Designated Survivor 1×08 – The ResultsTEMPO DI LETTURA 3 min

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I am Leo’s biological father. I can’t imagine it’s much of a story anymore, but I wanted you to know the truth.

Mentre scriviamo queste righe apprendiamo una notizia che non ci rincuora minimamente vista la piega presa da Designated Survivor: la ABC ha cambiato showrunner. Nonostante noi continuiamo ad infierire/applaudire David Guggenheim a seconda dei casi, il vero (ex) showrunner è in realtà Jon Harmon Feldman che ha infatti detto addio allo show e verrà sostituito da Jeff Melvoin. Ora, dato che lo showrunner fino a prova contraria non ha abbandonato per divergenze creative (come di solito accade), la questione può essere vista anche da un punto di vista di difficoltà logistico dato che Feldman ha appena firmato un nuovo contratto con ABC: Designated Survivor è infatti girato a Toronto (perché lì in Canada ci sono notevoli sgravi fiscali che agevolano le produzioni), la stanza degli sceneggiatori si trova a Los Angeles, il creatore dello show (Guggenheim) abita a New York. Insomma la gestione del tutto non è delle più facili e, dato che Melvoin abita a Los Angeles, tutto sembra acquistare una sua logica da questo punto di vista.
Quisquilie tecniche a parte, se si guarda il mero risultato portato a casa da “The Results” (giocone di parole…) viene quasi da pensare che sia stata una mossa saggia quella di cambiare showrunner. Precisando che è difficile prevedere un futuro roseo e prospero per Designated Survivor perché personalmente lo crediamo più adatto ad una struttura da “cable network”, ciò che viene messo in scena è un susseguirsi di situazioni e dettagli che a volte colpisce in positivo e altre volte in negativo. La scelta di mandare avanti trama orizzontale e verticale in parallelo è, sulla carta, molto buona e apprezzabile, il problema però sopraggiunge nel momento in cui si deve forzatamente trovare una storyline verticale che sia allo stesso tempo nuova e coerente con il contesto. Il problema relativo agli attentati durante la votazione è infatti concepibile ed accettabile solamente alla luce del fatto che gli Stati Uniti stiano affrontando attacchi multipli da ogni fronte, quindi anche questo non appare poi così astruso. Senza questa situazione però non potrebbero sussistere i termini per la sopportazione di tali minacce temporanee e, soprattutto, il tutto apparirebbe più reale di quanto in realtà non sia.
Come un cane che si morde la coda, Designated Survivor ambisce a trovare la sua normalità grazie ad un contesto più stabile e politicamente agiato, contesto che però intaccherebbe sensibilmente le storyline minori o comunque meno incisive. Cosa fare quindi: ristabilire il macro-ordine delle cose e faticare nel trovare trame verticali ogni episodio oppure mantenere caotico il tutto e approfittare di questo per orchestrare eventi surreali? Visto che la trama orizzontale sembra comunque bella strutturata nel lungo periodo la scelta corretta potrebbe essere solo una, però è solo una nostra sensazione. Purtroppo anche da quel punto di vista alcune americanate si sono già viste.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Risolta velocemente la storyline della paternità
  • Il “Good night Kimble” di Peter che grida vendetta
  • Sutherland sempre una spanna sopra tutti
  • Potenzialmente esagerata la storyline degli attentati alle elezioni
  • Aggiunta di intrighi su intrighi alla lunga può stancare

La sensazione è che il cambio di showrunner potrebbe fare molto bene allo show, il vero rimedio però sarebbe una stagione ridotta di 13 episodi.

The Traitor 1×07 5.52 milioni – 1.2 rating
The Results 1×08 5.45 milioni – 1.3 rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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