Sense8 2×09 – If All The World’s A Stage, Identity Is Nothing But A CostumeTEMPO DI LETTURA 4 min

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In questa penultima puntata del secondo ciclo di Sense8 la resa dei conti si avvicina, non solo per quanto riguarda la lotta contro il potere e il controllo della BPO, ma soprattutto per quanto concerne ogni singolo sensate, che dovrà affrontare un ulteriore ostacolo.
Nel nono episodio, infatti, il nemico per antonomasia della nostra cerchia, ovvero Whispers, è solo un mero contorno e appare per pochi istanti ad un Will completamente soggiogato dalla disperazione per la morte del padre. Il vero antagonista della puntata è, quindi, l’evoluzione stessa della vita degli otto sensate, che subiscono altri colpi bassi e dovranno essere pronti a reagire assieme.
Purtroppo, però, e per la prima volta dalla nascita del cluster, uno di loro non collabora e viene a mancare, anche se solo per pochi momenti, il concetto di unione che caratterizza in maniera determinante l’essenza della cerchia. Will, infatti, troppo scosso per i recenti avvenimenti, si estranea mentalmente attraverso i bloccanti, per poter rimanere da solo con il proprio dolore. Ne consegue un pericolo non solo per Capheus, ma anche per tutti gli altri personaggi, che devono necessariamente poter contare l’uno sull’altro per sopravvivere e, in senso più ampio, vivere.
Questa seconda stagione, oltre ad essere più movimentata, anche se leggermente più contorta rispetto al primo ciclo, ha esplorato ulteriormente i rapporti tra gli otto sensate, sottolineando il fatto che il loro legame non possa essere puramente mentale, ma anche emotivo e che esso non possa essere messo da parte o evitato. Ogni sensate non esiste a prescindere dagli altri, ma esiste grazie agli altri. E’ necessaria, dunque, una fiducia cieca e un’unione imprescindibile. Quando questa viene a mancare, il gruppo vacilla, si sgretola e potrebbe perdere addirittura il proprio senso dell’esistenza. Naturalmente tutto questo si può estendere ad una cornice più ampia e farci capire che solo stando assieme la cerchia potrebbe riuscire a sconfiggere la BPO.
Come detto, in questo episodio la Biologic Preservation Organisation non gode della luce dei riflettori, ma gli autori mettono per un attimo in standby la storyline e si concentrano sulle vicissitudini di ogni singolo sensate, rendendo la puntata più scorrevole e più facile da seguire, in quanto la trama orizzontale dedicata a questa organizzazione e alla sua caccia ai sensorium non è mai riuscita a ingranare del tutto, inciampando in espedienti troppo arzigogolati.
Il focus sui protagonisti funziona e rende il minutaggio più godibile, complice anche una dose di leggerezza apportata dall’arco narrativo dedicato a Lito e alla sua avventura hollywoodiana, segno che Sense8 non debba per forza essere considerata una serie cupa e soffocante, ma anche in grado di regalare momenti di ilarità, facendoci sorridere da un orecchio all’altro.
C’è da dire, però, che pur essendo una serie corale, Sense8 non riesce a rendere giustizia a ciascun personaggio in maniera eguale ed omogenea, ma finisce con il creare delle storylines più azzeccate rispetto ad altre (Nomi e Amanita a fare da hackers sullo sfondo, Kala sempre contesa tra due fuochi) e addirittura sensate che rimangono troppo ancorati al loro status quo, senza godere di una evoluzione alla pari dei propri compagni. Un calo di interesse per alcune sotto-trame è fisiologico, ma se si vuole mantenere alta l’asticella bisogna far caso anche ai piccoli dettagli.
“If All The World’s A Stage, Identity Is Nothing But A Costume” risulta essere, comunque, un buon episodio, magari meno teatrale e di impatto rispetto ai suoi predecessori, ma di fattura più empatica ed emozionale. Lasciamo i cliffhanger da parte per la prossima puntata, ovvero il season finale, in cui i nostri sensate, volenti o nolenti, dovranno uscire allo scoperto e sfidare una volta per tutte Whispers e la sua organizzazione.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Storyline della BPO accantonata per un attimo
  • Focus più sulla componente emotiva
  • Leggerezza data dalla storyline di Lito
  • Nonostante sia una serie corale, alcuni personaggi bucano lo schermo meglio di altri e non si riesce a trovare omogeneità
  • Episodio meno di impatto scenico
  • Un po’ di lentezza narrativa
Il nono episodio non raggiunge il massimo della votazione per i thumbs down ancora troppo evidenti. Nonostante ciò, si è deciso di premiare una trama più scorrevole e piacevole, spoglia dagli eccessi, anche se a risentirne è il ritmo narrativo e l’impatto visivo. 
What Family Actually Means 2×08 ND milioni – ND rating
If All The World’s A Stage, Identity Is Nothing But A Costume 2×09 ND milioni – ND rating

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