The Leftovers 3×03 – Crazy Whitefella ThinkingTEMPO DI LETTURA 7 min

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Era durante la lontana 1×07 di The Leftovers che il padre di Kevin smuoveva realmente la curiosità degli spettatori, rendendo parte attiva del mistero una semplice copia del The National Geographic Magazine.
Si disse all’epoca:

Il padre di Kevin ci era stato mostrato una sola volta, rivelandosi apparentemente innocuo quanto instabile. Inoltre era stato fatto capire che avesse qualche intrallazzo con il reverendo Matt. Tutto qui. Ex poliziotto, anzi, ex capo della polizia di Mapleton, Garvey Senior non è affatto un debole e innocuo anziano internato. Ciò che è veramente interessante però non è tanto la sua inaspettata agilità e forza, quanto un vecchio numero di National Geographic con il quale per la prima volta mostra di sapere qualcosa riguardo l’accaduto. Questa è la chiave dell’episodio e questo è il marchio di fabbrica di Lindelof. Si può attivare la curiosità dello spettatore verso un mistero in mille modi, ma sicuramente quello che resterà il più disturbante e mistico è l’unione di eventi/situazioni/casi completamente sconnessi verso elementi completamente privi di senso.


Oggi si può dire che quel mistero sia parzialmente chiuso, non senza rinunciare a quelle dosi di incertezza che il mistico mondo di The Leftovers regala.
Provando a seguire un ragionamento che abbracci sia le risposte che i personaggi riescono a ricevere all’interno dello show, sia quelle che lo show regala agli spettatori. Partendo dal National Geographic, ciò che la celebre rivista presenta all’interno è quanto poi lo stesso Garvey Senior si trova a vivere, inseguendo una precisa missione. Perché all’epoca l’ex capo della polizia voleva a tutti i costi convincere il figlio a consultare quella rivista se non per una qualche risposta che potesse aver intravisto? Sicuramente all’epoca non poteva aver avuto le precise risposte concesse dal pollo Tony, ma occorre ricordare che, nella prima stagione, Garvey Senior aveva la caratteristica di parlare apparentemente da solo. Fatto sta che poteva esserci già qualche barlume del piano avanzato in questo episodio, ovvero quello di percorrere la via dei canti degli aborigeni australiani, per un preciso scopo anti-apocalittico.
Mettiamola così: la copia del National Geographic torna in auge, con un intero e diverso continente intorno, già presenza geografica frequente in questa terza stagione. Azzardare eventuali spiegazioni logiche è forse prematuro.
Il personaggio interpretato da Scott Glenn così percorre esattamente quel tipo di percorso che Lindelof ben aveva attribuito alla sua precedente creatura, ovvero John Locke. La figura è quella dell’uomo di fede che non si lascia guidare passivamente ma, una volta interpretato un segno, individuato un conseguente scopo (la cassetta del 1981), lo persegue rendendosi artefice del proprio destino.
L’intero episodio (o quasi) sembra ripercorrere quella struttura monografica che aveva coinvolto alcuni dei personaggi soprattutto nella prima stagione, procedura anche abbastanza usuale nella fase di presentazione dei personaggi. In questo caso, ormai con assuefazione al particolare linguaggio di The Leftovers, l’eventuale “sconclusionatezza” dell’episodio, con probabile chiusura anticlimatica, sconnessa dalle trame “principali”, diventerebbe conseguenza naturale. Invece no.
La linea di questo episodio è quella della casualità, della causalità e della razionalità: se si viene abbandonati in un deserto e si abbandona la strada principali, si rischia di morire; se ci si trucca da aborigeno e si inizia a ballare intorno a un fuoco si rischia di essere arrestati; non è consigliabile molestare l’equipaggio di un’ambulanza; telefonare di notte ad un prete dicendo di aver buttato il suo libro per poi iniziare a dare ordini, può causare malcontento; può essere pericoloso non controllare se il serpente che si è appena colpito con un bastone sia ancora vivo.
Niente di tutto ciò dovrebbe accadere all’uomo di fede guidato da segnali divini. L’intera “Crazy Whitefella Thinking” è il classico viaggio di formazione, caratterizzato da una successione di sfortune. Lo spettatore abituato a seguire The Leftovers guarda ugualmente con ammirazione, senza voler per forza chiudere fili, ricevere risposte o vedersi motivate sequenze qui e lì. L’incontro con Grace spezza questo schema, presentando la storia di una donna che, fidandosi troppo delle sue sensazioni irrazionali, aveva fatto morire i suoi cinque figli che si erano incamminati per le pianure alla ricerca di aiuto. Un atteggiamento apparentemente simile a quello di Kevin Sr. sopra esposto, quindi.
Il finale della 3×03 chiude alcuni cerchi in maniera, per così dire, razionale. Per lo spettatore e per Kevin Garvey Sr. Lo spettatore vede riallacciarsi i misteriosi eventi dello scorso episodio in maniera più limpida del solito. La struttura temporale irregolare – come se tutto fosse un enorme flashback – appare palese nel momento in cui si ripresenta il cliffhanger di “Don’t Be Ridiculous” e le azioni apparentemente senza senso delle donne a cavallo che uccidono l’ufficiale di polizia trovano una spiegazione che più razionale non si può. Razionale a livello narrativo, ovviamente, si è pur sempre nella serie che aveva personaggi vestiti di bianco che non parlavano e fumavano.
Insomma, la trama diviene solida, quadrata, non spiegando del tutto l’utilizzo della copia del National Geographic ma dando senso a diverse delle sequenze cui si è assistito nel recentissimo passato.
Allo stesso modo, alla fine, sia Grace che Kevin Garvey Sr. si trovano al posto giusto, al momento giusto (con la persona giusta?), avendo seguito una lunga e complessa via. Materiale quella del protagonista di episodio che quasi rischia la vita, spirituale per il personaggio interpretato da Lindsay Duncan, protagonista di errori fatali, di cui ultimo l’omicidio dell’uomo sbagliato.

Grace: “You’re not an angel, there is no message and God doesn’t care about me. It’s all just this story that I tell myself. It’s just a stupid, silly story. And I believed it because… I’ve got to be crazy, haven’t I?”
Kevin Garvey Sr.: No, Grace. I don’t think you’re crazy at all. You just got the wrong Kevin.


Una considerazione finale. Nella generale ottima fattura dell’episodio, due monologhi spiccano. Uno è quello di Grace che termina con le battute sopra-riportate e con la risposta di Kevin che segna la conclusione dell’episodio, oltre che la definitiva connessione con l’Australia da parte degli altri protagonisti e della tematica generale riguardante il ruolo “messianico” di Kevin Jr.
L’altro monologo altamente significativo è quello del protagonista dell’episodio che racconta la sua storia dopo il famigerato 14 Ottobre, storia che era soltanto vagamente intuibile. Ancora non si sa niente delle voci che sentiva e delle presenza che avvertiva (forse era effettivamente solo pazzo?), sta di fatto che un paio di particolari catturano la sua attenzione, particolari riconducibili direttamente a quell’episodio straordinario che è stato “International Assassin“. Kevin Sr. era a Sidney e voleva ascoltare un’opera di Verdi: musica ricorrente della 2×08 era proprio il coro tratto dal Nabucco, più conosciuta come “Va’ Pensiero”. Da ricordare poi come in quell’episodio Kevin Jr. ad un certo punto, attraverso un televisore, vedeva il padre completamente allucinato. Probabilmente il periodo coincideva con le misteriose due settimane di trip.
Sognare un visionario episodio che possa ripercorrere quei momenti è più che lecito.

Alcuni passi dalla recensione dell’epoca che possono essere utili a schiarirsi le idee:

Il temporaneo collegamento televisivo con il padre di Kevin lascia sorgere ulteriori dubbi sulla definizione del piano esistenziale d’appartenenza, mostrando una possibilità comunicativa tra due dimensioni evidentemente separate tra di loro. Anche qui non è possibile determinare quanto questo collegamento sia effettivamente reale, oppure se rappresenti l’ennesimo tentativo di depistaggio narrativo da parte degli autori.


Intorno al minuto 18, in sottofondo, possiamo sentire una voce al telegiornale raccontare di un uomo, un tale David Burton, resuscitato vicino alla città di Perth (la stessa menzionata dal padre di Kevin durante il collegamento), ricoperto di punture di zanzara, che afferma di essere stato in un hotel prima di tornare in vita.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La fotografia, quasi uscita dalle pagine del The National Geographic Magazine
  • Il personaggio protagonista ha il necessario carisma per un intero episodio
  • La rivelazione finale dopo un intero episodio di batoste
  • Spiegazioni sulle misteriose scene in Australia dello scorso episodio
  • Il lato tragicomico dell’episodio
  • Riferimenti più o meno occulti a “The International Assassin
  • Tanto altro
  • Piccolissima puntualizzazione: quanto è verosimile che un anziano con una gamba malandata venga buttato giù da un’ambulanza in una zona desertica?
Molto bene.
Don’t Be Ridiculous 3×02 0.77 milioni – 0.3 rating
Crazy Whitefella Thinking 3×03 ND milioni – ND rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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