Sherlock 4×01 – The Six ThatchersTEMPO DI LETTURA 6 min

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Tre anni, uno speciale, un’attesa logorante ma il momento è arrivato: Sherlock torna su tutti gli schermi possibili (anche su Netflix il giorno seguente la messa in onda ufficiale) e lo fa con una puntata azzardata e rischiosa che sconvolge gli equilibri del 221b di Baker Street.
Chi pensava che, dopo il finale della terza stagione, ci si sarebbe concentrati da subito sul presunto ritorno di Moriarty sarà forse rimasto inizialmente deluso dal come la faccenda sia stata “liquidata” nei primi minuti dell’episodio. L’assassinio di Magnussen viene prontamente insabbiato da Mycroft e Sherlock, scagionato dalle accuse, decide semplicemente di attendere le mosse della sua nemesi gettandosi in nuovi casi da risolvere.
Alla sua attenzione arriva il mistero del distruttore di busti rappresentanti Margaret Thatcher e questa non è che la scusa per il ritorno del tormentato passato di Mary Watson, del quale si è venuti a conoscenza nella precedente stagione. Un colpo di scena importante giustifica una gestione dell’azione degna di 007: combattimenti corpo a corpo, sparatorie, tutto è ampiamente nel mood in cui Mary ha vissuto fino alla normalità acquisita accanto a John. Gli ultimi minuti dell’episodio sono al cardiopalma e anche chi sapeva cosa sarebbe accaduto alla signora Watson, conoscendo gli scritti di Doyle, non può essere rimasto impassibile davanti all’inevitabile.
L’ineluttabilità del destino attende ognuno di noi, come ci ricorda la storia del mercante di Baghdad: che sia Samara o Sumatra poco importa, il fato aspetta paziente per travolgerci con ciò che ha pensato per noi. Sherlock lotta fino all’ultimo secondo contro l’assurdità di una strada tracciata da una presenza vaga, lui, che concepisce ogni scelta come risultato dell’insieme di piccoli e casuali dettagli, perderà la sua personale guerra sottovalutando la minaccia di Vivian Norbury, solo in apparenza colpevole imprevista ma presente fin dal primo minuto della puntata. L’errore di valutazione di Holmes lo porterà a provocare la donna che ha atteso ogni pedina del gioco, portando Sherlock a non mantenere il suo voto di protezione nei confronti della famiglia Watson.
E sono la famiglia ed i suoi legami ad essere gli altri protagonisti dell’episodio, un rapporto che richiede fiducia e impegno, in cui la minaccia del tradimento distrugge tutto ciò che tocca. Ed è così che Ajay vuole uccidere Mary perché convinto che la donna abbia violato il loro patto; Watson rompe la promessa matrimoniale flirtando con la ragazza del bus e Sherlock non mantiene fede al voto fatto a John e Mary perché tradito dalla propria mente brillante.
È ormai chiaro che nelle dinamiche dei fratelli Holmes si aggiunge un terzo nome, Sherrinford, ed i quesiti su questa figura sono innumerevoli; il mistero che l’avvolge è interessante e, come la serie ha insegnato, nulla è lasciato al caso ed ogni dettaglio che viene alla luce avrà un ruolo all’interno della trama, per cui è lecito aspettarsi grandi cose da questo presunto personaggio.
Ad un’attenta visione della puntata si comprende che la chiave di lettura di “The Six Thatchers” è tutta nella scena in cui Mary (il mercante), convinta di poter allontanare da sé l’inevitabile, incontra Sherlock (la Morte) in Marocco. I due hanno uno scambio esilarante in cui il detective si prende anche gioco di se stesso ma questo incontro è rivelatore di ciò che Mycroft, fin dall’inizio, ha profetizzato a ragione, ovvero che per la donna non esiste altro che un finale già scritto. Il destino ha giocato con le pedine nella vita di Mary (Sherlock, Ajay, Vivian Norbury), conducendo la signora Watson esattamente dove doveva essere. Il suo gesto di amicizia nei confronti di Holmes non solo è stato letale per lei, portando a termine il suo viaggio in questa vita, ma ha determinato dinamiche nuove nella strada che univa John e Sherlock.
Il risentimento del dottore nei confronti del detective è fortissimo, indelebile. Sherlock ha una missione affidatagli post mortem da Mary, salvare Watson: cosa vorrà dire, cosa significherà realmente? E come i due riusciranno a superare la spaccatura che sembra averli divisi per sempre?
Come detto anche in altre recensioni, non esiste Sherlock senza John e viceversa; l’evoluzione della personalità del detective è stata al centro delle storie, oltre agli elementi deduttivi ed investigativi. I gesti compiuti da Holmes, soprattutto dalla terza stagione in poi, hanno portato a galla l’aspetto umano ed emotivo di Sherlock, tutto legato al rapporto che ha instaurato con John e che ha inevitabilmente cambiato le vite di entrambi. Così tanto che a fine puntata Holmes, rivolgendosi a Mrs. Hudson, le chiede di pronunciare la parola “Norbury” ogni volta che il suo ego lo convince che lui è al di sopra del destino, così da ricordargli il suo fallimento come detective, amico, fratello. Nel racconto di Doyle, “The Adventure Of The Yellow Face“, Sherlock Holmes non risolve il caso proprio a causa dell’eccessiva sicurezza nelle sue capacità e la soluzione del problema si trova a Norbury, un cottage poco fuori Londra. Holmes chiede a Watson di ricordargli questa mancanza con la stessa parola indicata qui nella serie a Mrs. Hudson ed è uno splendido esempio di come si può rimaneggiare un classico senza perderne l’essenza.
Tecnicamente l’episodio sorvola troppo velocemente sull’ossessione di Sherlock nei confronti di Moriarty, che aleggia comunque come un fantasma in tutti i novanta minuti, e all’inizio ci si ritrova investiti da un numero considerevole di informazioni tanto da appesantire (per la prima mezz’ora) la visione della puntata che però si riprende egregiamente appena rallenta di poco il ritmo chiarendo le sue linee guida.
Come sempre le interpretazioni sono di altissimo livello, non solo da parte di Cumberbatch e Freeman, che rappresentano ormai le incarnazioni moderne dei loro personaggi, ma anche di Amanda Abbington, una Mary che mancherà molto.
Tanti gli elementi sul piatto, dalla gestione di uno Sherlock sempre più emotivo, al tradimento di Watson apparentemente out of character ma di sicuro non casuale; soltanto due puntate chiarificatrici per appagare gli spettatori sempre più pretenziosi nei confronti di uno show che è ormai un pilastro della serialità televisiva.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Azione alla 007 ottimamente inserita nella storia
  • L’emotività di Sherlock e la sua fallibilità
  • Il rapporto tra Sherlock e Watson messo alla prova
  • Il passato di Mary e il colpo di scena finale
  • L’ineluttabilità del destino
  • La storia del mercante di Baghdad ha ispirato la canzone di Roberto Vecchioni, “Samarcanda
  • “The Six Thatchers” richiama il racconto di Doyle “The Six Napoleons” dove la Perla Nera dei Borgia era la protagonista dell’intreccio e non un diversivo utilizzato per depistare dalla ricerca della chiavetta A.G.R.A.
  • Sherlock si rivolge alla piccola Rosamund esattamente come la sua controparte cartacea a Watson: “As ever Watson, you see but do not observe
  • Sherrinford era il nome che Doyle scartò per il suo detective, scegliendo poi Sherlock
  • Il cane Toby appare nel racconto “The Sign Of Four” e qui
  • Le interpretazioni di tutto il cast
  • Il palloncino rosso
  • Prima mezz’ora estraniante e ritmicamente troppo veloce
“When does the path we walk on lock aroud us feet? When does the road become a river with only one destination? Death waits for us all in Samarra. But can Samarra be avoided.
The Abominable Bride 8.4 milioni – 34.7 share
The Six Thatchers 4×01 8.1 milioni – 33.0 share

 
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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

3 Comments

  1. Sono d'accordo praticamente su tutto: se non fosse stato per una prima mezz'ora dal ritmo veramente troppo veloce e confuso, e per il fatto che si stia continuando a rimandare il ritorno (?) di Moriarty, il Bless ci sarebbe stato tutto.
    Poco male, anche così siamo ugualmente di fronte a un episodio eccezionale: azione, umorismo, dialoghi praticamente perfetti, interpretazioni eccelse, rivelazioni, colpi di scena, il finale tragico e quel racconto da brividi sul mercante di Baghdad…
    Bentornato Sherlock, ci sei mancato 🙂

    Ora però non ci sono più scuse che tengano, mi aspetto di vedere risolta la questione di Moriarty al più presto (che sono solo 3 puntate, e una è già andata…)

    PS Ma il finale segreto dopo i titoli di coda è una scenetta messa lì a caso o dovrebbe avere qualche significato più profondo?

  2. Ciao!

    La questione Moriarty secondo me verrà risolta in modo inaspettato, così come la serie ci ha abituati, allo stesso modo la scena dopo i titoli di coda avrà un significato e un ruolo, niente è lasciato al caso!

    Grazie per il commento 🙂

  3. Sì, sarà di sicuro qualcosa di sorprendente!
    Ho solo un po' paura che il troppo hype si riveli infondato e di rimanere deluso…
    A questo punto immagino che non si possa fare altro che aspettare e vedere con cosa se ne usciranno fuori stavolta Moffat & Gatiss.

    Alla prossima!

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