Prison Break 5×02 – Kaniel OutisTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nonostante i dubbi iniziali circa una presunta perdita della memoria da parte di Michael, in questo secondo episodio si può già fugare ogni plausibile dubbio: Kaniel Outis sa di essere Michael Scofield. Non lo dice ma lo fa capire, pur senza contatti diretti o frasi esplicite. Alla luce di ciò, la lettura corretta che va data a “Kaniel Outis” è quindi quella di una seconda puntata introduttiva, atta principalmente a dare una veloce pennellata della situazione dentro e fuori il carcere di Ogygia, il tutto con una prima generale storia abbozzata sul nuovo alter ego di Michael Scofield. Niente di più e niente di meno.

See, in game theory, it serves you to be two-faced. Be everyone’s friend till the moment you’re not. You make them love you so much that when they’re up against it, their loyalty will make them act against their own best interests. That’s game theory. A cold, rational focus on winning. Even if it’s at everyone else’s expense. […] I mean, true game theory, everything, everyone is a contingency. You meet people, you bring them into your life and you keep them percolating until the moment you need to manipulate the relationship to your advantage.

Al solito, in puro stile Prison Break, per arrivare dal punto A al punto B nel progetto dell’evasione c’è bisogno di risolvere delle side-quest che occupano l’intero episodio, praticamente creando dei “casi del giorno” utili ad aumentare hype e problematiche (come se già ce ne fossero poche). Paul Scheuring è un maestro in tal senso e anche questa volta riesce a costruire delle necessità all’interno di una prigione che possono essere risolte solo dall’esterno, da altri, il tutto in nome del fine ultimo: l’evasione. La sospensione dell’incredulità è un atto di fede che Scheuring ha sempre chiesto ai suoi aficionados nel corso degli anni, ovviamente anche stavolta, anzi a maggior ragione questa volta, visti i soli nove episodi a disposizione, viene richiesto lo stesso tipo di fede e ammirazione cieca con la promessa di appassionare e realizzare una storyline valida e sempre al limite del possibile/credibile: “Kaniel Outis” è un primo tentativo di mantenere questa promessa.
Questo revival conferma di voler creare una certa distanza con le precedenti quattro annate, il tutto grazie al fitto mistero che avvolge la nuova identità di Michael, la sua miracolosa resurrezione e la cospirazione che sembra nascondersi dietro di lui. L’improvviso (ma auspicabile) ritorno di Kellerman va esattamente ad alimentare il fuoco della curiosità dopo una season première scandita dai tentati omicidi ai danni di Lincoln, tuttavia è un ritorno meramente votato al fan-service che, visto la fugacità, crea quasi più danni che migliorie. Va ricordato infatti che Kellerman era magicamente ricomparso nell’ex series finale, scampato da morte data per certa e qui, in maniera molto naive, ricompare dal nulla per aiutare Sara.
Per un personaggio storico che ricompare però ce n’è uno che sparisce nuovamente, anzi due se si conta Sucre: T-Bag è infatti l’assente ingiustificato per eccellenza, specie alla luce della sua evoluzione in RoboT-Bag. Chiaramente la necessità di condensare molti elementi e molti character in soli nove episodi è un’impresa ardua per Scheuring, abituato com’è a prendersi ventidue episodi di tempo per dilazionare colpi di scena e personaggi. Tuttavia, almeno da quanto visto in questi quaranta minuti, si denota una certa difficoltà sia nell’approfondimento della trama orizzontale (per ora frastagliata), sia in quelle secondarie (accennate e poi abbandonate). Ed è questo il principale problema di “Kaniel Outis”: non c’è modo e soprattutto tempo per approfondire la trama e capire cosa stia succedendo. La sensazione di essere saliti al volo su un treno in corsa che non accenna a rallentare è palese; il fatto è che non sapendo né da dove è partito, né dove è destinato, né tanto meno il tragitto, lo spettatore difficilmente riesce ad apprezzare tutto ciò che viene (velocemente) mostrato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Origami come se piovessero
  • Molta azione
  • Abbraccio finale
  • La teoria dei giochi come mezzo per spiegare il comportamento di Michael
  • T-Bag assente ingiustificato
  • Ritorno di Kellerman troppo fan-service
  • Un po’ troppa superficialità ancora per poter apprezzare pienamente la storyline
Difficile poter dare un voto superiore alla sufficienza a questo “Kaniel Outis”, il perché è già stato detto. Ci sarebbe davvero bisogno di fermarsi un attimo, capire cosa sta succedendo e poi ripartire perché continuando di questo passo, per altri sette episodi, la situazione può solo che peggiorare.
Ogygia 5×01 3.83 milioni – 1.5 rating
Kaniel Outis 5×02 3.18 milioni – 1.1 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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