The White Princess 1×01 – In Bed With The EnemyTEMPO DI LETTURA 7 min

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A distanza di quasi quattro anni dalla messa in onda di The White Queen, l’universo storico in salsa rosa (e con qualche punta di fantasy) raccontato da Philippa Gregory nella saga The Cousin’s War, torna in scena con The White Princess, serie di 8 episodi tratta dall’omonimo quarto romanzo del ciclo dedicato alla Guerra delle Due Rose.
La precedente serie Starz, dopo aver mostrato nell’arco di 10 puntate la storia d’amore tra Elizabeth Woodville e il re Edward IV, la morte di quest’ultimo, l’ascesa e il declino di suo fratello Richard III, si era conclusa con il trionfo di Henry Tudor nella battaglia di Bosworth Field e le parole della Woodville alla figlia Lizzie “You will marry Henry Tudor and you will be Queen of England, as I once was“: una conclusione un po’ frettolosa, bisogna ammetterlo, ma che dava un’idea del futuro dei personaggi rimasti in vita e poteva funzionare anche senza un sequel. Il pilot di The White Princess riparte proprio da lì: due giorni dopo la battaglia, il vittorioso Henry Tudor si insedia a Londra e convoca (facendoli prelevare con la forza dai propri soldati, alla faccia della gentilezza!) ciò che rimane della famiglia York e dei loro sostenitori, per decidere cosa farne; tra costoro vi è anche la nostra eroina, Elizabeth “Lizzie” York, primogenita del defunto re Edward IV, la White Princess che Henry dovrebbe sposare per porre fine una volta per tutta alla Guerra delle Due Rose e cementare il proprio potere sul trono inglese.
Fin dai primi minuti, balzano subito all’occhio due differenze fondamentali rispetto alla serie precedente: da un lato, una maggior cura nei costumi, che erano stati il vero punto dolente (o quantomeno il grande bersaglio delle critiche) di The White Queen; dall’altro, il totale cambio degli attori. I personaggi della precedente serie (ovviamente quelli sopravvissuti a intrighi, congiure, battaglie e morti naturali) hanno subito un completo recast, privando lo spettatore (almeno quello che ha già seguito The White Queen, per il neofita questo problema non si porrà) di quel sicuro appiglio dato dal rivedere sullo schermo visi già noti, costringendolo ad un minimo sforzo aggiuntivo per “sovrascrivere” le nuove facce alle vecchie; nulla di tragico, per carità, ma impedisce quella sensazione di continuità con la serie del 2013 che invece con la sigla, la colonna sonora e in generale lo stile della messa in scena cercano di mantenere. Entrando nello specifico dei nomi e dei ruoli, Essie Davis non fa rimpiangere affatto Rebecca Ferguson nella parte di Elizabeth Woodville, mentre Michelle Fairley, che torna a interpretare il ruolo della madre di un re dopo Game of Thrones, è adorabilmente odiosa nei panni di Margaret Beaufort. Vincent Regan e Richard Dillane vanno a sostituire rispettivamente Tom McKay e Rupert Graves, ma si vedono così poco sulla scena che è difficile valutare se il recast dei personaggi di Jasper Tudor e di Thomas Stanley è stato fatto in meglio o in peggio. Jacob Collins-Levy, al suo primo lavoro recitativo veramente importante dopo vari ruoli minori in serie come Barracuda e Glitch, e Jodie Cromer se la cavano bene nei ruoli non certo facili dei due protagonisti: l’irruento, impulsivo e inesperto Henry Tudor e la forte ma nel contempo fragile principessa Lizzie.
Nel pilot si delineano già quelli che verosimilmente saranno i due grandi filoni della narrazione. Il primo, per ora soltanto abbozzato e piuttosto embrionale, riguarda il principe Richard, il secondo figlio maschio di Edward IV che Elizabeth Woodville, nella serie precedente, aveva salvato dalla prigionia nella Torre di Londra con uno scambio di persona. Al momento il ragazzino risulta disperso dopo l’arrivo dei soldati Tudor nella residenza dei Woodville, ma se c’è una cosa che anni e anni di serie televisive insegnano è che non c’è decesso finché non si vede il corpo, quindi è quasi certo che lo rivedremo in futuro.

Lizzie: “I will walk through my sorrow and I will smile through my pain. I will pretend to be a dutiful wife, but only to their faces. He is my enemy and so is his mother. I will fight them from within my marriage and they will not even know it. I will plot to bring my brother back or, if he is gone, another who will kill this monster Henry Tudor.”

Il secondo filone narrativo, vero fulcro quantomeno di questo primo episodio, è il rapporto tra Henry e Lizzie, costruito sull’odio e sul disprezzo; lei è ancora innamorata del suo defunto zio Richard III, lui odia l’idea di dover sposare l’amante del suo predecessore e preferirebbe la sorella Cecily, ma deve sposarla per assicurarsi il supporto dei nobili ancora fedeli agli York; anzi, prima della celebrazione ufficiale delle nozze, i due sono “costretti” dalla regina madre Margaret a fare sesso, per fare in modo che Lizzie rimanga incinta e avere così la certezza che sia fertile (la nascita di uno o più eredi era fondamentale per un monarca). La bionda principessa, però, è un personaggio tutt’altro che debole e rassegnato al proprio destino e lo dimostra in particolare in due scene: la prima è quella in cui sfrutta il tentativo del re di possederla contro la propria volontà per umiliarlo e ferirlo nell’orgoglio; la seconda è il dialogo alla madre poco prima delle vere e proprie nozze, in cui parla del proprio matrimonio come di un mezzo per causare la caduta del regime dei Tudor colpendolo dall’interno quando altri nemici lo colpiranno dall’esterno (il pensiero corre subito al fuggitivo principe Richard). Quella che emerge nel corso di questi cinquanta minuti, tanto più se la si confronta col ritratto molto poco lusinghiero di un giovane Henry VII inesperto, arrogante e facile all’ira, è una figura femminile piuttosto forte, considerando anche la giovane età, che crolla soltanto quando scopre di essere rimasta incinta di Henry e tenta l’aborto, provvidenzialmente fermato dalla saggezza e dalla compassione della madre. E’ anche vero che con la scena della prima notte di nozze si intravede una possibile “distensione” tra i due, con un re più premuroso nei confronti della sposa (ma forse si comporta così solo perché adesso è incinta del suo possibile erede al trono). L’impressione è che vogliano avvicinare Henry e Lizzie fino a farne la coppia innamorata di cui parla la storiografia ufficiale; la speranza è che questo percorso avvenga in maniera tutt’altro che banale e lineare, con i giusti tempi e la giusta dose di dramma, senza repentini cambiamenti.
Se Henry e Lizzie sono, o almeno dovrebbero essere, i protagonisti, è altrettanto vero che a dominare la scena troviamo le loro madri, Margaret ed Elizabeth, le vere artefici dell’unione matrimoniale, che agiscono nell’ombra: la prima, austera e profondamente religiosa, amareggiata da anni di sofferenze e di umiliazioni durante i quali solo la fede in Dio (e nel futuro radioso del proprio unico figlio) le ha permesso di tirare avanti, è diventata la persona più potente d’Inghilterra (tra lei e il re è chiaro chi detiene il vero potere, per il momento) e può sfogare tutto il proprio disprezzo sugli odiati York; la seconda è una donna che nonostante i lutti, le perdite e gli oltraggi dei vincitori, continua a sopportare e lavorare per il bene di ciò che rimane della sua famiglia e a fungere da punto di riferimento per le figlie. Il merito, qui, è da attribuire sicuramente alle attrici che le interpretano, prima ancora che al lavoro di caratterizzazione dei due personaggi.
Quanto alla magia, l’elemento che aveva caratterizzato già The White Queen distinguendolo da altre rievocazioni storiche, ne abbiamo un semplice assaggio nelle visioni/incubi che Elizabeth crea per Margaret; non è dato sapere se l’ex regina continuerà a fare uso dei propri poteri e se altrettanto farà Lizzie, magari sotto la guida della madre, e non resta dunque che aspettare i prossimi episodi per scoprire quale piega prenderà la narrazione in questo senso.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Maggior cura nei costumi rispetto alla serie del 2013
  • Essie Davis e Michelle Fairley non fanno rimpiangere Rebecca Ferguson e Amanda Hale, anzi…
  • La caratterizzazione di Lizzie
  • Il recast totale dei personaggi potrebbe spiazzare lo spettatore
L’epopea tardo-medievale di Philippa Gregory torna in televisione promettendo la giusta dose di intrighi di corte, storie d’amore e guerre per il trono. Si spera che tutte le aspettative vengano ripagate.

In Bed With The Enemy 1×01 0.6 milioni – 0.16 rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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