finta morte di Oliver ha pure il suo sorprendente e pregevole impatto, quasi che per un attimo sei quasi portato a credere davvero al decesso del protagonista, anche se sai benissimo non può essere così, grazie anche al montaggio successivo con l’annuncio in tv di Lance. L’escamotage in sé, in stile, guarda caso, Il Cavaliere Oscuro di Nolan, dove toccava a Jim Gordon fingersi deceduto (o, in materia di “sosia” preventivi, sempre in Star Wars, sempre nella nuova trilogia, con le sostitute di Padme), non è insomma da bocciare del tutto: è il “trash” dietro le azioni di Chance a rovinare totalmente l’atmosfera.
Un’ atmosfera che, nella sua componente “urban”, come dicevamo, sta invece ritrovando tutta la propria forza scenica delle origini dello show, in via di decadimento da qualche stagione a questa parte (praticamente dall’incontro col “mistico” Ra’s Al Ghul in poi). La parte dell’Oliver/Vigilante continua a intrattenere piacevolmente, pur anche qui con le sue ovvie forzature (un po’ tutta la storyline Diggle-Rene), ma senza smettere di concedersi ad una sana e necessaria brutalità. E qui il flashback in Russia calza a pennello, data la violenza, dura e cruda, che fin qui lo sta caratterizzando. Perfino l’ultima comparsa del “prezzemolo” soldato Simpson “Human Target” riesce ad acquistare un senso, in diretto collegamento con la trama del presente, e soprattutto con l’approfondimento del “nostro” Sindaco. Nel flashback, infatti, Oliver entra ufficialmente nella Bratva, affermando di non aver famiglia al di fuori del gruppo criminale; ha la possibilità di tornare nella sua città natale, che un giorno si ritroverà a governare, ma non lo fa (e infatti la cosa, presto, gli si torcerà contro, visto la foto incriminata). La sensazione è, ancora, che per la prima volta, dopo tanto tempo, c’è pianificazione da parte degli sceneggiatori, ossia che tutto sembri avere un significato o un richiamo ben preciso, per quanto superficiale lo si voglia ritenere. Intanto, anche il misterioso villain incappucciato, nuovo arciere misterioso dai tempi della prima stagione (manco a farlo apposta), riesce a fare la sua discreta figura ed infondere la giusta curiosità sulla sua identità.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action della città più malfamata dei fumetti? Ma certo che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, come abbiamo fatto per Marvel’s Agents Of SHIELDMarvel’s Agent CarterGotham e Constantine, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata.
  1. Fa il suo debutto Christopher Chance, il secondo personaggio a vestire i panni di Human Target. Comparso per la prima volta su Action Comics # 419 del 1979 (il primo fu Fred Venable). Come detto nel telefilm, Human Target non ha particolari poteri, ma solo l’abilità di assumere l’identità d’interesse per il caso e diventare quella persona, in modo da risolvere meglio il caso e disgregare più facilmente organizzazioni criminali (suoi principali bersagli).
  2. Human Target non ha mai avuto una serie regolare sua, fatta eccezione per quella pubblicata dalla Vertigo Comics (sotto etichetta della DC) che riprendeva il personaggio di Chance e lo catapultava in un contesto narrativo slegato dai canonici fumetti supereroistici. Su quelle interpretazione si basava la serie tv di Human Target andata in onda nel 2010 per sole due stagioni da circa dieci episodi l’una. Perché per sole due stagioni? Perché era della FOX.
  3. Will Traval, meglio conosciuto per Marvel’s Jessica Jones in cui interpretava Nuke/Will Simpson, è il terzo attore che interpreta Christopher Change. Il primo su Rick Springfield per la serie tv del 1992 di Human Target della ABC e il secondo Mark Valley per la versione del 2010 sopracitata.
  4. La bodyguard in armatura che protegge Tobias Church viene chiamato nei credits come Schimitar. Attualmente non esiste nessun personaggio DC che si chiama in questo modo. Nell’Universo Marvel c’è un villain chiamato così che ha combattuto, tempo addietro, Iron Fist e il team britannico Excalibur, ma ovviamente non centra nulla con la puntata in questione.
  5. La scena in cui “Oliver Queen” viene “ucciso” ricorda, anche per la postura e modalità, l’assassinio di Capitan America sulle pagine di Captain America #25 del 2004.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • It’s my sad duty to inform you that at 1:23 am, Mayor Oliver Queen was pronounced dead at Starling General” 
  • Diggle-Rene, comunque carini alla fine
  • Il politico che inizia a funzionare  
  • L'”urban” che funziona già parecchio 
  • Il misterioso nuovo villain che spacca parecchio  
  • Thea che non sa nulla della finta morte di Oliver e manco fa una piega nel rivederlo vivo e vegeto 
  • La maschera di gomma 
  • “Human Target”: forzato in tutto… 
  • … no, davvero, pure l’intervista ha fatto 

Oliver Queen, ricco figlio di un potente imprenditore, comincia a mietere successi in campo politico: Make Star City Great Again.

Penance 5×04 1.87 milioni – 0.7 rating
Human Target 5×05 1.61 milioni – 0.6 rating

 

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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