Feud 1×05 – And The Winner Is… (The Oscars Of 1963)TEMPO DI LETTURA 4 min

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La faida tra le due grandi attrici arriva finalmente al momento clou, introdotto già dal titolo: la cerimonia degli Oscar, la consacrazione per ogni stella del cinema, soprattutto nell’epoca d’oro di Hollywood. Nell’episodio precedente Joan aveva scoperto, suo malgrado, di essere stata estromessa dalla rosa di nomine per concorrere come miglior attrice del 1962, a differenza di Bette, data già come favorita. Arriva quindi al culmine anche la morbosità dello spettatore. Quella necessità di vedere scorrere il sangue tra le due donne, in un classico Catfight senza esclusioni di colpi.
E’ innegabile come Ryan Murphy sappia giocare con lo spettatore andando a stimolare proprio questa sensazione, che si potrebbe certamente definire come “moralmente bassa”, ma che è anche alla base di chi assiste ad uno “scontro tra titani”. Peccato che spesso, o forse sempre, la rivalità tra due opposte fazioni si tramuti in guerra meschina dove l’unica vittoria possibile diventa quella di Pirro. Cosa rimane infatti alla fine della serata della premiazioni per le due protagoniste? Per Bette, la certificazione della fine della parte gloriosa della sua carriera, con il forte rischio di non avere più nessuna opportunità non solo di non vincere altre statuette, ma anche qualsiasi ruolo interessante e soddisfacente ad Hollywood. Si amplia il discorso già accennato in precedenza sulle pochissime possibilità che il mondo del cinema offriva (offre?) alle donne ormai mature, ridotte ad affrontare l’avanzare della loro età, senza più essere venerate. Né dal pubblico, né dagli uomini in generale. Tendenzialmente sole, non gli rimane che lottare tra di loro per accaparrarsi quella poca “luce” disponibile.
Emblematico è il paragone che viene fatto con un’altra faida parallela che intercorre tra Olivia De Havilland e sua sorella Joan Fontaine, anch’essa fonte di frustrazione e di solitudine per le parti coinvolte. Unica luce per Bette in questo momento di tristezza è la consapevolezza di poter contare su un ottimo rapporto di amicizia con la De Havilland. Probabilmente dovuto al fatto di non esserci mai stata tra le due una qualche forma di rivalità, permettendo quindi di potersi avvicinare e diventare amiche come semplici “umane” tra icone. Acquisisce quindi un po’ di senso l’unica parte debole della serie, cioè le interviste alle diverse attrici della Hollywood d’oro sulla rivalità Crawford/Davis. La loro funzione quindi non è solo quella di testimonianza dal di dentro quel mondo, ma farsi da specchio per mostrare anche cosa spinge, motiva, allontana o avvicina un mondo dove l’apparenza e la necessità di stare su un piedistallo diventa una questione di mera sopravvivenza, soprattutto per le donne. Chi ne esce peggio comunque, nonostante un diabolico piano architettato per prendersi tutti i riflettori, è proprio la Crawford. La sua “vittoria” non vale nulla. Il suo Oscar “temporaneo” serve solo a fare compagnia all’unico che lei abbia vinto. Sparirà dopo pochi giorni e rimarrà solo, come lei. Ed è quindi confermato quanto detto all’inizio del primo episodio dalla De Havilland: “Le faide non nascono dalla vendetta, ma dal dolore”. Il dolore di Joan è così grande che non le permette di vedere che calpestare la vita di un’altra donna, sola come lei, sia un’azione inutile e dannosa soprattutto per sé. E’ solo fonte di una soddisfazione effimera, che non fa altro che allontanarla dalla sua umanità e trasformarla in un puro essere invidiante. È stato quindi raggiunto definitivamente il punto di non ritorno e sarà interessante capire cosa rimarrà da mostrare nei restanti tre episodi.
Murphy comunque ci delizia con un piano sequenza che è un omaggio, letteralmente da dietro le quinte, a quella Hollywood lontana nel tempo e nei modi. Questo fa il paio con le sequenza di telefonate fatte alle varie star per fare “scouting” contro Bette Davis, pieni di inside jokes e citazioni. Inoltre ci offre anche un ritratto meno ingessato della cerimonia per eccellenza mostrando, durante il piano sequenza, come si possa passare da un set fotografico glamour ad un orinatoio. Da segnalare infine, le parti  importanti che hanno altre due nascenti star di quel periodo che aiutano a definire ancora meglio la disperazione della Crawford: le due candidate (e una di loro vincitrice) Anne Bancroft e Geraldine Page. Attrici molto più giovani e future protagoniste della nuova Hollywood, forse meno iconica e più al passo coi tempi di quella del ’63. Artifici di qualche “tappa” dell’emancipazione femminile grazie ai nuovi ruoli per le donne al cinema (si pensi al “Il Laureato” per la Bancroft).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il piano sequenza dietro le quinte
  • Il giro di telefonate alle star
  • Le interazioni “mute” tra Joan e Bette
  • Le interviste acquisiscono un senso ma ci vuole ancora qualcosa per renderle interessanti

Feud si conferma essere sempre un prodotto di alto livello dove i pregi di scrittura sovrastano i pochissimi passaggi a vuoto. Le performance delle due protagoniste sono sempre impeccabile e cariche di intensità. La sfida sarà mantenere alto il livello dopo questo episodio clou.

More, Or Less 1×04 1.21 milioni – 0.3 rating
And The Winner Is… (The Oscars Of 1963) 1×05 1.35 milioni – 0.4 rating

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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