The Walking Dead 7×10 – New Best FriendsTEMPO DI LETTURA 5 min

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The Walking Dead è una serie… normale.
Parafrasi dell’oramai celebre incipit della recensione dello scorso season finale, tale asserzione è meno banale di quanto possa sembrare.
Ogni inizio settimana uno spettatore di The Walking Dead si sveglia e deve decidere con che approccio accostarsi ad un nuovo episodio: da questo dipenderà l’intera visione. Episodi interi possono letteralmente mutare del tutto soltanto grazie a una diversa prospettiva.
The Walking Dead è una serie normale con un infinito successo, un risalto mediatico sopra la media, ascolti da capogiro e un tipo di tematica che, volenti o nolenti, costringe i telespettatori a rimanere incollati davanti allo schermo. Tale tematica non è riconducibile alla sola epidemia zombie, bensì, più generalmente, alla sopravvivenza. Chi morirà? E ora dove andranno? Cosa faranno? Quasi con la morbosità dello spettatore di un reality show, si entra a far parte delle vite dei personaggi, seguendone passo passo le disavventure.
The Walking Dead è una serie normale, infiocchettata da un’invidiabile regia e fotografia (proprio per questo motivo viene da chiedersi il perché di quella stranissima e artificialissima grafica di Rick con un palese fondale alle spalle), prodotta da una rete via cavo. L’aspettativa di un’alta qualità narrativa è quindi quasi obbligata.
Premesse dovute, forse ripetitive, ma dovute. The Walking Dead è una serie normale, non è una merda, non è un capolavoro. C’è di meglio, c’è di peggio. Facciamocene tutti quanti una ragione e magari godiamoci un po’ di più, senza troppi pensieri, la progressione di eventi.
Tutto quanto detto finora, ovviamente, è valido dal momento in cui le pretese stesse della serie si abbassano, non volendo a tutti i costi stupire il pubblico con un manierismo sopra le righe e una lentezza che non si vorrebbe mai sorbire in una serie che parla di zombie. Per questo motivo “New Best Friends”, con il navigato spettatore di TWD, si prende un altissimo rischio.
Iniziare l’episodio con le vicende del regno, di Morgan, di Daryl e di Ezekiel rischiava di far prendere alla recensione una piega completamente diversa iniziando con “The Walking Dead è una serie del c…”. La paura che si interrompesse il cliffhanger del precedente episodio era tangibile, se non altro per l’evidente sensazione che si cercasse di temporeggiare, dividendo la seconda metà di stagione nei soliti tronconi monografici. Se una divisione di storyline, così, “normalizza” la serie, togliendole i vezzi del via cavo, dall’altra assicura allo spettatore di poter assistere ad una storia che, seppur lentamente, si muove in linea retta. Non è sempre stato così, purtroppo. Da menzionare, tuttavia, l’emergere di una figura interessante come quella di Richard, personaggio che già nel precedente episodio ha iniziato a promettere bene.

Rick: “Join us and fight them.”
Jadis: “No.”


Il fulcro dell’episodio, che garantisce una discreta soddisfazione al disilluso spettatore, si trova nel mezzo. Fortunatamente Rick e soci compaiono in questa 7×10 ed è possibile riprendere da dove si era lasciato. La caratterizzazione del nuovo gruppo va ad aggiungersi allo scopo primario di questa fase della serie: quello di presentare le nuove realtà di questo mondo oramai altamente distopico. Ciò che Jadis & co. aggiungono ai gruppi già presentati è riscontrabile nell’atmosfera delle sequenze a loro dedicate. L’intera scenografia, interna a un’enorme discarica, funziona alla grande (se non fosse per il già citato fondale) e l’atmosfera onirica che i bizzarri nuovi personaggi introducono aggiunge un ché di fiabesco alla ultra-classica prova che “l’eroe” deve affrontare.
E poi lo zombie tutto pieno di spuntoni è una coattata rara.
Interessante l’indugiare sul continuo ferimento di Rick ad una mano (già era accaduto la scorsa stagione quando stava partecipando alla maratona di Alexandria), riferimento al destino del Rick cartaceo del fumetto. Ciò che Andrew Lincoln dovrebbe spiegare è il perché la sua pur buona interpretazione sia caratterizzata da un continuo e incessante muoversi di sguincio.
Se a livello puramente visivo la parte centrale di episodio può ritenersi soddisfacente, il sorriso di Rick nello scorso episodio rende il tutto ampiamente prevedibile. Nuovo eccentrico gruppo, richiesta di collaborazione, contrasto, accordo. E’ questo un percorso che non poteva svolgersi in maniera diversa. A proposito del sorriso: veramente ci si è interrogati sul significato di quel sorriso, soprattutto nella chiusura di un episodio in cui il soggetto principale era la ricerca di alleati? Se a fine puntata compare un manipolo di armati sconosciuti e nascosti in una discarica e il protagonista sorride, è una cosa così enigmatica? Persino in questo episodio si è sentito il bisogno di esplicitare la cosa. Mah…
Come detto a inizio recensione, ormai l’importante è sapere cosa aspettarsi. Ecco perché non occorre scandalizzarsi troppo per la “straziante” sequenza tra Carol e Daryl. Il perché quest’ultimo e Morgan si ostinino a trattare Carol come una povera debole, dopo aver dimostrato di essere una discreta psycho, è uno stucchevole gioco che pone la serie nella situazione di proiettarsi nel prevedibile scenario di una Carol che risulterà in qualche modo decisiva in futuro.
E’ proprio la prevedibilità il neo di questo episodio. Come detto riguardo il confronto tra Jadis e Rick, l’esperienza insegna a immaginare la traiettoria della serie, anche per i non lettori della base cartacea. Immaginando un villain come Negan ancora presente per almeno un’altra intera stagione, da lì è facile immaginare una lenta progressione, verso una grande alleanza nel nuovo apocalittico scenario geopolitico. Soprattutto se poi vengono sottoposte prove che possono impegnare sì e no un paio di episodi (“trovateci delle armi”, strano che la risposta non sia stata “eh se sapevamo dove stavano non eravamo qui”).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sollievo nel rivedere Rick e soci
  • La sequenza nella discarica ha momenti di alta spettacolarità
  • Frammentazione tra le storyline che garantisce un minimo di ritmo
  • Fondali
  • Prevedibilità in diverse dimensioni della puntata (e della serie)
  • Daryl e Carol

 

Non ci si stupisca se le votazioni si mantengono sempre sulla sufficienza, pur se ci si lamenta di alcuni aspetti. Il discorso introduttivo sulle aspettative dovrebbe già essere esaustivo in tal senso.

 

Rock In The Road 7×09 11.99 milioni – 5.7 rating
New Best Friends 7×10 11.07 milioni – 5.3 rating

 

 
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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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