The Get Down 1×07 – Unfold Your Own MythTEMPO DI LETTURA 3 min

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Mylene, it’s funny. Your first single was “Set Me Free”. Well, have you ever heard the expression, “If you love someone, set them free”? That’s what your parents and boyfriend gotta do. They need to set you free.

L’inutilità di “Unfold Your Own Myth” è emblematica e mette in prospettiva l’intera essenza di The Get Down: c’è davvero la necessità di creare una stagione da 11 episodi (non più 12), dividerla in due parti e poi sfornare una midseason premiere del genere? Non c’è neanche il bisogno di rispondere, tuttavia rimane evidente la pochezza della narrazione e degli eventi che, stando a quanto viene detto, si svolge un anno dopo gli eventi di “Raise Your Words, Not Your Voice“.
Se si riguarda la precedente puntata e si rilegge quanto scritto ci si pone qualche (legittima) domanda: da Bless Them All a Burn Them All nel giro di qualche mese, com’è stato possibile? Banalmente si potrebbe giustificare il tutto sbandierando l’ottimo episodio finale della prima parte ed enfatizzare il nulla assoluto portato in scena da questa puntata, ma in realtà le ragioni sono più profonde, purtroppo, e lo dice lo stesso recensore che ha firmato la precedente recensione.
“Unfold Your Own Myth” è lo specchio dei prodotti di Baz Luhrmann, molto curati tecnicamente ma un po’ frivoli nella trama, ricchi di fronzoli e spesso e volentieri più lunghi di quanto sarebbe in realtà necessario. Gli eventi della puntata, riconducibili ad una serie di tradimenti e liti, si sviluppano dal nulla solo nell’ultima manciata di minuti, lasciando alla musica e alla vaghezza delle parole il compito di giustificare il minutaggio precedente. Shaolin Fantastic, Zeke e Mylene sono il cuore dello show ma anche gli altri personaggi, specie i restanti The Get Down Brothers, sono utili e funzionali alla narrazione, peccato che qui siano relegati in un angolo e usati solo per necessità una volta saliti sul palco. Per questo deficit di relazione, Zeke appare sempre più solo e adolescenziale in atteggiamenti e pensieri (la gelosia per Mylene è comprensibile ma è anche molto bambinesca, così come il comportamento con la figlia del capo), Mylene viene dipinta come distante dalla realtà che fino a poco tempo fa le apparteneva e Shaolin Fantastic sembra un burattino in mano agli sceneggiatori che spaccia a comando senza farsi troppe domande sul tipo di droga da smerciare. Nessuno dei personaggi principali qui sembra avere chiaro il proprio scopo e comunque non appare spinto da motivazioni importanti, quasi come se fosse obbligato e, parlandoci chiaro, gli unici obblighi morali ce li ha il pubblico compulsivo che vuole semplicemente finire la stagione passando oltre episodi come questo.
Quello che si salva di “Unfold Your Own Myth” è ovviamente la regia, sempre molto curata e accompagnata da una colonna sonora studiata, tuttavia ci si può lamentare anche della scelta dell’elemento cartoon, totalmente inaspettato e non proprio adatto al genere. Sarebbe potuto essere accettabile se fin dall’inizio avesse fatto parte del DNA dello show ma qui arriva all’improvviso, non apporta alcun valore aggiunto e oltretutto è utilizzato in momenti e in contesti di cui si poteva fare serenamente a meno.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia e musiche
  • Oltre 50 minuti di nulla
  • L’utilizzo dell’elemento cartoon: imbarazzante
  • Superficialità di personaggi e narrazione
Difficile fare peggio. Non impossibile ma difficile…

Raise Your Words, Not Your Voice 1×06 ND milioni – ND rating
Unfold Your Own Myth 1×07 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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