The Blacklist: Redemption 1×02 – Kevin JensenTEMPO DI LETTURA 3 min

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Nel progettare e confezionare questo spin off, si poteva optare per una specie di lungo film, dandogli una trama compatta e tenendo il piede sempre a tavoletta sull’acceleratore.
Invece no: si opta per un formato più procedurale, con il caso del giorno da risolvere e ci si prende subito una vacanza dalla trama principale, cioè l’indagine per scoprire se Howard Hargrave sia pazzo o meno, o cosa sia esattamente il piano Whitehall di Susan.
C’è da salvare un ragazzo molto caro al cuore di Mrs. Hargrave: un agente della C.I.A., sotto copertura come giornalista investigativo in un immaginario paese del Medio Oriente. Era un amichetto di Christopher ai tempi dell’asilo e le due mamme sono rimaste grandi amiche. (Due vicine di casa, i figli entrambi agenti segreti di alto livello. Sembra quasi ci sia una comunità come quella che che ruota attorno ai reali d’Inghilterra, dove il maggiordomo, ad esempio, è figlio e nipote della servitù precedente.)
Questa scelta porta a puntualizzare come, parafrasando Orwell, anche nel mondo Gray Matters ci siano matters un po’ più gray delle altre (qui sì che abbiamo le vere sfumature di grigio). Si nota, di conseguenza, quanto sia pericoloso mettere un così grande potere come un’organizzazione “too big to fail” in mano ad una sola persona, non luminosamente razionale per il puro fatto di essere un semplice e fallibile essere umano. Susan, comunque, procede baldanzosa invitando chiunque la ostacoli, fosse pure il governo degli Stati Uniti, a “cacciarsi in tasca la sua memoria selettiva e la sua morale selettiva”.
Nelle operazioni per salvare Kevin Jensen, titolare dell’episodio, si nota come Redemption, a differenza della serie madre, non faccia alcuno sforzo per elevare i suoi ingredienti. Lo svolgimento è simile a tante altre pellicole viste mille volte tra cinema e tv. Non c’è nemmeno una cura particolare nel disegnare geografia e linguistica del Medio Oriente fittizio in cui è ambientata la vicenda. Si cerca, comunque, di inserire qua e là piccoli momenti comici: su tutti, in questa puntata, merita una citazione la figlia, aspirante popstar, del potente mediorientale con cui il gruppo Halcyon Aegis deve accordarsi per uno scambio di favori. Anche la conversazione fra Naz e Mr. Solomon, su quanto sarebbe meglio esser magari proctologi, piuttosto che ficcarsi in certe situazioni ad alto rischio, è carina, ma i due personaggi non sono, almeno per ora, particolarmente approfonditi e utilizzati (lei è sostanzialmente l’autista del gruppo). Vedremo in seguito.
La scena della morte di Kevin Jensen merita una sottolineatura, non solo perché la missione va a finire male, proprio ad un passo dal traguardo: fa capire come i personaggi non siano onnipotenti, per quanto addestrati e attrezzati di tutto punto, ne fa emergere l’umanità e c’è un uso del rallentatore mai così efficace dai tempi della vecchia serie della Donna Bionica.
In conclusione, manca forse l’elemento (o gli elementi) in grado di fare appassionare profondamente gli spettatori alla vicenda e ai suoi personaggi, ma la semplicità rilassante potrebbe pagare. Verificheremo con i restanti sei episodi se il rialzo negli ascolti è dovuto a virtù interne della serie o al buon traino del programma precedente.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Piccoli momenti humor 
  • La pseudo Britney Spears
  • La morte di Kevin alla moviola
  • Subito abbandonata la trama orizzontale
  • Molti pasticci nel gestire lingua e geografia del Medio Oriente “immaginario”
Nulla di speciale ma ascolti in salita per questo secondo episodio (anche per merito del traino dei vari Chicago). Nel prossimo si scoprirà una città della Russia, covo di spie, copia perfetta di una tipica cittadina degli Stati Uniti. Il coinvolgimento di Tom Keen sarà di certo particolarmente forte, a livello personale ed emotivo.
Leland Bray 1×01 4.20 milioni – 0.8 rating
Kevin Jensen 1×02 4.76 milioni – 1.0 rating

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