Grey’s Anatomy 13×10 – You Can Look (But You’d Better Not Touch)TEMPO DI LETTURA 3 min

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Dopo una lunga pausa vacanziera iniziata verso la metà di novembre, Grey’s Anatomy torna nel palinsesto televisivo. Il suo ritorno non coincide, però, con le risposte alle tante domande e ai vari dubbi sollevati grazie ai cliffhanger nel winter finale. Ovviamente aspettarsi una risposta a qualche interrogativo era lecito, ma gli sceneggiatori hanno pensato bene di prolungare l’attesa sfoderando un episodio procedurale di pregevole fattura.
Fatta esclusione per il finale di puntata, in cui come al solito viene presentato un colpo di scena adito a tenere lo spettatore sulle spine fino alla settimana successiva (lo schema Shonda, quindi), nulla viene ripreso delle precedenti puntate.
Forse anche per questo, oltre al fatto di ruotare attorno a personaggi che si stanno riscoprendo durante questa stagione dopo un certo periodo di latitanza (Arizona) e a personaggi in cerca di rivalsa scenica (Miranda, ma anche Jo).
Per quanto un effimero procedurale possa contare poco all’interno di una stagione con più di venti episodi all’anno, è da sottolineare come questo episodio sia apparso lontano anni luce dai precedenti per quanto concerne la trattazione del caso medico preso in esame ed ogni singolo elemento che attorno ad esso ruotava. Per dirla in breve: è sembrato, per quei quaranta minuti, di essere tornati indietro anni ed anni al vecchio Grey’s Anatomy che ancora qualcosa al proprio pubblico aveva da regalare. E tutto ciò oltre a creare felicità per la riscoperta di un compagno di viaggio che sembrava ormai assopito da tempo, crea anche qualche rammarico e tristezza: questi episodi dovrebbero essere di ordinaria amministrazione e non una mosca bianca che ogni tanto ci porta qualche barlume di speranza.

“Operations. Relations. Complications.”

Il caso dell’episodio viene sviluppato sui vari aspetti che sono stati abbozzati e già analizzati a più riprese nelle passate puntate e stagioni: rapportare l’infanzia ed il passato traumatico di Jo con la giovanissima ragazza-madre; il mettere di fronte Arizona ad un’altra mamma che sembra non curarsi troppo della figlia; Miranda che viene posta in parallelo ad un altro capo (così come lo è lei), con l’unica differenza delle precarie e disdicevoli condizioni nelle quali versa la struttura dove quest’altro medico lavora. Ed è proprio da quest’ultimo punto che Grey’s Anatomy si proietta fuori dai propri schemi narrativi (quello di drama medico, in questo caso di una puntata procedurale), arrivando a porsi come critica sociale al sistema carcerario americano che da molteplici amministrazioni a questa parte permane uno dei maggiori problemi dello stato (di rimbalzo all’alto tasso di criminalità, ovviamente).
L’intero episodio è strutturato a specchio: da una parte abbiamo i nostri personaggi che conosciamo da tempo (Jo, Arizona e Miranda), ma è il loro riflesso contro il quale devono scontrarsi ed avere a che fare (Jo con la giovane ragazza madre; Arizona con la mamma della ragazza; Miranda con la capo del reparto medico del carcere). Questo antagonismo caratteriale che viene riproposto all’interno della puntata permette ai singoli un accrescimento caratteriale e ciò riguarda sia i personaggi appena apparsi, sia quelli di lunga data. Sceneggiatura e costruzione della puntata semplicemente limpida e senza grossi intoppi.
Guardiamo al nostro bicchiere mezzo pieno, almeno per il momento, e dimentichiamoci dei gravi buchi di trama e scelte spropositate avvenute negli ultimi mesi (o anni). Per una volta abbiamo la possibilità di goderci un ottimo episodio: non sprechiamola perché chissà quando mai ricapiterà.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Arizona/Jo/Miranda ed i loro opposti di scena
  • Il finale di episodio che svela qualcosa di più rispetto alla situazione di Alex
  • Puntata che riprende i vecchi fasti 
  • Riprese automobile in stile Locke
  • Jo e le dubbie scelte durante il delicato intervento

Un plauso ed una pacca sulla spalla ogni tanto è giusto anche darle. Specialmente se il risultato è di questo tipo.

You Haven’t Done Nothin 13×09 8.04 milioni – 2.2 rating
You Can Look (But You’d Better Not Touch) 13×10 9.59 milioni – 2.6 rating

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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