The Blacklist: Redemption 1×07 – 1×08 – Whitehall – Whitehall: ConclusionTEMPO DI LETTURA 6 min

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I know you’re watching, honey. And I’m coming for you.

Nel 2015, la Juventus disputò la finale di Champions League col Barcellona. Si sapeva che i bianconeri avevano poche speranze di vincere: erano molto stanchi, mentre il tridente d’attacco blaugrana Messi – Neymar Jr. – Suarez era al suo meglio. In effetti il Barcellona segnò. Quando però la Juve pareggiò e Messi venne inquadrato, mentre girava per il campo con l’occhio perso, una luce di speranza si riaccese nei cuori dei tifosi italiani. Niente da fare comunque: Suarez e Neymar segnarono e così la coppa andò in Spagna.
Questa introduzione, speriamo, farà capire anche a chi non tifa bianconero, o non se ne intende di calcio, il senso di crudele disillusione generato da questo season (ma forse series) finale in due parti.
Si inizia bene, con la tensione causata dalla rivelazione a Scottie che Tom è suo figlio. Lei si prende il tempo di versar due lacrimucce, prima di tornare ai suoi doveri, perché la sicurezza nazionale viene prima di tutto. C’è poi un nuovo scontro Tom-Solomon, vinto da Mr. Keen con gioco di prestigio e colpo di testa finale. L’improvviso ribaltamento di fronti per cui, in un attimo, Tom passa da legato e torturato a prendere il controllo della situazione, ammanettando Solomon, non si capisce bene ma fa piacere. C’è addirittura la visita di Lizzie e del capo Cooper. Lei conosce il suocero e fra i due è subito simpatia, lui prende in consegna Howard Hargrave. Proprio qui tutto crolla con un gigantesco buco logico.
Improvvisamente, Mr. Hargrave è in un negozio di fumetti a parlare col figlio. Non si capisce perché.
Non solo: Whitehall è una persona, di nome Richard. Vive, non si capisce se recluso volontario o simpaticamente schiavizzato, in un cubicolo dalle pareti di plexigas, tutte tappezzate di equazioni. Suo scopo è l’invenzione del computer quantistico, evoluto rispetto agli attuali come, diciamo, il razzo per andare sulla Luna in confronto alla bicicletta.
Questa è la seconda, grande delusione, almeno per i fans già inebriati dopo aver sognato e immaginato scenari molto più complessi e innovativi. La soluzione sembra davvero banalotta ma già nella serie madre il nemico a conclusione della prima stagione era Berlino, quindi agli sceneggiatori sarà sembrato opportuno fare così.
La delusione e l’imbarazzo, mentre si cerca di far quadrare l’improbabile, proiettano la loro ombra lunga anche sulle scene potenzialmente più carine e interessanti, come il momento di qualità padre-figlio declinato in salsa MacGyver. Davvero non dispiacerebbe saperne di più sulla giovinezza di Howard a Varsavia, se questo non significasse subirsi un mare di idiozie di contorno.
Per fortuna c’è tempo per lo spettatore di riaversi, giusto quanto basta per apprezzare un finale di puntata, non privo di un certo mordente, che rilancia per l’atto conclusivo.

We’re operational.

La seconda parte si occupa della grande battaglia finale, sembra quasi di tornare ai tempi dei vecchi cartoni animati o del film anni ’80 Wargames, dove il computer veniva ingannato facendolo giocare a tris. Sullo sfondo del conflitto, spiccano i personaggi.
Su tutti giganteggia Howard Hargrave, con un Terry O’Quinn in grande forma. Viene anche trovata una ragion d’essere per la banda di spacciatori con cui Naz è in contatto e per Martina Stella la segretaria di Susan, la quale ha modo di farsi davvero valere. (A questo proposito, notare l’evoluzione dell’indifferenza sociale: sia lei, sia Tom nell’episodio precedente girano per la città tutti insanguinati e nessuno batte ciglio, al limite qualche bimbo si volta un attimo. Parallelamente, si sono evolute pure le Fondazioni private, dai tempi in cui finanziavano progetti stile Supercar. Come le banche, oggi puntano a diventare “too big to fail”.)
C’è un momento di gloria anche per l’ingegner Whitehall, quando fa ripartire un ascensore grazie a un defibrillatore. Mentre lui traffica, gli sceneggiatori riescono persino ad inserire nei dialoghi un avvertimento sui pericoli derivanti da uno sviluppo incontrollato del computer quantistico (praticamente gli stessi al centro del quarto capitolo della saga letteraria Millennium).
Poco soddisfacente, invece, è Mr. Solomon. Non si tratta dell’interpretazione di Edi Gathegi, piuttosto c’è la seconda citazione fuori posto legata alla serie madre, quando lui si definisce “l’ultimo superstite della Pequod, la nave di Moby Dick”. Nell’episodio pilota di The Blacklist, Reddington si era definito “Capitano Achab”, invitando la task force ad andare con lui “a caccia di balene”. Non funziona. Peggio ancora, è passato troppo tempo dall’irruzione al matrimonio di Tom e Lizzie e il pubblico, presumibilmente, non è più interessato a vederlo morire male. Il buco logico tocca pure a lui, grazie alla facilità con cui, semplicemente sparando a un vetro, entra nella stanza che dovrebbe essere sotto lockdown, ma non è colpa sua. Nessuno, costruendola, ha pensato ai vetri antiproiettile.
Tom, per cui questo spin-off è stato inventato, non si mette particolarmente in luce, mentre continuano i suoi momenti di Edipo mal risolto con la madre.
Nel finale, almeno, vengono chiariti molti dubbi: Howard è un pazzo visionario, invece Susan è innocente, ma finisce ugualmente in prigione.
La redenzione comunque non è arrivata per nessuno, qualsiasi cosa ne dica Jacob Banks nel suo brano Unholy War, che accompagna le scene finali. L’idea di usare i tranquillanti al posto delle pallottole, per essere buoni, nei confronti di chi si conosce, non si rivela particolarmente premiante. Ogni personaggio resta sostanzialmente lo stesso dell’inizio, non c’è stato tempo, tanto per dire, di verificare come abbia inciso su Scottie il fatto di aver ritrovato il figlio. Tom, certo, ha avuto molte informazioni in più sul conto dei suoi genitori, ma non si vede come queste potrebbero aiutarlo a diventare un padre migliore o un marito migliore. Forse si potrà apprezzare il cambiamento con il ritorno di The Blacklist, previsto per il 20 Aprile con ben due puntate nella stessa serata.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Terry O’Quinn
  • Comparsata di Lizzie e Cooper
  • Tom – Solomon 2-1, su colpo di testa
  • La sotto trama del gigolò ha una sua utilità, come pure quella degli spacciatori
  • Buchi logici in cui può passare Annibale con tutti gli elefanti
  • Soluzioni non originalissime e un po’ deludenti (Whitehall è una persona, lavora al computer quantistico)
  • Tom poco incisivo
  • Ormai veder uccidere Solomon non interessa quasi più
  • Tom e soci voglion fare i bravi, usando i tranquillanti, ma non funziona
  • Un consiglio: per fare il ghiaccio, meglio usare le praticissime vaschette già divise in cubetti
Questo spin off si è rivelato abbastanza deludente nella sua sostanziale inutilità ed alcuni momenti James Bond ben coreografati non bastano a salvare il prodotto. Per continuare con la metafora da cui siamo partiti, stavolta non ci sarà una rivincita, in una partita gloriosamente perfetta, grazie all’arrivo di Dybala e ad un Barcellona a fine ciclo. Le probabilità di rinnovo per una seconda stagione sono molto scarse, ma questo esperimento può essere cancellato senza rimpianti. Al limite, qualche spunto interessante, come il computer quantistico, può essere ripreso nella serie madre. 

Hostages 1×06 3.99 milioni – 0.8 rating
Whitehall 1×07 3.72 milioni – 0.7 rating
Whitehall: Conclusion 1×08 3.92 milioni – 0.7 rating

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