Girls 6×10 – LatchingTEMPO DI LETTURA 6 min

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You got a fast car
I want a ticket to anywhere 
Maybe we make a deal 
Maybe together we can get somewhere
Anyplace is better 
Starting from zero got nothing to lose
Maybe we’ll make something
Me, myself I got nothing to prove.

Le note, e le parole, di Tracy Chapman e della sua “Fast Car” scandiscono questo bizzarro, insolito, criptico e totalmente fuori dai canoni tradizionali, series finale di Girls. Sì perché “Latching”, che sia piaciuto o meno, non regala certo quelle indimenticabili emozioni d’addio che hanno segnato per sempre le vite dei fan di Breaking Bad, de I Soprano, di Lost, ma, al tempo stesso, è senz’alcun dubbio qualitativamente lontano anni luce da chiusure orride e senza dignità come quella di un Dexter a caso.
Fatta questa doverosa premessa, va ora puntualizzato che questo series finale è uno di quegli episodi che chiede molto al suo fruitore. Almeno superficialmente, non gli concede nulla per rassicurarlo, per accompagnarlo ad una giusta e “prevedibile” elaborazione di tale addio allo show, affidandosi completamente alla sensibilità del singolo individuo, più che alla massa in generale, di trarre le proprie conclusioni. Stando ai più classici stilemi della serialità televisiva statunitense, infatti, il vero episodio “finale” si rivela essere più quello scorso (che, per l’appunto, s’intitolava “Goodbye Tour“), che si chiudeva con tutte le Girls riunite, per l’ultima volta, alternate al saluto di Hannah a New York, la location protagonista di tutte le loro disavventure. “Latching”, d’altro canto, si presenta più come un anti-finale, essendo anti-climatico, anti-drammatico, anti-tutto insomma.
Che a Lena Dunham non vadano a genio le tradizionali modalità narrative della televisione, lo si è intuito per tutte queste sei stagioni e lo conferma in questo finale scritto, ovviamente, da lei stessa, insieme a Jenni Konner e Judd Apatow, fedeli compagni della sua lunga avventura che è cresciuta anno dopo anno, insieme alla sua incredibile giovanissima autrice. La creatura dei tre ambiziosi autori si chiude rimanendo coerente con se stessa, volendo essere diversa, rifiutando ogni canonica regola, rimanendo soprattutto “reale”. Che fine hanno fatto Adam e Jessa? Shosh si è infine sposata? Ray e “l’amica di Shoshanna” si sono messi insieme? Domande che non avranno mai risposta, domande che invece in qualunque altro show l’avrebbero probabilmente trovata. Ma Girls non è come tutti gli altri ed il trio di sceneggiatori decide che non serve darle queste risposte, perché nella vita reale non sempre si trovano. I rapporti evolvono, spesso terminando per sempre, e di quelle che persone che una volta facevano tanto parte della vita di ognuno, capita che non se ne sappia più nulla. Una decisione sicuramente rischiosa che destabilizza i suoi seguaci. Eppure, rispetto al contesto della rivoluzione dell’HBO di fine anni ’90, lo spettatore medio televisivo può dirsi sicuramente evoluto, ma forse, specie leggendo alcuni freschi responsi che già girano in rete, non ancora del tutto. E, chissà, Girls col suo anti-finale può aiutare in tal senso.
Con Hannah in “macchina” si chiudeva lo scorso episodio, con un inquadratura che ricordava quasi la Claire di Six Feet Under, che a sua volta salutava gloriosamente la serie di Alan Ball cogliendola in viaggio verso un nuovo inizio ed un futuro radioso e colmo di speranza. La “Fast Car” di questo episodio finale, invece, frantuma completamente una pur simile atmosfera sognante messa in piedi nelle prime scene, quando Marnie la comincia a cantare, per poi essere subito messa a tacere da Hannah. Ancora una volta, si registra una rottura con qualsiasi normale prassi televisiva. Alzi la mano chi alla vista della Marnie giunta in aiuto della migliore amica, abbia immaginato un idillio finale, lontana dalla grande città e da tutti, per le due ragazze. Ma il rapporto Hannah-Marnie che si è consumato per queste sei stagioni, un rapporto incostante, spesso ipocrita, sicuramente opportunista, è praticamente il simbolo dello show, e non poteva certo finire in un modo tanto banale.
Aspettative contro realtà. Incoscienza contro consapevolezza di sé e dei propri mezzi. Queste le dinamiche su cui è costruito “Latching”, ben esplicitato con l’arrivo di Mamma Horvath  a cui spetta il ruolo di disilludere entrambe le ragazze, in visibile confusione. Uno scontro generazionale, questo, rigorosamente al femminile, con gli Adam, i Ray (e i Charlie e i Desi), i Tad Horvath, allo stesso tempo sempre lì, come dei fantasmi, ad aleggiare sul percorso di crescita individuale delle protagoniste. L’invito di Loreen a Marnie (e alla stessa Hannah, con quel  significativo “He’s not Adam!“) è appunto di staccarsi da qualsivoglia “dipendenza”, di emanciparsi (come la donna stessa non è riuscita a fare), in questo caso dalla migliore amica, più in generale da ogni altra ingombrante persona della sua vita che soprattutto lei ha reso tale, come testimonia la fitta lista di “ex” della ragazza. Marnie e Hannah, ancora una volta, probabilmente le ultime due Girls che ancora tardano ad entrare nella vita adulta. E allora: ora o mai più.
Ed è così che si arriva alla protagonista, attesa al varco. “Latching” è di fatto Hannah-centrica come, in fondo, è stato l’intero show che, dietro quel plurale nel titolo, ha sempre nascosto la propria predilezione per un unico personaggio. Incostante, ipocrita, opportunista, si diceva, semplicemente Girls, semplicemente Hannah. E, per l’ultima volta, le manie egocentriche ed irritanti della ragazza prendono il sopravvento. Fino all’incontro con un’altra “ragazza”, anch’essa bloccata nella propria immaturità, anch’essa dipendente da un uomo, a cui si affida sacrificando la propria crescita. L’epica strigliata della “signora” stravolge così tutto proprio quando stava per commettere gli stessi errori. Hannah molla l’auto, giungendo a casa a piedi, e mezza nuda (tallonata da un’altra auto). “Fast Car”, alla fine, la canta Hannah al suo bambino che finalmente sembra riconoscerla come madre. Hannah adesso è pronta per “vedere finalmente cosa significa vivere”.

You got a fast car 
I got a plan to get us out of there 
I been working at the convenience store 
Managed to save just a little bit of money 
Won’t have to drive too far 
Just ‘cross the border and into the city 
You and I can both get jobs
And finally see what it means to be living”  

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Hannah che zittisce Marnie, finalmente 
  • Marnie e il sesso virtuale 
  • Loreen, tutto quello che fa o dice 
  • Hannah e la strigliata alla teenager in mutande 
  • Il finale. Semplice, essenziale, estremamente significativo 
  • Addio Girls, nel modo più imprevedibile possibile
  • Oggettivamente, è un series finale che difficilmente può soddisfare una grossa fetta di pubblico. Principalmente perché è decisamente poco canonico, perché è ben lungi dall’essere quello che tutti si aspettavano. Ma, a chi scrive almeno, degli stilemi tradizionali importa poco

Il trio Dunham-Apatow-Konner scrive un episodio intimista, diverso, da un certo punto di vista sovversivo, sicuramente irritante e frustrante per molti. Ma in fondo cos’è stato Girls, se non tutte queste cose? “Latching”, quindi, ne è semplicemente la più azzeccata e più idonea rappresentazione. Nel bene o nel male, l’enfant prodige Lena Dunham lascia la sua creatura con un certo stile, con una delle stagioni migliori viste in questi ultimi anni, sancita da uno dei finali più estranei a qualsiasi legge televisiva di sempre. Addio Lena, addio Girls, che siate “benedette” tutte voi. 
Goodbye Tour 6×09 0.73 milioni – 0.3 rating
Latching 6×10 0.74 milioni – 0.3 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall’HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo…

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