Prison Break 5×08 – ProgenyTEMPO DI LETTURA 6 min

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E’ molto difficile analizzare una puntata a un passo da quella finale, poiché è suo compito introdurre l’ultimo episodio risolvendo qualche dubbio e lasciando aperto qualche spiraglio in vista della grande chiusura.
Non è un segreto che a partire da “Contingency” i problemi di questo revival siano diventati evidenti. Che la trama risulti artificiosa e che ogni tanto sembri andare un po’ qui e un po’ lì in base alle diverse esigenze narrative (ad esempio salvando questo o quel personaggio, anche senza utilità apparente) è certamente un grosso problema, poiché dimostra una mancanza di solidità da parte degli autori, orientati maggiormente verso l’utilizzo di richiami alla serie “classica” piuttosto che alla creazione di spunti narrativi originali.
Si è sottolineata più volte l’importanza che Prison Break ha ricoperto all’interno del panorama seriale contemporaneo ma continuare ad affidarsi a questo elemento per portare avanti una stagione che non è in grado di reggersi in piedi autonomamente, non soltanto è sbagliato nei confronti del prodotto televisivo stesso ma anche, e soprattutto, nei confronti del pubblico, preso in giro indirettamente attraverso una gestione fallimentare di questo quinto capitolo del telefilm.
Come si diceva ad inizio recensione, “Progeny” ha l’arduo compito di preparare il terreno per l’ultimo episodio. Ci riesce? Bella domanda.
Come suggerisce il titolo, la puntata si occupa di padri e figli e, attraverso tre livelli di progenie, viene fatta luce su alcuni dubbi che ci si porta dietro a partire da “Ogygia“.

Luca Abruzzi

Riusciti ad arrivare a Marsiglia, Michael cerca di mettersi subito in contatto con Sara ma capisce che qualcosa non va: deve a tutti costi rientrare a casa e per aiutarlo Lincoln decide di raccontargli cosa è accaduto durante i suoi sette anni di assenza.
Qui entra in scena Luca Abruzzi, figlio di John, nome e personaggio assai familiare al pubblico. Lincoln infatti dopo aver provato a vivere onestamente, si mette in affari con Luca ma una volta scoperti i suoi loschi traffici, decide di distruggere un carico importante e troncare ogni legame. Tutto ciò genera, ovviamente, un enorme debito nei confronti di Luca e così Lincoln decide di sfruttare questo fatto a suo vantaggio, chiedendo ad Abruzzi di aiutare lui e i suoi compagni ad arrivare negli Stati Uniti in cambio del pagamento da lui dovuto. Alla fine è sempre e comunque Michael a trovare una scappatoia: con un diversivo riescono a scappare, ma una volta intuita la fregatura, Abruzzi e i suoi uomini si rimettono sulle tracce dei due fratelli.
C’è da ammettere che tutta la sequenza dell’incontro tra i fratelli e Luca Abruzzi è ben girata ma troppo orchestrata, macchinosa senza contare che Lincoln, nonostante le buone intenzione, riesce sempre a cacciarsi nei guai, perché agisce senza pensare. Arrivati fino a qui, vanno benissimo i buoni propositi ma non bastano e per quanto piaccia il fatto che Burrows sia una sorta di scheggia impazzita, questa caratteristica non è più credibile e nemmeno utile ai fini della storia.

T-Bag e Whip


Mentre si preparano per arrivare negli Stati Uniti, vediamo Michael assegnare a Whip una missione importante a Chicago. Recatosi al Lago Michigan, il ragazzo trova un barattolo contenente sabbia e sangue ma il momento di maggiore pathos si ha quando Whip e T-Bag si incontrano e viene rivelato che il ragazzo è il figlio di Bagwell. Lo spettatore più accorto probabilmente avrà già avuto alcuni sospetti a riguardo nel corso del precedente episodio: questa scoperta può essere per T-Bag la sua occasione di redenzione. Michael ha affidato all’uomo un incarico che prevede una vita in cambio di qualcosa. Questo qualcosa è la conoscenza di Whip? La mano finanziata da Outis?
Il difetto principale di questo arco narrativo è che ancora non si è capito il vero ruolo che Whip ha nel disegno di Michael. Si risolve con la conoscenza di suo padre oppure David Martin, il vero nome del ragazzo, ha ancora un ruolo nel piano di Scofield?
Giunti ad una puntata dal finale i dubbi sono legittimi ma se esasperati rischiano di diventare una lacuna importante che porterebbe ad una risoluzione frettolosa e poco incisiva di una storia potenzialmente interessante.

Michael e Mike

Prima di parlare del ricongiungimento più atteso, ovvero quello tra Michael e suo figlio, un passo indietro è doveroso. Per arrivare a questo, è necessario soffermarsi sull’incontro tra Jacob e Scofield.
Una volta sfuggiti agli uomini di Abruzzi, Michael e Lincoln arrivano a casa e non trovano nessuno. Si percepisce la frustrazione da parte di Scofield per non essere ancora riuscito a unirsi alla sua famiglia e in più toccare con mano, attraverso fotografie e disegni, che Jacob ha letteralmente rubato la sua vita, è ancora più doloroso.
Michael manda a Sara un messaggio e capisce che la donna è con il suo nemico, approfitta quindi di questo per incontrare Jacob. Il confronto intellettivo tra i due è quasi alla pari, ma Scofield riesce a trovare un modo per far uscire Ness allo scoperto. Un disegno di Mike è per Michael un indizio importante per ritrovare suo figlio e l’uomo non ci pensa due volte a seguire la sua intuizione.
Quello che appare evidente è la volontà degli sceneggiatori di sfruttare al massimo la caratteristica più interessante di Michael, ovvero la sua intelligenza, la razionalità, che però in questo caso fa a pugni con la comprensibile emozione provata nel voler abbracciare suo figlio.
Questa fretta mette l’uomo in pericolo, perché arrivato alla casa al lago, è vero che si riunisce a Mike ma cade nella trappola di Poseidon. Non sappiamo chi è la donna che tiene sotto tiro Scofield e figlio, l’episodio termina con un cliffhanger interessante ma con una serie infinita di domande che ancora non hanno trovato risposta, personaggi secondari con scopi ancora indefiniti e soprattutto troppo poco tempo per dare una degna spiegazione a tutto quanto.
Se dapprima si era convinti che Poseidon potesse essere Jacob, ora tutto è definitivamente ribaltato. Si sa che questa persona/organizzazione riesce ad essere sempre un passo avanti a Michael, ma non si hanno effettivamente indizi che possano portare a lui. Sarà la donna misteriosa?
“Progeny” si presenta come episodio che vuole dissipare alcuni dubbi, riuscendoci a tratti, innescando però da un lato curiosità per come andrà a finire ma anche grande confusione per una trama a volte artefatta, che non ha saputo ben sfruttare il tempo a disposizione per imbastire una storia solida e soprattutto, per la maggior parte, credibile. La paura del “mappazzone” finale è dietro l’angolo e dispiace dire che ancora non ci siamo, nonostante alcune trovate ben piazzate: non è la puntata peggiore ma siamo ben lontani dagli antichi fasti della serie.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il confronto tra Michael e Jacob
  • L’incontro tra Michael e suo figlio
  • Il cliffhanger
  • T-Bag e Whip
  • L’irrazionalità di Lincoln
  • Il ruolo di Whip e T-Bag nel disegno di Michael è ancora troppo nebuloso
  • Troppa carne al fuoco senza una risposta
  • Poco tempo per una degna spiegazione di tutto
Paura, curiosità, delusione e un filo di speranza: sono questi i sentimenti che accompagneranno la visione dell’ultima puntata. Si spera di lasciare Michael e Lincoln in un modo degno ma i dubbi sono tanti, troppi. Pochi giorni e si saprà come andrà a finire. 
Wine Dark Sea 5×07 2.41 milioni – 0.9 rating
Progeny 5×08 1.90 milioni – 0.7 rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell’animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell’animo.

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