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Vikings 4×18 – RevengeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Settimane orsono (quante settimane fa non sappiamo dirlo, il sistema di misurazione è ancora impreciso), iniziammo la recensione di “The Vision” con testuali parole: “Può risollevarsi sul finale un episodio che si è fatto notare per una smodata lentezza narrativa?“. All’epoca della 4×12, Vikings s’era salvato per il rotto della cuffia e, forse incoraggiato dal precedente responso, con “Revenge” decide di riprovare il trucco. Risultato fallimentare.
Analizzando la puntata nei minimi particolari, si realizza come la 4×18 sia uno di quei classici episodi in cui c’era una idea precisa su cosa fare solo su determinate svolte narrative. Evoluzioni di trama sicuramente interessanti che, però, non erano in grado di coprire quaranta minuti di episodio; quindi, quand’è così, va a finire che tutto il resto diventa puramente filler. E sia chiaro, non stiamo dicendo che “Revenge” è una puntata riempitiva nell’economia della quarta stagione, però molti elementi della stessa lo sono perché fatti apposta per occupare tempo. Il risultato non è stato dei migliori perché si poteva seguire il consiglio del compianto Fabrizio De André e tirar fuori dei diamanti dal letame. A quanto pare Micheal Hirst non s’intende di musica.
La scena che si ricorda di più alla fine dell’episodio è ovviamente la vendetta dei figli di Ragnar su Aelle, che è anche quella più corta di tutta la puntata. Il resto di “Revenge” è principalmente composto da un gran cianciare di cui non si sentiva il bisogno, tra cui le crisi esistenziali del figli di Re Ecbert (di cui importa così tanto da non ricordarci nemmeno il nome del personaggio), la non richiesta relazione tra Bjorn e Astrid e le mansioni di Lagertha come conte di Kattegat. Proprio nel sviluppare la reggenza di Lagertha sul paesello vichingo, la trama si concentra forse anche troppo sulle questioni personali dei personaggi, giocando su matrimoni, intrighi e altre cose che in un Game Of Thrones non avrebbero sfigurato. Nemmeno qui sfigurano, visto il piglio complottista che stanno assumendo alcune trame con la scusa che Ivar ha promesso la morte all’ex-moglie di Ragnar. Il punto è che c’è un limite a tutto, ecco.
Qui però si arriva al nocciolo della questione. Se già nel tuo soggetto – e badate bene le nostre parole: soggetto, non sceneggiatura – c’è pochezza di idee, perché tirarsi la zappa sui piedi concentrandosi sugli aspetti meno interessanti e più tediosi della puntata? Un motivo c’è, ma non è comunque una giustificazione.
Il momento della tortura fisica di Aelle, perpetrato con la sempre efficace e ben accolta Aquila di Sangue, è preceduto dalla chiamata alle armi del suo esercito per difendersi dall’invasione dei vichinghi guidati dai figli di Ragnar. La disposizione dei due eserciti è maestosa, visivamente spettacolare e molto elettrizzante, in grado con poche inquadrature di far saltare lo spettatore sulla sedia e fargli assumere pose da primate urlante. Il problema è che questa battaglia non si vede, viene mostrato solo il dispiegamento dell’esercito e la successiva cattura di Aelle, probabilmente seguita dalla sua sconfitta. Per farvi capire la gravità della cosa, ve lo spieghiamo tramite un esempio semplice (seguono spoiler di Star Wars).
Piaccia o non piaccia la Nuova (Vecchia) Trilogia di Star Wars, tutti aspettavano di vedere il momento in cui Anakin Skywalker sarebbe diventato Darth Vader, più che altro per capire cosa lo costringeva a vivere con quella (sempre fighissima) corazza. Ora, immaginate che dopo il passaggio di Anakin al lato oscuro, lui e Obi-Wan si posizionino sul luogo dello scontro e, nella scena seguente, si assiste semplicemente alla vestizione di Anakin come Vader e il trasferimento di Obi-Wan su Tatooine a fare il baby-sitter a distanza: tutto ciò senza la battaglia di mezzo su Mustafar. Quanto sarebbe stato deludente un confronto finale tra allievo e maestro come questo, mostrando solo il risultato, e non il procedimento? Qui è successa praticamente la stessa cosa e lo spettatore non può far altro che chiedersi il perché. Forse il budget non era sufficiente? Improbabile, visto che altre battaglie imponenti in questa stagione non ce ne sono state e Vikings stesso non abbisogna già di per sé di eclatanti effetti speciali, quindi non si vede il motivo di scomodare così tanti attori e comparse solo per fare le belle statuine.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’Aquila di Sangue
  • Dispiegamento esercito
  • Bjorn e Astrid
  • Lagertha e i sacrifici
  • Ecbert Jr. e le sue crisi adolescenziali
  • Niente battaglia
  • Creazione di un climax sfociato poi in un coito interrotto
  • Non si potevano sostituire i momenti di noia con la battaglia in sé?
“Revenge” è un altro episodio da Slap Them All. Più che altro perché, in fase di soggetto e sceneggiatura, Michael Hirst ha dato importanza e precedenza agli aspetti meno importanti della puntata. Con un titolo del genere, che tradotto in Italiano significa “vendetta”, ci si aspettava qualcosa di più maestoso, audace e anche sanguinario. L’Aquila di Sangue è una magra consolazione in confronto a quanto promesso ad un certo punto dell’episodio, ovvero una battaglia senza quartiere tra Kattegat e la Northumbria. È una gesto meschino creare aspettativa e un crescendo nel climax per poi interrompere tutto proprio mentre la sequenza stava raggiungendo il suo apice.
The Great Army 4×17 2.42 milioni – 0.7 rating
Revenge 4×18 2.46 milioni – 0.7 rating

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