The Walking Dead 7×15 – Something They NeedTEMPO DI LETTURA 5 min

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C’è molto libero arbitrio in questa “Something They Need”, moltissimo. Non si tratta solo della possibilità di scelta, totalmente arbitraria, lasciata da Negan a Sasha circa il suo destino, si tratta più che altro della scelta di Gimple e soci di impostare in questo modo anche l’ultimo episodio prima del season finale. Si può apprezzare o meno la scelta “concessa” dagli autori di respirare l’atmosfera che precede il conflitto finale, tuttavia per fare questo ci sono moltissimi modi e quello visto in questa “Something They Need” non è esattamente tra quelli suggeriti nelle scuole di sceneggiatura americane e non.
Il libero arbitrio che si cela dietro “Something They Need” è quello degli sceneggiatori (in questo caso uno sceneggiatore, Corey Reed) che optano per creare l’ennesimo episodio ad ampio respiro in cui un’accozzaglia di scene con senso più o meno compiuto si susseguono fino ad arrivare a quel travagliato 42° minuto, e si denota un’estrema fatica. The Walking Dead infatti ha sviolinato episodi da 80-90 minuti (tipo season finale) e generalmente viaggia su una media di 45-50 minuti, tendenzialmente molto narcisistici e con tante scene facilmente eliminabili per accelerare il ritmo, ma pur sempre 45-50 minuti. Eppure “Something They Need” non è come i suoi predecessori, è diverso, sofferto, quasi partorito con dolore e davvero privo di una spina dorsale che lo possa tener su.
Viene ovviamente da pensare alla scena tra Maggie e Gregory, una scena potenzialmente interessante che denota il tradimento di Gregory ormai imminente ma che, proprio per costruzione, tempistica e utilità, lascia davvero l’amaro in bocca. Tutto, nel più totale non-sense, porta a credere che questa sia una scena meramente riempitiva e, purtroppo, resta veramente ben poco a fugare questa teoria (oltre che ben poco interesse a fugarla, tra le altre cose).
Ovviamente poi non si può non citare l’imboscata tesa da Rick & Co. alle donne di Oceanside, un’imboscata davvero impegnativa e che ha costretto tutti ad usare bombe, proiettili ed armi. Ora, vista e considerata la fatica fatta per essere racimolati, viene da domandarsi il perché di una situazione che, oggettivamente, fa accapponare la pelle per irrazionalità. La necessità di fare scena di fronte agli occhi dello spettatore è decisamente più importante rispetto al seguire una certa logica, questo ormai è chiaro e da un certo punto di vista anche apprezzabile, peccato che qui si sia esagerato. “We didn’t come here to hurt anybody” dice Rick alla gente di Oceanside ed è vero, ma è anche vero che la diplomazia, la stessa che è stata usata nella discarica e nel Regno e che poteva essere usata anche qua, non è stata minimamente contemplata, il tutto per una teatralità fine a sé stessa. Evidentemente alla fine dei conti quello di armi e proiettili non era poi un vero problema, o no?
Negan: This knife is yours now. You can try to use it, take me out, but considering I am standing above you, holding a baseball bat, that doesn’t seem real smart. Now, you can use it to slit your wrists, which would be a damn shame, but I get it. You’re obviously not on the shiny side of the street, given recent events. Now, you can sit there and do nothin’, wait for ol’ David to come back to life and eat your face, also a damn shame and kinda nuts, but, hell, to each their own. Or you can use that blade and stop ol’ Rapey Davey from becoming Dead-Alive Rapey Davey, save yourself, join the cause. 
[…] Take some time. Think about it. Whatever you decide, so it shall be. No pressure.

Il libero arbitrio è poi sponsorizzato (a suo modo) da Negan, un Negan che ha appena sventato un attacco kamikaze da parte di Sasha e che, al pari di Daryl, la vuole già all’interno del suo team. Discutibile o meno che sia, Sasha è un personaggio arrivato ad un punto morto (e con un contratto già firmato per il ruolo da protagonista della nuova serie di Star Trek) mentre Negan continua ad essere utilizzato al 60% delle sue potenzialità. La scena tra i due è l’unica cosa che funziona bene di questo episodio ma è viziata da vari difetti di fondo che ne precludono l’efficacia e danno nuovamente l’idea di fungere da riempitivi.
E allora, visti tutti questi elementi, magari questa “Something They Need” è alla fine veramente solo un palliativo in attesa del season finale, l’ennesimo palliativo, l’ultimo palliativo. Oceanside era l’ultimo villaggio che mancava all’appello per il reclutamento ed è stato trattato “a pesci in faccia” (giusto per fare una bella battuta) e con una superficialità davvero estrema che poteva essere serenamente non usata. All’improvviso The Walking Dead si ritrova ad avere fretta ma si ritrova anche a non avere veramente voglia di imbastire una trama per dare alle donne di Oceanside lo stesso minutaggio (leggasi importanza) di una Hilltop, di un Kingdom o di una Discarica. Ci si può lamentare fino ad un certo punto di questo trattamento ingiusto visto che gli episodi di questa seconda parte di stagione sono stati dannatamente lenti, però si possono recriminare a “Something They Need” una superficialità ed una freddezza ingiustificati. Questo si lo si può dire.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Confronto Negan-Sasha
  • Plot twist finale per dare un’accelerata verso il season finale
  • Superficialità ingiustificata nei confronti di Oceanside
  • Gregory, whay have you done?
  • Attendismo ignorante
  • Si poteva fare meglio con meno

 

È quasi finita, e questa è l’unica nota positiva di tutto ciò.

 

The Other Side 7×14 10.32 milioni – 4.7 rating
Something They Need 7×15 10.54 milioni – 4.9 rating

 

 

 

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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