12 Monkeys 3×07 – NurtureTEMPO DI LETTURA 6 min

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“I don’t know who of you believes in a god. And if so, what kind? A god of absolutes, or a god of compromise? My god of late has been Time. Time doesn’t concern itself with morality or good or evil, but with if an when. A god who understands that I’ve already done that which I will one day do. Our sins precede us, they define us. One hopes, in the name of order and necessity, wrong for the sake of right. We are faced now with an opportunity: the Witness, in his earliest days. But let’s not soften the truth: we are going to kill a child, a boy of unknown origin, a man with a certain future, both the architect of our destruction. We must not delude ourselves with a notion of innocence. The boy is the man, a totality of mpments. And we have ended, once again, where we began. One life in exchange for seven billions. We don’t just have an opportunity, we have an obligation. The bullet doesn’t kill in one second, it kills in every second. We’re just placing it then where we need it to be now. Perhaps none should. For that, all we have is each other. And the great absolution of time that we might have never sinned at all.”

Con questo bel discorso di Katarina Jones, che si è scelto, nonostante la mole, di riportare integralmente poiché ben focalizza alcuni dei temi più interessanti della serie di Matalas e Fickett quali la colpa, il peccato e il sacrificio per un bene superiore, si apre “Nurture”, che continua la scia positiva di episodi inaugurata da “Causality” e proseguita da “Nature”.
Ancora una volta, il motore della narrazione è la storyline ambientata nel 1953, che vede Cole, Jennifer, Deacon e Hannah rimandati nel passato per recuperare il prototipo di un magnete capace di mettere fuori uso le macchine del tempo “portatili” dei custodi di Athan e uccidere dunque indisturbatamente quest’ultimo; contemporaneamente, Cassie viaggia nel 1990 per incontrare (ovviamente celando la propria identità) la propria madre, una celebre psicologa, e farle esaminare la Parola del Testimone, allo scopo di capire se dietro la figura del futuro Anticristo temporale si nasconda un semplice squilibrato che va necessariamente eliminato o piuttosto un individuo tormentato e ancora recuperabile. La situazione, tuttavia, precipita ben presto: la Jones, sempre più sospettosa, torna nel 2007 al momento in cui Cole sta per uccidere Ramse e scopre così la vera ascendenza del Testimone, per poi richiamare nel 2046 Cassie; la bionda dottoressa, però, riesce a impossessarsi della macchina del tempo portatile presente nel laboratorio e si catapulta nel 1953 da Cole, che intanto ha realizzato di non avere la forza di uccidere il proprio stesso figlio. La possibilità di un ricongiungimento familiare è pero impedita da Sebastian, l’unico superstite dei custodi del Testimone, che afferra il ragazzino e fugge con lui nei meandri del tempo; anche ai due genitori non resta che darsi alla fuga, avendo ormai tradito i loro amici e non potendo fare ritorno nel laboratorio di Katarina.
Tema centrale della puntata è il rapporto tra genitori e figli, ormai il vero e proprio leitmotiv di questa stagione, se si pensa alle sequenze di Ramse e Sam, di Deacon e il fantasma del padre, di Jennifer che si confronta con i genitori (direttamente col padre, indirettamente con la madre), oltre a quelle di Katarina e Hannah. Cassie, in particolare, viaggia nel 1990 spinta sia dall’istinto materno sia da quello filiale, perché nell’incontro con la madre trova sia l’occasione di conoscere meglio il figlio strappandole via ancora neonato, confermando che la sua non è crudeltà innata né pazzia, ma il risultato di una determinata educazione e di determinati eventi (e quindi, come direbbe Luke Skywalker: “There is still good in him“), sia la possibilità di trascorrere per un’ultima volta del tempo con il genitore, sprecata da bambina.
Se Cassie è la madre incapace di considerare il figlio un mostro nonostante abbia assistito all’eccidio da lui perpetrato, Cole è il genitore disposto a ucciderlo per mettere fine al male che stanno combattendo, l’ex-predone convinto di poter premere ancora una volta il grilletto contro un bambino perché non è il primo che ucciderebbe; è solo quando finalmente il padre incrocia lo sguardo del figlio e vede nei suoi occhi (“the only part of a person that can’t lie”, dice Jennifer) l’innocenza e la paura per la pistola puntatagli contro la testa che capisce di non avere di fronte un mostro ma solo un potenziale tale, che può ancora essere salvato.

Athan“You’re like me, you’re Primary.”
Jennifer“I don’t think I’ve ever been like anybody. I don’t think you’re like me at all. I think you’re better.”
Athan: “But one day, I think that you will be the best of us all.”

Chi invece non ha mai rinunciato alla propria umanità e alla pietà è Jennifer Goines, il personaggio sicuramente più “puro” in un gruppo di “buoni” che non si fanno certo problemi a uccidere e a torturare prigionieri, tanto da apparire indubbiamente “fuori luogo” al fianco di gente come Cole o Deacon. La crononauta pazzerella è protagonista dell’unico momento veramente comico (almeno nelle intenzioni) di un episodio altrimenti dominato da un’atmosfera totalmente drammatica, e forse è questo a rendere così stonato rispetto al contesto il tentativo di sedurre uno dei ricercatori del laboratorio in cui si trova il magnete da rubare, o forse lo è il fatto che non si tratta della comicità di 12 Monkeys al suo meglio; ma per fortuna Jennifer si rifà tanto nelle scene in cui svolge il ruolo di “coscienza buona” di Cole, richiamandolo al bene e cercando di convincerlo a non uccidere il figlio, tanto nel breve confronto con il ragazzino in questione, in cui finisce per esserle attribuito un primato morale che, se non si è già realizzato, si realizzerà comunque nel futuro, per quanto sia difficile interpretare esattamente le parole del Testimone in nuce.
La fedeltà di Jennifer va ormai all’amico Cole e questo, se da un lato le rende onore, dall’altro la mette in una posizione pericolosa, perché dopo la rottura tra i genitori di Athan e il gruppo della Jones, potrebbe essere questione di tempo prima che venga fuori che la Goines ha coperto in più di un’occasione gli amici. Similmente, il “tradimento” di Cole e Cassie potrebbe favorire ancora di più la nascente sinergia tra Katarina e Deacon, oltre a costituire un’occasione per Olivia di acquisire sempre maggior credito presso i propri carcerieri. Insomma, i fragili equilibri all’interno del gruppo sono ormai venuti meno: cosa ne verrà fuori solo il tempo lo dirà.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il discorso iniziale della Jones
  • Jennifer “coscienza buona” di Cole
  • Le scene tra Cassie e la madre
  • Jennifer e Athan
  • Cassie e Cole vs. Tutti
  • La scena di “seduzione” di Jennifer
“Nurture” dà una scossa non indifferente alla trama, lasciando Cole e Cassie completamente soli nella loro nuova missione: non più uccidere il Testimone, ma salvarlo. Non è detto che questa condizione duri a lungo, ma intanto ancora una volta le carte in tavola sono state rimescolate e sarà interessante vedere come si evolveranno nell’immediato futuro i rapporti tra i vari personaggi, non più inquadrabili nella semplice contrapposizione manichea tra la squadra della Jones e l’esercito delle 12 scimmie.
Nature 3×06 0.31 milioni – 0.1 rating
Nurture 3×07 0.31 milioni – 0.1 rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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