Broadchurch 3×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 4 min

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Broadchurch ha da subito abituato il suo pubblico ad affrontare, a viso aperto e senza sconti, tematiche difficili ed inquietanti, perfettamente incastrate nella normalità di una cittadina di provincia dove apparentemente tutto è tranquillo, senza un sussulto che possa scalfire questa facciata. Lo ha sempre fatto cercando di veicolare dei messaggi importanti e la mossa che risulta ancora oggi vincente è quella di portare una sana riflessione senza la spocchia del predicozzo non richiesto. Lo spettatore ha quindi modo di assimilare la cosa senza quasi rendersene conto ed è soprattutto questo uno dei motivi per cui lo show piace. Al di la della storia e del giallo imbastito magistralmente, la visione di Broadchurch lascia quel qualcosa in più, ed è un connubio di fattori che rende ogni puntata interessante.
Nello specifico, in questo episodio, Chibnall si prende la briga di continuare ad indagare nell’animo di Trish, portando avanti la tematica del pregiudizio che già abbiamo visto in “Episode 2“. Questa volta però, più che ad essere la vittima sotto la lente di ingrandimento, ci sono gli uomini potenzialmente coinvolti nella faccenda. Il maschilismo, più o meno accennato in gran parte della puntata, è declinato da vari punti di vista. Ed, il padre del detective Harford, non sembra un uomo cattivo eppure, nonostante sia affezionato a Trish, la sua chiusura mentale e, probabilmente, il suo concetto di “donna” si riflette in un commento insensibile e fuori luogo che inevitabilmente aumenta il senso di colpa della vittima.
Tom Miller e il suo amico Michael, adolescenti, sono abituali fruitori di pornografia via smartphone: questo non fa di loro dei sospettati o colpevoli, almeno per il momento, come sottolineato anche dal reverendo Coates, ma anche qui si denota un certo tipo di pensiero sul corpo femminile.
Inquietante invece è la figura di Lucas, il tassista: l’ambiguità di questo personaggio è ben delineata grazie al volto e all’interpretazione di Sebastian Armesto. Allarmante la scoperta degli oggetti legati alle sue clienti, compresa Trish, che l’uomo sottrae loro per collezionarli, soprattutto a fronte del suo passato, dove il comportamento nei confronti della fidanzata incinta di un altro uomo è stato esemplare.
Ma in Broadchurch nulla è come appare, lo abbiamo imparato nel corso delle stagioni, quindi la partita e la caccia all’uomo restano aperte.
Un uomo imperfetto ma che cerca di fare la cosa giusta, sempre, resta Alec Hardy, il quale è visibilmente a disagio davanti a questo caso, così tanto da fargli provare un sentimento di disgusto verso il suo genere e quindi ancora più voglia di catturare il colpevole per riscattare, almeno in parte, quello che è stato tolto alla vittima. Sembrano superflui i complimenti a David Tennant ma ancora una volta l’attore dimostra la sua poliedricità, regalando un’interpretazione perfetta per il ruolo.
In questo universo di figure maschili, spicca Beth Latimer e la sua voglia di voltare finalmente pagina rispetto alla perdita subita nella prima stagione della serie.
La morte di Danny ha naturalmente cambiato la vita della donna che, dopo aver vissuto un senso di colpa soffocante e costante, è decisa ad andare avanti. Notiamo come l’approccio di Beth sia diverso da quello del marito Mark: mentre quest’ultimo si ostina ad accanirsi contro Joe Miller, imponendo la sua visione di maschio alfa della famiglia e quindi colui che deve decidere cosa sia meglio per proteggerla, la donna non trova nel compagno il sostegno necessario a ciò che davvero le serve, ossia archiviare finalmente il caso e cercare di vivere al meglio possibile il resto della vita.
La sofferenza di Beth la avvicina a Trish poiché entrambe sono donne che in un modo o nell’altro hanno perso una parte di se stesse per sempre e l’aiuto, nonché l’insegnamento, che Broadchurch può dare in questo episodio, a lei come a tutti noi, è quello di far capire che, sì, il dolore ti può uccidere ma, se non gli permetti di farlo, puoi convivere con esso, diventare più forte e non lasciarlo vincere, mai.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le tematiche trattate
  • La figura di Beth Miller
  • Avanzamento del caso
  • Gli attori: sembra scontato, ma non è così
  • Una certa lentezza in alcune situazioni
Puntata interessante ed efficace che, come sempre, pone di pari passo la parte più investigativa della serie a quella di introspezione delle vicende umane. Questo sapiente mix tiene alto il valore di Broadchurch, aumentando il desiderio di sapere cosa accadrà da parte dello spettatore. Bene così.
Episode 2 3×02 7.3 milioni – ND rating
Episode 3 3×03 6.8 milioni – ND rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell’animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell’animo.

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