Snatch 1×01 – All That GlittersTEMPO DI LETTURA 3 min

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Snatch è la serie ispirata all’omonima pellicola di Guy Ritchie, resa disponibile da Crackle sulla propria piattaforma streaming per intero, in pieno stile Netflix.
Per la trasposizione non si è elemosinato relativamente al casting degli attori: i personaggi del plot, differenti da quelli della pellicola, sono infatti interpretati da vecchie (ma giovani) conoscenze del panorama televisivo e cinematografico.
Charlie è Rupert Grint (la saga di Harry Potter e recentemente apparso in Urban Myths), compagno di merende di Albert, Luke Pasqualino (The Musketeers, Skins). Il terzo componente del trio di criminali in prova è Billy (Lucien Laviscount: Scream Queens, Skins). La parte di antagonista e boss è stata affidata ad Ed Westwick (Gossip Girl ed il non fortunato Wicked City).

Mickey: Good dags. D’ya like dags?
Tommy: Dags?
Mickey: Dags. Ya like dags?
Mrs. O’Neil: Yeah, dags.
Tommy: Oh, dogs. Sure, I like dags. I like caravans more.
Mrs. O’Neil: You’re fairly welcome.

E’ da fare una premessa, doverosa: per quanto la serie sia basata sul film di Guy Ritchie, sia i personaggi, sia il plot, sia l’intera narrazione, risultano completamente nuovi e a sé stanti. Per quanto si evince dal pilot la storia sembrerebbe prendere poche ispirazioni dal film stesso (l’idea del furto e quella del combattimento di boxe truccato, per esempio), cercando di reinserirle in un nuovo contesto con una nuova caratterizzazione dei personaggi. Verrebbe da chiedersi, una volta terminata la visione del pilot, se Snatch come titolo serva più ad attirare qualche ignaro appassionato del film, piuttosto che paventare fin da subito un reale e concreto collegamento con la pellicola.
Detto ciò.
Uno degli elementi più fastidiosi all’interno della puntata (ma della serie in generale) è che ogni singolo personaggio abbia all’incirca vent’anni. Per comprendere il perché questa cosa risulti talmente fuori luogo basta trasporre questa peculiarità ad altre pellicole. Per omonimia, immaginatevi uno Snatch (il film) in cui al posto di Benicio del Toro, Brad Pitt, Jason Statham e Stephen Graham vi siano dei giovanissimi attori. La storia riuscirebbe ad avere lo stesso impatto e la stessa credibilità narrativa e soprattutto visiva? La risposta è ovvia: no. Per un semplice motivo: un attore giovane, chiunque egli sia, determinati ruoli fatica a ricoprirli perché risulta semplicemente fuori luogo. Ed Westwick nel ruolo di rinomato criminale, per quanto la sua recitazione risulti impeccabile, è fisicamente non adatto e poco credibile.
In Snatch si è voluto dare un taglio molto più giovanile alla storia (basti pensare sia alle automobili utilizzate, sia ai device tecnologici che appaiono), partendo anche dagli stessi attori protagonisti.
E’ questa una scelta, però, che banalizza molte delle scene: Jason Statham appariva credibile nel ruolo di una persona con una vita travagliata e sofferta anche grazie al fatto di non essere un giovane sbarbatello come è invece Luke Pasqualino. E’ questo un problema che aveva colpito anche Eye Candy, forse in maniera più evidente.

“Though perhaps a case of style over substance, Guy Ritchie’s second crime caper is full of snappy dialogue, dark comedy, and interesting characters.”

Un elemento di forza della serie è sicuramente la gestione della telecamera durante le singole scene e l’utilizzo del cambio da una tecnica di ripresa e l’altra.
La trama, in generale, appare accattivante e promettente per quanto determinati aspetti appaiano discutibili e pur considerando che di Snatch c’è ben poco. Molti elementi troveranno un sicuro sviluppo nei successivi episodi, ma la domanda fondamentale è se Snatch, la serie, merita la visione.
Il quadro generale fin qui presentato potrebbe far pensare ad una completa bocciatura, ma la puntata non risulta noiosa o pesante nella sua visione.
Probabilmente per potersela godere appieno bisognerebbe levarsi dalla mente la frase “serie basata sull’omonimo film di Guy Ritchie“. Ecco, forse in quel caso ce la si potrebbe godere un po’ di più.

“I need to have a shite.”

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Riprese e giochi di camera
  • Trama
  • Finale di puntata
  • Le camicie di Rupert Grint
  • Scene in slowmotion
  • “Series based on the film of the same name”
  • Età media del cast
  • Serie che vuole per forza apparire giovane
Snatch che non è Snatch, almeno dal pilot. Ma presa come serie a sé, il tempo per la sua visione sembrerebbe meritarselo. O almeno non sembrerebbe tempo sprecato.

All That Glitters 1×01 ND milioni – ND rating

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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