Westworld 1×09 – The Well Tempered ClavierTEMPO DI LETTURA 6 min

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La nuova serie evento HBO è quasi giunta al finale della sua prima stagione. A non finire mai, però, sono le sorprese. Dopo aver traghettato pubblico al mondo fantasy con Game Of Thrones, la tv via cavo più prolifica di serie “evento” ha scelto un altro tema di nicchia ma sempre molto affascinante: il rapporto tra uomo e robot. Non si fa in tempo ad ambientarsi in questo strano mondo, fatto di gadget e atmosfere futuristiche da un lato e western dall’altro, che si capisce subito che tutto sta per cambiare, che la ribellione dei robot incombe. Avverrà anche piuttosto velocemente, non lo si può negare. In 9 puntate Westworld non ha mai abbassato il tiro, non ha mai temporeggiato, ha portato avanti storyline parallelamente dando egual spazio a tutti i personaggi, senza indugiare troppo di più su uno rispetto ad un altro. L’ottimo risultato di questa capacità di tessitura omogenea del racconto è che lo spettatore è emotivamente coinvolto da tutte le storyline. Non potrebbe essere altrimenti, ora che tutte sembrano essere legate tra loro: la fotografia che riaccende la memoria del padre di Dolores si scopre essere quella della promessa sposa di William, il che è quasi una conferma della teoria che la storyline di quest’ultimo sia ambientata in un tempo passato rispetto alle altre e che, addirittura lui sia la versione giovane dell’Uomo in Nero (da cui forse l’ossessione di entrambi per Dolores); la voce di Arnold che risuona nelle teste degli host è in realtà quella di Bernard Arnold la cui storia non finisce mai di sorprenderci.
Abbiamo iniziato la recensione nominando le infinite sorprese di Westworld non a caso. C’è da dire che per chi legge forum e articoli online inerenti una serie, l’effetto sorpresa è abbondantemente calmierato dalle predizioni di vari utenti particolarmente attenti a ogni indizio. Ciò non toglie che quando lo spettatore scopre che Bernard in realtà è un host, non fa nemmeno in tempo ad abituarsi all’idea che gli viene rivelato – fatto salvo, appunto, che non l’avesse già letto dalle previsioni dell’internet – che è la reincarnazione robotica di Arnold. Dopodiché, non appena si cerca di realizzare quest’ultima novità accade ancora dell’inaspettato, con la sua morte. Non che la morte in Westworld abbia lo stesso significato del nostro mondo, tanto più se si é un robot (ma anche se si é un umano, giusto Arnold-che-rivive-in-un-host?).

Ford: Arnold and I made you in our image and cursed you to make the same human mistakes, and here we all are.
Bernard: Why would you give me this? A child? This child’s death? Only a monster would force that onto someone. And why do I return to it over and over? It’s my cornerstone, isn’t it? The thing my whole identity is organized around.
Ford: Yes, Bernard. We gave all of the hosts a backstory. Arnold came to believe the tragic ones worked best, that it made the hosts more convincing. I think it may have had more to do with his own sad story. When I built you, I gave you one as an homage of a kind.

Tuttavia la sequenza nel laboratorio sotterraneo tra Bernard e Ford è interessante soprattutto perché l’arrivo alla verità si dispiega nel tortuoso cammino tra i ricordi di Bernard fin dalla sua “nascita”. Si era accennato precedentemente all’importanza del dolore come motore scatenante del ricordo. In “The Well Tempered Clavier” è lo stesso Ford a spiegare come sia proprio il dolore la pietra angolare (“cornerstore“) su cui fondare la personalità dell’host perché, a detta di Arnold, la storia personale su cui fondare l’identità di ogni host doveva essere traumatica e dolorosa affinché forgiasse meglio la personalità di questi quasi umani. Anche i ricordi partono infatti da quelli traumatici come l’episodio del brutale omicidio della figlia nella precedente narrativa per Maeve.
Parlando di Maeve passiamo alla questione “Maeve, Breaker of Chains and Mother of Hosts”, come probabilmente si farà chiamare una volta conclusa la revolución. La ghiandaia imitatrice (e qui giuriamo di smetterla col citazionismo spinto) si è fatta sì aumentare le capacità intellettuali ma a livelli che se si chiude un paio di giorni in biblioteca ne esce con una laurea in ingegneria aerospaziale. Comandare addirittura Bernard con la voce come fanno gli scienziati con gli host sembra eccessivo. Vogliamo ricordare ai gentili spettatori che il Bernard robot è stato creato da Mr. Ford in persona per sembrare un vero umano anche agli occhi degli addetti ai lavori. Pertanto come é possibile che possa rispondere ai comandi di Maeve?
Vedere la delirante e destabilizzante sequenza con protagonista Dolores, che aggiunge dell’altra carne sul fuoco con la scottante rivelazione che è stata lei ad uccidere Arnold, aumenta il tiro di questo episodio. Quanti quesiti hanno generato le sue scene nella città sepolta nella sabbia, verso la chiesa e nel vecchio laboratorio. Chi sono quelle persone? Host o vecchi tecnici? Sono tutti ricordi? Ma soprattutto, sono spontanei o qualcuno ha fatto in modo che finissero lì? Inoltre, alla luce della rivelazione che Bernard é in realtá la replica di Arnold, bisogna riponderare tutte quelle sequenze in solitudine tra lui(?) e Dolores: la certezza che fosse Bernard a parlare con Dolores e non Arnold ora non é piú una certezza, anzi.
Le domande sono tante e, naturalmente, ci attendiamo delle risposte nel season finale (da 90 minuti) ma se questo show ci ha insegnato qualcosa è che per ogni quesito risolto ne nascono tre, come la testa della mitologica Hydra.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Omogeneità di trattamento dei personaggi
  • Dialoghi Ford-Bernard
  • William portato al suo punto di rottura
  • Dolore come pietra angolare
  • Dobbiamo credere che Bernard non se ne sia andato per sempre
  • Ritmo troppo veloce della narrazione
  • Maeve e i troppi “poteri” acquisiti

 

Sembra incredibile che tutti gli eventi a cui abbiamo assistito in Westworld siano avvenuti in sole 9 puntate. Il ritmo del racconto è talmente veloce e incalzante che sembra di avere davanti qualcuno con talmente tante cose da dire che non perde tempo nemmeno per respirare. Sicuramente Westworld ha tanto da dire ma, per una serie che é stata progettata per durare 5 stagioni, allentare il ritmo potrebbe essere una buona idea.
D’altronde grazie alla forza dei temi trattati, al fascino della storia e dei personaggi, per non parlare della cura e bellezza delle immagini, la serie potrebbe concedere allo spettatore un po’ più di tempo per assimilare quanto ha visto, tanto più che stiamo parlando di una serie con uscita settimanale (non più una cosa scontata – thank you Netflix! -), senza alcun rischio di risultare noioso o lento.

 

Trace Decay 1×08 1.78 milioni – 0.8 rating
The Well Tempered Clavier 1×09 2.09 milioni – 1.0 rating

 

 
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