Sense8 2×05 – Isolated Above, Connected BelowTEMPO DI LETTURA 5 min

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Sì vabbè ho capito.
(lo spettatore di Sense8 durante molti momenti della seconda stagione)

Un episodio di Sense8 possiede al suo interno momenti di indubbio valore estetico, grazie alla fotografia e grazie anche all’impatto visivo degli attori che tanto avevano conquistato il pubblico durante la prima stagione. Nella recensione della 1×12, si era detto che lo spettatore finiva per voler bene ai personaggi. Si potrebbe addirittura rilanciare dicendo che lo spettatore arriva a innamorarsi dei personaggi, così differenti tra loro da colpire qualsiasi tipo di gusto.
Tanto è stata efficace questa strategia autoriale e attoriale che sin dal primissimo episodio è stata messa in cassaforte la possibilità di garantire un ampio minutaggio a ogni episodio (questa 2×06 2×05 arriva ai 67 minuti!), pur con minimi movimenti di trama.
Rimanendo focalizzati su “Isolated Above, Connected Below” si può notare come, per l’ennesima volta, siano presenti lunghissime sequenze che mischiano elementi come il videoclip, il fan service e l’approfondimento reiterato su personaggi già ampiamente presentati. Non può lasciare indifferente la lunghissima alternanza tra i momenti di erotismo (reale) di Capheus e quello (sensoriale) di Kala e Wolf. Piccolissimo movimento di trama riguardo il primo, insistenza su un punto totalmente già assorbito dagli spettatori: tra Kala e Wolf c’è attrazione, ok. Si potrebbe obiettare: ma la regia e le luci e l’intensità e la piscina e l’immagine della recensione… Sì, tutto vero. Difficile staccare gli occhi dallo schermo in quei momenti, ma siamo pur sempre al sedicesimo episodio di Sense8 e, come si suol dire, il troppo stroppia.
Anche su Capheus, quanto serve alla trama generale della serie approfondire il suo love interest? O meglio, per allargare il discorso ed essere più chiari: quanto minutaggio meritano le storie singole di ogni personaggio – storie di quotidianità, storie d’amore, momenti leggeri, momenti pesanti – rispetto alla vera e propria trama “supereroistico-genetica” che sembra sempre più prendere piede? E il cerchio si chiude: tanto lavoro è stato fatto per far affezionare lo spettatore ai personaggi, che tanta disparità di trattamento può risultare ammorbidita. In altre parole: tanto fan-service, poca sostanza.
Che se poi si va a stringere, tolti tutti i manierismi, i rallenty (che di tanto aumentano il minutaggio), i momenti musicali, eccetera, la trama “orizzontale” che sta prendendo piede ricalca del tutto le dinamiche di serie anche meno pretenziose. Nella prima stagione si è avuto un focus più “intimo” sui protagonisti, sulle loro capacità e sul loro mondo, come se fossero gli unici portatori di alcune abilità. Come nelle serie tv più classiche, nella seconda stagione sembra che si voglia approfondire l’universo narrativo generale di Sense8, inserendo prepotentemente una mitologia, narrando fatti passati, presentando nuovi personaggi e nuove cerchie. Il paragone con Heroes è stato già fatto, ma lì c’era meno rallentatore e meno musica. Infatti è stato cancellato male.

Oh, bellissimo.
(lo spettatore dopo l’ennesima sequenza travolgente di fine episodio)

E come lo spettatore sopra citato, si finisce sempre e comunque per battere le mani di fronte alle travolgenti sequenze che caratterizzano la fine di ogni episodio. Travolgenti sequenze che, a dire il vero, come si è visto, caratterizzano gran parte degli episodi. Con una differenza: che quella di fine episodio dovrà in qualche modo aggiungere elementi di trama orizzontale e creare un cliffhanger. Cosa che, inevitabilmente, non andrà a creare, per esempio, la partecipazione di Lito al gay pride di San Paolo. Ecco, l’unica differenza tra le “travolgenti scene” è questa. Per il resto, si può dire che all’interno di un episodio di Sense8 – e “Isolated Above, Connected Below” non fa eccezione – vi sia un numero esorbitante di potenziali scene finali. Momenti epici, patetici, strazianti, coinvolgenti, sensuali che si avvicendano per tutto l’episodio. Il risultato è quello di un apprezzamento generale per ogni sequenza presa singolarmente, ma di una maggiore perplessità per il risultato complessivo. Come un brano musicale composto di soli Crescendo.
Ciò che il finale di questa 2×06 2×05 ha in più, rispetto al resto, è l’inserimento di ulteriori elementi inerenti il passato dei Sensorium. Il personaggio interpretato da Sylvester McCoy (solo un vero appassionato di Doctor Who lo poteva riconoscere già nella comparsata del precedente episodio) proietta così la storia su un ulteriore piano mitologico. Finora vi era il cluster presente (dei protagonisti) e quello passato (di Angelica e Jonas). L’attenzione viene così proiettata su di un passato ancora più remoto dei sensates. Godibilissimo, inoltre, l’intero momento tra il personaggio di McCoy e Riley.
Alla fine della fiera, alla luce delle considerazioni sopra esposte, non si può che avanzare una perplessità, si spera infondata. Cosa sta facendo Netflix? Tolte alcune serie, l’impressione è che l’obiettivo sia quello della creazione di prodotti da consumare avidamente in breve tempo, puntando molto di più su una risposta estetica immediata che su un apprezzamento sul lungo periodo. Mentre questa recensione viene estesa, vi sono in palinsesto tre serie che vengono trasmesse con il “vecchio” metodo settimanale: The Leftovers, Better Call Saul e Fargo. Ogni episodio di queste sapienti serie viene lasciato decantare per una settimana, creando attesa per il seguente. Lo spettatore ha così 7 giorni per riflettere e pensare ai 50 minuti cui ha assistito. Ciò può anche succedere con una serie rilasciata per intero e divorata in pochi giorni, purché la storia abbia il ritmo giusto per considerare la stagione appena conclusa come opera unitaria su cui rimuginare. L’ammiccamento continuo che serie come Sense8 sembrano proporre allo spettatore può essere identificato come facilissimo materiale di consumo, utile solo per il presente in cui se ne usufruisce, destinato ad essere dimenticato dopo poco.
Questo hic et nunc seriale che sta prendendo sempre più piede rappresenterà un’evoluzione o un’involuzione della scrittura telefilmica?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Come al solito, fotografia e regia
  • Impatto estetico di alcuni momenti
  • Sylvester McCoy e il suo personaggio
  • Focus sul passato dell’universo narrativo di Sense8
  • La versione arcaica di Google dei Sensorium
  • Ripetitività
  • Reiterazione
  • Ammiccamento
Ciò che si guarda può piacere nell’immediato ma, pensando in un diverso piano, viene da chiedersi se il prodotto Sense8 nasca con l’intento di raccontare una storia o di catturare l’attenzione degli spettatori creando in loro dipendenza per un certo tipo di linguaggio, tanto da trascurare altri elementi.

Fear Never Fixed Anything 2×04 ND milioni – ND rating
Isolated Above, Connected Below 2×05 ND milioni – ND rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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