Sense8 2×02 – Obligate MutualismsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Questo episodio mostra una struttura inversa rispetto al precedente. Là si partiva dagli spiegoni e dalle proclamazioni di intenti sull’accettazione della diversità e sulla libertà personale, per poi passare alla battaglia. Qui si comincia dalla battaglia del nostro gruppo di telepati contro il signor Croome e i suoi scagnozzi.
In questa parte fa piacere vedere come i protagonisti, all’inizio vittime stordite e inconsapevoli degli eventi, stiano cominciando a passare al contrattacco. A parere di chi scrive, proprio il vedere come i ragazzi riescano ad aiutarsi e scambiarsi i ruoli fra di loro è una della caratteristiche più belle della serie.
Abbiamo poi un momento tutto dedicato a Sun, rimasta un po’ in disparte nella scorsa puntata. Qui le sequenze si fanno altamente drammatiche e adrenaliniche, ma c’è il lieto fine, almeno per ora. La ragazza si sta dimostrando una vera e propria super eroina di livello fumettistico e lo spettatore viene naturalmente portato a tifare per lei, vittima di molte ingiustizie. Fra i due blocchi viene inserito, un po’ gratuitamente, uno di quei soavi momenti tra videoclip e spot pubblicitario di cui Sense8 è fin troppo costellato.
Nella seconda parte dell’episodio, viene dato spazio a momenti molto più discorsivi e si spiega il “mutualismo obbligato” del titolo: è la convivenza tra homo sapiens e homo sensorium. Ambientare l’altisonante dialogo nel museo di Amsterdam dove è esposto il capolavoro di Rembrandt La ronda di notte rende la fruizione del tutto molto più piacevole, anche quando viene esplicitato un pensiero che già serpeggiava nella testa dello spettatore all’inizio dell’episodio: tra Internet e telepatia, di segreto e privato non c’è più niente. Soprattutto quando le due cose si fondono in una persona dedita alla pirateria informatica di alto livello come Nomi.
Cosa non meno importante, emerge come l’organizzazione BPO, dedicata a cacciare i Sensates, non sia monolitica, ma veda al suo interno diverse correnti di opinioni diverse. A quanto pare, tutti i sensi dell’uomo si evolvono, anche il buon senso e nell’epoca attuale siamo al no sides, only players. Gli interessi personali passano davanti alla lealtà ad una fazione.
Sempre nella sezione dialoghi esplicativi, tocca invece a Jonas Maliki – Naveen Andrews (angloindiano, anche se in Lost aveva il ruolo di un iracheno) aprire graditi squarci sulle cerchie di Sensates precedenti a quella dei protagonisti. Si offre così spazio a nuovi scenari.
Tra tutti questi elementi interessanti, uno in particolare suscita una certa tristezza e anche un po’ di noia: sono le vicende della triade messicana Lito – Hernando – Dani. Soprattutto auguriamo alla povera piccina di trovare qualcuno che l’apprezzi come merita e si dedichi a lei, così potrà uscire dal baratro e smetterla di stare pateticamente appiccicata alla coppia gay che ha altro da fare e a cui pensare.
Prima della conclusione, comunque, è d’obbligo soffermarsi un attimo e onorare degnamente la scena che ha vinto il premio RecenSerie “Perla di script”. Stiamo parlando di quella con Lila, la quale, alla domanda “Italian?” risponde “No, Napolitan“. La battuta ha un illustre precedente con la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, la quale, alla stessa domanda, rispondeva: “No, son fiorentina”. Difficilmente sarà stata questa l’ispirazione degli sceneggiatori, ma in uno show che celebra la diversità, ci sta pure una sottolineatura delle mille affascinanti sfumature di cui è composta la nostra penisola.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il gruppo passa al contrattacco
  • Supergirl Sun
  • Il museo di Amsterdam non ha niente da invidiare a quello di Diego Rivera, a Città del Messico, visto nella scorsa stagione
  • Italian?” “No, Napolitan
  • La “triade” messicana mette tristezza (una volta si stava in tre su Furia, cavallo del West …)
  • Tra Internet e telepatia, di segreto e privato non c’è più niente
La serie continua ad attenersi agli ordini di scuderia: “Meno orge, più spiegazioni”. Questa scelta si dimostra premiante per diversi motivi, primo fra tutti rendere più comprensibile allo spettatore il contesto in cui ci si sta muovendo. Il rischio è di rendere intere sequenze troppo pesanti e didascaliche, con personaggi che parlano di argomenti peregrini in un linguaggio incomprensibile ai più. A quest’ultimo problema si cerca di ovviare con ambientazioni particolarmente raffinate e suggestive. Per ora comunque, il tutto mantiene un certo appeal e procede piuttosto speditamente. 
Who Am I? 2×01 ND milioni – ND rating
Obligate Mutualisms 2×02 ND milioni – ND rating

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