The Young Pope 1×07 – 1×08 – Episodio 7 – Episodio 8TEMPO DI LETTURA 6 min

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Siamo giunti alla vigilia del season finale della prima impresa televisiva firmata Paolo Sorrentino e, con questa penultima doppietta di episodi – due tra i migliori della stagione – il terreno è ufficialmente spianato in vista del finale. Un finale al quale certamente toccherà l’onere di dissipare, o al contrario confermare, i molteplici dubbi legati allo stile di Sorrentino, da alcuni criticato per l’eccessivo spazio dedicato alla componente introspettiva piuttosto che all’azione, oltre che per la lentezza narrativa che, senza dubbio, si configura come carattere intrinseco all’intera stagione. Questioni di gusti naturalmente. Basti pensare a tutti i detrattori che, ai tempi che furono, marchiarono Breaking Bad di eccessiva fiacchezza diegetica, stroncandolo, salvo poi ritornare sui propri passi nel momento in cui la serie entrò con forza nell’olimpo della serialità televisiva. Non è certo nostra intenzione proporre un confronto tra le due serie, inconciliabili per mille motivi diversi. Il nostro obiettivo è invece quello di porre l’accento su un altro aspetto, oltremodo diffuso nel Bel Paese, che in breve riguarda la fastidiosa abitudine dello spettatore medio di montare sul carro dei vincitori, seguendo pedissequamente il giudizio dogmatico della cosiddetta critica generalista. Se poi a dover essere criticato è Sorrentino, perennemente in mezzo a due fuochi dopo l’Oscar vinto per “La Grande Bellezza” (perché tanto, in Italia, se non vinci scatta l’indignazione, mentre se vinci sei un regista sopravvalutato), allora è facile intuire verso quali tipologie di critiche la serie andrà incontro una volta terminata la prima cavalcata stagionale.

Noi di Recenserie, naturalmente, ci piazziamo nel mezzo, giudicando molto positivamente questa prima stagione, ma con le giuste riserve legate, non tanto alle scelte registiche e stilistiche di Sorrentino, quanto invece alla concretezza effettiva della trama, in più di un’occasione al limite del grottesco e quindi, ragionevolmente, non adatta a quella fetta di pubblico poco abituata alla tendenza, sempre più diffusa, di ricercare la novità, azzardando e sperimentando, nel tentativo di offrire qualcosa di unico all’interno dello sconfinato panorama televisivo internazionale.
A priest never grows up, because he can never become a father. He’ll always be a son.

L’elemento portante dell’intera serie appare, senza alcun dubbio, la contraddittoria personalità incarnata da Lenny Belardo, Papa giovane e ambiguo, lontano anni luce dalla rappresentazione ecclesiastica, per così dire “latte e miele”, a cui stampa e televisione, nel corso degli anni, ci hanno abituati. E’ da questa ambiguità di fondo che l’intera serie trae tutta la sua forza narrativa, restituendo allo spettatore una divisione interna alla Chiesa del tutto plausibile, in riferimento ai suoi princìpi cardine, ovviamente rielaborata in chiave televisiva. Ci riferiamo naturalmente al dibattito, riemerso prepotentemente dopo la messa in onda della serie, tra coloro che ritengono sia necessaria una riforma della Chiesa, considerata arcaica sia nella struttura che nella dottrina, e tutti i cosiddetti conservatori, che vedono proprio in questa rigorosa inflessibilità il suo punto di forza. Ed è proprio all’interno di questo secondo schieramento che si inserisce la figura di Lenny Belardo, un giovane – almeno per quanto riguarda i canoni della Chiesa – stufo delle derive morali prodotte dalla contemporaneità e disposto a riportare in auge gli aspetti più estremistici del cattolicesimo pur di conferire nuovamente appeal all’istituzione ecclesiastica e quindi, conseguentemente, maggior potere decisionale a livello politico e societario.

Questo conflitto tra il Papa giovane, simbolo di una Chiesa inamovibile, antica e mossa da mire espansionistiche che non riguardano unicamente la sfera ideologica, e il resto dell’ordine clericale, avvolto invece da un’aura di benevolenza e assoluzione, non è altro che una proiezione della lotta interiore di Lenny, diviso tra un passato tormentato e un presente che tenta continuamente di sfuggire al suo controllo. In tal senso questi due episodi riescono a regalarci una perfetta rappresentazione dello scontro interno al protagonista, il quale, una volta smarriti i suoi punti di riferimento – in seguito alla morte di Andrew, alla fuga di Esther e al sogno perduto di ritrovare i propri genitori – non può fare altro che arrendersi, almeno occasionalmente, alle regole e alle consuetudini che tengono in piedi l’intera struttura clericale, scendendo talvolta a compromessi ma senza mai venir meno alle sue ferree convinzioni.

Secondo lei ho messo su tutto sto casino e non ci rimedio neanche una foto col Papa? Non se ne parla proprio.

L’ingrato compito di incarnare tutte le contraddizioni e le deviazioni morali dell’odierno ordine religioso, menzionate più volte da Pio XIII, ricade questa volta sulla figura di Suor Antonia, personalità amata dai fedeli al pari di un vero e proprio feticcio, ma guardata con estremo sospetto dai “colleghi” del Vaticano e incarnazione di quell’opportunismo ideologico ammantato da opere di beneficenza e altruismo di facciata votato solo al nutrimento dell’ego. Appare evidente il parallelo con il recente dibattito in merito alla santificazione di Madre Teresa di Calcutta, arrivata a questo traguardo grazie all’attenzione mediatica sviluppata negli anni, ma in realtà strumento pubblicitario in mano alla Chiesa, utilizzato per propagandare indirettamente i “grandi classici” della teologia cattolica, cioè tutte quelle idee contrarie ad aborto, divorzio, contraccezione e via dicendo.
Nonostante lo sdegno provato nei confronti della missionaria, Lenny riuscirà comunque a carpirne la reale utilità e riuscirà così a sfruttare questo viaggio in Africa, strategia di marketing in piena regola, per veicolare il tanto decantato ideale di purezza della Chiesa. Un ideale che ha bisogno però di un aiuto dall’alto per contribuire al cambiamento auspicato da Pio XIII. In questo senso, al termine dell’iconica sequenza finale nel parcheggio dei camion, Sorrentino ci lascia con un interrogativo sul Santo Padre, in più di un’occasione al centro di eventi che hanno del miracoloso e che quindi suggerirebbero una sua reale connessione con l’Altissimo. Al momento non ci è dato di sapere e, conoscendo Sorrentino, probabilmente non lo scopriremo affatto.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottimo lavoro di Sorrentino compiuto sui personaggi
  • Pio XIII, personaggio sempre più enigmatico
  • Un grandissimo Silvio Orlando
  • Sequenze grottesche che si stampano nella testa tra cui l’arrivo delle Femen, il Milfone che si chiude con Andrew in bagno, la preghiera nel parcheggio dei camion
  • La figura di Suor Antonia e le contraddizioni interne alla Chiesa
  • La morte di Andrew poteva essere trattata meglio
  • L’eccessiva ambiguità di Sorrentino potrà annoiare o infastidire lo spettatore seriale saltuario
La sfida lanciata da Sorrentino appare dunque vinta, a prescindere da simpatie o antipatie del pubblico nei confronti del regista partenopeo. Il magnetismo di questo show è innegabile, così come è innegabile l’efficacia del mezzo televisivo per quanto riguarda la valorizzazione dello stile sorrentiniano, che ben si presta alla forma breve del racconto episodico. Che se ne dica, The Young Pope non fa altro che confermare l’ottima capacità del regista di interpretare in maniera lucida, seppur grottesca, il contemporaneo, offrendo inoltre allo spettatore un prodotto di indubbia qualità, in grado di emozionare e sorprendere, complici un universo narrativo decisamente refrattario al concetto di usuale, paradossalmente in forte contrapposizione alla coerente evoluzione delle complesse personalità che lo abitano.

Episodio 6 1×06 0.45 milioni – ND rating
Episodio 7 1×07 0.53 milioni – ND rating
Episodio 8 1×08 0.45 milioni – ND rating

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