Hand Of God 2×06 – What Do You HearTEMPO DI LETTURA 3 min

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All’inizio dell’episodio, volano mandati di comparizione, ma se ne riparla dopo quaranta minuti, quindi è solo una preparazione degli eventi di cui si occuperanno le prossime puntate. Ron Perlman fa un ottimo lavoro nel dipingere il suo personaggio attraverso tutte le difficoltà che si trova ad attraversare. Bisogna anche riconoscere un merito a Julian Harris: riesce a far odiare al pubblico il suo reverendo Paul Curtis, il quale, dopo essersi comportato da stronzo bastardo nel modo peggiore possibile con Alicia, si fa perdonare offrendole l’anello rubato ad una morta, quindi l’attore sta facendo un buon lavoro. Ci aggiunge pure il carico da undici, continuando a predicare in pubblico e dandosi arie da santarellino, quindi il pugno in faccia ricevuto da Pernell di sicuro ha dato soddisfazione a diversi spettatori.
In generale, però, in questa serie si nota una caratteristica più tipica delle serie britanniche, rispetto a quelle statunitensi: la presenza della società (vedere, ad esempio, la cura dedicata alla descrizione di Stockton, ambiente di provenienza di Crystal, messo in contrasto con quello di San Vicente, per far capire bene il “salto di qualità” effettuato dalla signora grazie al matrimonio) e, in senso più ampio, di qualcosa di più grande dell’ideale a stelle e strisce dell’uomo pioniere o comunque del self made man o anche della famiglia.  La religione e la congrega ne sono un esempio. D’altronde, ognuno ha la sua indole, i suoi principi e i suoi perché, quindi, senza un arbitro “super partes”, non si riuscirebbe a venire a capo di nulla, resterebbe solo la legge del più forte. Il protagonista è certo un giudice, ma la sua bussola interiore è momentaneamente, anche se speriamo non per sempre, alterata dal dolore per la morte del figlio e messa a dura prova dalle sue visioni, di incerta provenienza.
Certo, il mito tutto americano delle Famiglie Fondatrici rimane, ma viene avversato e attaccato, come si vede nelle scene dedicate alla proposta di cambiar nome al liceo (col sindaco Bobo che cerca, suo malgrado, di cavalcare la protesta quasi fosse una novella rivolta degli schiavi, d’altronde la nuova campagna elettorale è alle porte e tutto serve per portare acqua al proprio mulino).  C’è poi il gesto iconoclasta della escort Teresa, la quale se ne va senza voler sapere nulla dei privilegi che suo figlio potrebbe avere dall’essere l’unico erede, per giunta maschio, degli Harris. Preferisce dare tenerissime lezioni di bacio a Keith. Forse vuole evitare, saggiamente, nuovi momenti molto imbarazzanti, come l’incontro improvviso con la legittima moglie del padre di suo figlio.
“Più grandi” del singolo e dei suoi più immediati familiari sono anche gli ideali ecologici di P.J., contrapposti alla fede dei dirigenti della Brooks Corporation nelle capacità di raccolta e analisi dei dati per garantire all’umanità una vita migliore e più sicura. Gli ideali di P.J. hanno in Crystal, madre leonessa, una formidabile paladina: è lei a fornire alla puntata le scene più adrenaliniche. Si trova anche coinvolta nel colpo di scena finale, con l’uccisione della sua alleata hacker, nel corso delle loro personalissime indagini per capire chi siano i complici della defunta Anne Wu. Un cliffhanger utile per lanciare l’ultimo tratto di questa stagione, che ha ormai superato il giro di boa.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ron Perlman
  • Lezioni di bacio
  • La determinazione di Crystal
  • Il reverendo Paul Curtis
  • L’incontro fra le “due mogli”

Puntata abbastanza interlocutoria: prima del plot twist finale, l’unica cosa definita è stata il non cambiamento del nome del liceo. L’atmosfera da vita sotto anestetici in cui tutta la storia viene immersa dilata tempi e ritmi. La linea narrativa delle indagini di Crystal e, in seconda battuta, quella del bambino di Teresa, sono i motivi per continuare a seguire le vicende della serie, al di là certamente della grande interpretazione del suo protagonista.


I See That Now 2×05 ND milioni – ND rating
What Do You Hear 2×06 ND milioni – ND rating

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