Masters Of Sex 4×09 – Night And DayTEMPO DI LETTURA 6 min

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Per una serie come Masters of Sex, che fa dei dialoghi e delle intense interpretazioni dei suoi fantastici attori la sua base narrativa, può sembrare riduttivo partire direttamente dal finale, su cui tante altre serie piuttosto puntano maggiormente (con l’intento, ovvio, di tenere interessato lo spettatore fino alla settimana successiva). Ma per questo episodio, il nono della quarta stagione e ad un passo dalla sua conclusione, cominciare da qui sembra la scelta più indicata, visto che è proprio con la sua scena finale che acquista un senso davvero chiaro e preciso, altrimenti più complicato da delineare.
“Night And Day”, infatti, dopo i tanti “botti” disseminati nel largo di questa pregevole stagione, per praticamente la totalità della sua durata sembra quasi voler mettere in pausa il moto perpetuo e costante che la macro-trama ha registrato fin qui. La visione, e quindi il filo della narrazione, si presenta così spesso spezzata, ora dalle coppie con cui i protagonisti Bill e Virginia hanno a che fare, ora da quelle co-protagoniste (Nancy e Art, Libby e Keller). Una narrazione talmente frammentata che le scene che vedono gli stessi Bill e Virginia condividere lo stesso spazio sullo schermo, come ci si poteva aspettare dopo il riavvicinamento degli ultimi episodi, si riducono a potersi contare sulle dita di una mano sola. E forse, partendo proprio da quest’ultima annotazione, sta proprio qui l’arguta e fine mossa perpetrata degli sceneggiatori, consumatasi nella (cruciale) già citata scena che chiude l’episodio: dopo timori e incomprensioni, Bill e Virginia si dichiarano le proprie paure, ma, soprattutto, sembrano dichiararsi il proprio amore eterno, sotto la forma di un’improvvisata promessa coniugale; la quale arriva quasi naturalmente, all’improvviso e che sembra totalmente stonare con il cinismo e la criticità che circonda le altre coppie della puntata, acquistando allora, come dicevamo, senso ed efficacia proprio per contrasto.
Da una parte c’è infatti Virginia, che deve vedersela con l’ardua missione di salvare il matrimonio dei propri genitori, dall’altra c’è Bill, impegnato a raccogliere i cocci della sobrietà di Louise. Mediante tali storyline “secondarie” si attua, ancora una volta, il “gioco” a cui gli autori dello show ci hanno ormai più che abituato, ossia il rispecchiarsi dei due protagonisti nelle storie dei loro pazienti. Così Virginia è costretta a fare i conti con ciò che teme da sempre. Dopo aver tentato per tutta la vita di diventare il tipo di donna più distante da quello di sua madre, dopo esser stata ad un passo dal diventare esattamente come lei (la storia con Dan Egan), ecco la mazzata finale: il rapporto con Bill, almeno fino a quel momento, fatto di tradimenti e segreti, si scopre essere simile a quello mandato avanti dai propri genitori, a sua insaputa. Bill, d’altro canto, rivede per sua stessa ammissione la ricaduta di Louise nei vecchi piaceri, comparabile al suo riavvicinamento con Virginia. Attraverso la tragica storia della donna, assiste a come un matrimonio può tenere ancorate due persone, che magari desiderano tutt’altro nel profonde, ma tenute insieme dalla paura e, soprattutto, dal senso di colpa.  
Perfino la coppia che, fino ad ora, sembrava quindi dovesse scalzare i due protagonisti dal trono, sia sul piano professionale (l’apertura dello studio concorrente a New York e la ricerca sull’omossessualità), sia su quello amoroso e “coniugale” (il patto “sincero”, almeno presunto, sull’avere un rapporto aperto), ovvero Nancy ed Art arriva a toccare probabilmente la sua maggiore crisi, proprio dopo esser stati un passo dall’apice. La loro storia li vede passare completamente da simbolo di superiorità morale, nei confronti ora della società bigotta (lo scambismo) ora dei due capi emotivamente confusi tra loro, a rappresentare coloro che più di tutti incarnano uno stereotipo. Lei, manipolatrice, bugiarda e arrivista; lui, succube, codardo e servile. Se Nancy non avrà sicuramente attirato molte simpatie con il colpo basso dell’aborto che non fa altro, che confermare l’egoismo del personaggio, la complicità di lui nel tramare alle spalle di Bill e Virginia aiuta a mettere invece in mostra un lato, negativo, di Art fin qui solo suggerito.
E a questo punto a salvarsi in questo massacro di segreti e bugie, rimane la “solita” Libby. A tal proposito, risulta quantomeno opportuna, se non brillante, l’idea di ambientare l’apice del percorso del personaggio in quello che è considerato l’apice della cultura hippie nel ’69, ossia il festival di Woodstock, almeno in senso “spirituale”. Tutta la calma e la consapevolezza con cui affronta le situazioni che gli arrivano addosso, sfociano nel  dialogo in macchina con la giovane hippie “sperduta”, in cui insieme ad essa sembra buttar via tutti i dolori e i tradimenti che ha dovuto subire durante il suo lungo e sofferto matrimonio. Gli stessi provati dalle coppie sopracitate, gli stessi che lei sembra essersi finalmente, e una volta per tutte, buttata alle spalle. La sua stilosa e tronfia “uscita di scena”, in cui la vediamo unirsi alla schiera di hippie e abbandonare un incredulo Keller, sancisce il suo essere attualmente (oltre che una grande attrice) il personaggio che ha indubbiamente avuto la maggiore crescita all’interno dello show.
Così, per concludere, ritorniamo a Bill e Virginia, a coloro che nonostante apparenti evoluzioni e cambiamenti interiori, sono ancora lì, insieme, soli in una stanza vuota; “addicted” lui, che ha cercato in tutti i modi di dimenticarsi di lei, spezzata e impaurita lei, che in tutti i modi ha cercato di riprenderselo. Il loro percorso, vista l’altra citazione storica di puntata, è equiparabile sì a quella di novelli astronauti, ma a ritroso: allo sbarco sulla Luna, in campo scientifico, ci sono arrivati da un pezzo (“il passo per l’umanità”), ma interiormente sono ancora fermi alla partenza, bloccati per anni da infinite variabili (“il piccolo passo per l’uomo”). Il loro riavvicinamento, successivo alla loro più traumatica rottura, è durato il tempo di una stagione intera e se si fa a caso a come è avvenuto, per gradi ma in maniera più che naturale, la scena della “proposta” di Bill (e il “sì” di lei) non sembrerà affatto forzata o campata in aria. Sarà stato un rapporto controverso, malsano e doloroso, ma alla fine non si rivela che essere amore vero, proprio perché, vista la loro posizione e il proprio lavoro (oltre che le personali esperienze passate), più di tutti sono consci dei rischi di quello a cui stanno decidendo di andare incontro, e pure sembrano assolutamente intenzionati a viverlo comunque.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La “proposta” finale
  • L'”hippie” Libby, fantastica in tutto 
  • La scena in cui Art scopre la verità sull’aborto di Nancy, decisamente forte: la caduta dei Lessen 
  • L’eccessiva frammentarietà dell’episodio
  • Troppo spazio ai secondari, troppo poco ai primari
  • Prima dei botti finali, linearità fin troppo atipica per gli standard dello show 
I tempi passano, nuovi presidenti vengono eletti, nuove guerre combattute, l’uomo va sulla Luna, ma Bill e Virginia sono ancora lì, insieme, nonostante tutto, e forse forse addirittura convolano a nozze. Perciò lettori/spettatori single o meno, non disperate, se ce la fanno loro, c’è speranza per tutti.

Topeka 4×08 0.48 milioni – 0.1 rating
Night And Day 4×09 0.46 milioni – 0.1 rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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