Girls 6×04 – Painful EvacuationTEMPO DI LETTURA 5 min

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So, then I’ll just put it out there is being a writer and being a writer and being a woman at the same time, is it as hard ad it seems or?
Harder.

Dopo il controverso “American Bitch“, Lena Dunham decide di aprire subito l’episodio successivo con un altro incontro tra la protagonista Hannah ed una scrittrice, stavolta donna quindi. Ovviamente, quello di “Painful Evacuation” è solo un preambolo, non certo il cardine che ha caratterizzato il bottle episode scorso. Un preambolo che, vista la totale estraneità con gli eventi successivi della trama, ispira anche una certa confusione. Oltre al fatto che, rispetto a Chuck Palmer, per forza di cose di questa scrittrice non ci viene detto altro. Semplicemente un frammento di un’intervista dove, evidentemente, sono le parole della terapeuta di Ally McBeal dell’intervistata, più che lei stessa, a dover catturare le nostre attenzioni di spettatori, soprattutto (e in maniera fondamentale) col senno di poi.
Uno scrittore deve davvero raggiungere l’isolamento massimo, dagli affetti e dai problemi quotidiani, per tirare fuori tutto il proprio talento? Questo il primo dubbio per la protagonista che l’esperta interlocutrice, che sembra aver fatto della vita sempre al limite il proprio status quo, mentre Hannah sta mettendo continuamente in risalto il raggiungimento della propria indipendenza fin dall’inizio di questa stagione. In un sol colpo si vede praticamente messa in crisi tutta l’evoluzione del personaggio protagonista, come Lena Dunham d’altronde ha spesso abituato a fare. Ma mai come in questo caso tale messa in crisi appare matura, oltremodo reale e il percorso stesso di Hannah diventa centrale per tutto l’episodio. Veniamo così al vero dunque, solo superficialmente legato all’essere donna e allo stesso tempo scrittrice, suggerito dall’intervistata stessa (“That’s what we percettive a male writer have“). Il collegamento con l’episodio precedente, allora, non sembra per nulla fatto a caso. Come detto, il differente punto di vista “di genere”, nell’immediato solo fisico, si fa sempre più marcato mano a mano che l’intervista prosegue. E la risposta finale, sopracitata ad inizio recensione, anticipa quello che sarà il grande colpo di scena non solo della puntata, ma verosimilmente dell’intera stagione finale.
Hannah scopre di essere incinta e, lì per lì, abbastanza sorprendentemente, mette pure in dubbio l’idea di abortire. Proprio quando la si era vista annuire fortemente, ad inizio puntata, alle riflessioni dell’autrice riguardo il non aver mai voluto essere madre e soprattutto quanto la propria arte ne abbia giovato. Ma Hannah (anche qui) in un sol colpo, in netta antitesi con ciò che ha sempre mostrato, appare rifiutare quanto assunto dalla sua possibile mentore. In un certo modo, allora, la protagonista rivoluziona il proprio percorso, messa di fronte alla scelta che le condizionerà la vita. Hannah diventa l’unica che evolve, nel bene o nel male dipende dai punti di vista, nel comparto delle Girls protagoniste. E ciò è ancor più significativo visto che nelle precedenti cinque stagioni succedeva esattamente il contrario, tra amiche che si sposavano (prima Jessa, poi Marnie) o che sconvolgevano la propria vita (Shosh in Giappone), mentre lei non faceva che accumulare un fallimento dietro l’altro. Ma a fallire sono stati proprio i matrimoni delle altre Girls, adesso tocca a lei andare avanti in maniera tanto decisa. Va detto: il bivio maternità/carriera può sembrare abbastanza un cliché da “stagione finale” (chi ha appena visto Gilmore Girls: A Year In The Life può immaginarlo) ma diventa originale proprio per il suo essere agli antipodi di una serie del genere, che sicuramente toccherà l’argomento con estremo realismo.
Ricordiamo che l’evoluzione di Hannah, d’altro canto, è partita dall’affair Jessa-Adam, la motivazione che ha scatenato tutto. E, ancora una volta, non appare per nulla un caso il ricongiungimento improvviso della loro storyline con quella di lei, per quanto assurda e forzata possa sembrare (e, in effetti, lo è). La sequenza della proposta dei due e la risposta totalmente indifferente di lei dice tutto sul momento cruciale che sta attraversando la protagonista, che quasi dimentica quanto male le ha fatto la coppia avendo davanti una scelta così “vera” e importante. Un significato che affievolisce, come detto, l’aura “forzata” che circonda l’idea dei due (scelta da stagione finale, come può esserlo un libro sulle Gilmore Girls, per esempio…), i quali, pur sempre bravissimi entrambi, appaiono per una volta eccessivamente caricati. Ma, come detto, la chiave di lettura dell’episodio, che vede contrapporsi l’immobilismo del resto dei personaggi all’evento che sconvolge Hannah, riesce a far funzionare tutto l’insieme.
Immobili sono anche Marnie e Desi, forse i più “bloccati” della serie, entrambi con le proprie cronicità, incapaci di andare avanti con le proprie vite, incolpando l’un l’altro delle proprie disgrazie. Chi condivide, invece, il destino da “epifania” di Hannah è proprio colui che Marnie praticamente usa sia come valvola di sfogo per il proprio egocentrismo, sia per sentirsi meglio con la propria coscienza (“quello giusto”), ossia Ray, il personaggio da sempre più intelligente e maturo del comparto dei protagonisti. “Painful Evacuation” in qualche modo è anche la sua puntata, che in effetti rischia di passare in secondo piano davanti alla gravidanza di Hannah. Non a caso, a lui è dedicato il finale (subito dopo il primo piano di lei). Alla nuova vita che sta per crescere nel grembo della protagonista, si contrappongono i due morti, nello stesso episodio, che segnano il suo mini-percorso stagionale che parte dalla consapevolezza del disinteresse di Marnie nei suoi confronti, passando per la complicità mai affievolitasi con Shosh, fino al confronto con Hermie. Il vecchio mentore che sprona il suo pupillo a prendere in mano la sua vita, a non diventare come lui e a non sprecare il proprio talento, la cui morte lo porterà a crescere definitivamente. Anche qui, lo si è già visto? Sì, eppure non ci si può non emozionare, tantissimo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I’m not naming name. Never naming names. Martin fucking Amis, Woody Allen, Saul Bellow“. 
  • Maturità artistica di Lena Dunham raggiunta, così come quella emotiva per Hanna
  • Jessa e Adam, comunque perfetti insieme 
  • Il mini-percorso episodico di Ray 
  • Vita (Hannah) e morte (Ray) 
  • Jessa e Adam, un po’ troppo caricati, stavolta stona 
  • Ancora poca Shoshanna
Con evidente sorpresa, per il suo carattere atipico rispetto alla ricercatezza dello stile della Dunham, Girls abbraccia diversi cliché da stagione finale, pur riuscendo a rimanere assolutamente originale. La Dunham abbandona la cinica e tagliente freddezza, dandosi al sentimento puro, senza snaturarsi e, soprattutto, senza diminuire la qualità della sua creatura. Un “thank” appare doveroso.

American Bitch 6×03 0.7 milioni – 0.3 rating
Painful Evacuation 6×04 0.5 milioni – 0.2 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall’HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo…

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