GLOW 1×02 – Slouch. SubmitTEMPO DI LETTURA 5 min

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Se il compito del pilot è sempre assai difficile (conquistare il prima possibile lo spettatore per spingerlo a continuare la visione della serie) altrettanto si potrebbe dire di ciò che è chiamato a fare il secondo episodio, ossia confermare le buone impressioni del precedente o, nel caso il pilot fosse stato poco convincente, ripararne gli errori. Nel caso di GLOW, dopo un inizio assai pregevole nella fattura e accattivante nei modi, capace di prendere il classico topos del personaggio perdente e disperato che cerca una sorta di riscatto e dargli un tocco di originalità grazie ad una caratterizzazione tutt’altro che positiva, arriva “Slouch. Submit”; un secondo episodio che non solo conferma la bontà del nuovo show di Liz Flahive e Carly Mensch, ma soprattutto esce dalla prospettiva Ruth-centrica che la prima puntata doveva inevitabilmente avere, per concedere spazio anche agli altri personaggi di quel vero e proprio freak show che è il Gorgeous Ladies of Wrestling di cui fanno parte donne-lupo, figlie di papà, eredi di wrestler professionisti, attrici che non trovano più ingaggi e quant’altro.
Ovviamente Ruth Wilder non smette di essere la protagonista della narrazione, anche se paradossalmente all’interno del GLOW il suo ruolo di villain (o, per usare un termine proprio del gergo del wrestling, di heel) si consolida, portandola ad interpretare la parte di una lottatrice che causa un aborto (finto, ovviamente) all’avversaria di cui è gelosa; e, anche se quest’ultima è interpretata da Melrose, protagonista proprio di un finto aborto per giocare un cattivo scherzo all’istruttrice Cherry, è chiaro che nella caratterizzazione della vittima il regista Sam Sylvia si sia ispirato a Debbie che ha tutto quello che a Ruth manca: un marito, un figlio, una vita agiata, la bellezza, un po’ di fama… fama ormai svanita, in verità, perché anche Debbie è finita ai margini del mondo dello spettacolo, costretta ad interpretare un personaggio dapprima in coma e poi sulla sedia a rotelle, un vegetale che fa poco più che la comparsa in scena, per l’unica colpa di aver cercato di ritagliarsi un ruolo un po’ più ampio nella soap opera in cui recita. Gli spettatori alla ricerca di un personaggio per il quale provare empatia potrebbero rimanere delusi da Ruth: con i suoi modi, le sue pretese da grande star che vorrebbe fare qualcosa di culturalmente elevato e non smette di farlo notare, le sue lagne e la sua grande colpa di aver tradito la propria migliore amica; anzi, potrebbero essere pure spinti a “tifare” per quest’ultima (e come dar loro torto?), ma la particolarità della figura interpretata da Alison Brie sta proprio in questa sua umanissima imperfezione, in questa sua patetica natura di inetta e di antieroina.

Ruth: “So, I’m fired?”
Sam: “No! Are you an idiot? You’re chum, you’re blood in the water. Debbie’s the hero and you’re the villain. Everybody’s gonna hate you!”
Ruth“I don’t want everyone to hate me!”
Sam“Oh, Crist! Crying, caring, the desperation… that’s what makes you unbearable! Look, I don’t like you, Strindberg, take that in. Hold on to it. Try not giving a fuck. There’s a lot of power in that. And relax, the devil gets all the best lines.”

Come si è già detto, GLOW non vuole essere totalmente Ruth-centrica e nemmeno adagiarsi sulla semplice contrapposizione tra quest’ultima e Debbie, ma lascia spazio in questo secondo episodio anche ai primi approfondimenti degli altri personaggi: così si cominciano ad avere alcuni frammenti del passato di Sam e di Cherry, col rapporto tutt’altro che platonico fra i due alla notizia della fine del matrimonio di lui (alla base forse della sua esclusione dal mondo dello spettacolo per aver abbandonato il progetto cinematografico in corso?), sino all’accenno all’aborto di lei che si rivela funzionale sia ad una maggiore umanizzazione della donna sia a dare il via agli eventi che portano alla scenetta in cui Ruth interpreta la cattiva. È ancora presto per parlare di rappresentazioni a tutto tondo, ma è confortante vedere che la narrazione, con ogni probabilità, non stagnerà sulla sola protagonista e cercherà di concedere anche ad altri il giusto spazio.
Se c’è un elemento, una cifra che unisce Ruth, Sam, Debbie, Cherry, Melrose, Carmen, Sheila e le altre protagonisti di questo freak show è il grottesco: un grottesco che non si fa mai ridicolo e che funziona sia perché riguarda tutti i personaggi (e non solo uno o due), sia soprattutto perché ha un fondo di serietà, di amarezza, ha la capacità di far sorridere e nel contempo riflettere sul fatto che tutte queste figure sono outsiders, emarginati, derelitti, vittime tanto dei propri vizi personali quanto di circostanze estranee alla loro volontà; il tutto a cominciare dalle convenzioni dell’industria attoriale hollywoodiana che impediscono a chi ha caratteristiche diverse da quelle richieste di trovare un proprio posto nello show business (o di perderlo non appena commette un errore di troppo). Forse il paragone sarà un po’ azzardato e sicuramente non si vogliono mettere sullo stesso piano le due situazioni, ma nel grottesco di GLOW c’è qualcosa che ricorda l’umorismo di Luigi Pirandello, quel “sentimento del contrasto” che non punta alla semplice risata ma alla riflessione, da cui non può che discendere un riso amaro, misto a compassione e pietà.
Infine, se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo e criticare qualcosa, bisogna ammettere che per essere una serie televisiva ambientata negli anni ’80 (un decennio tradizionalmente associato all’epoca d’oro della musica) la colonna sonora è davvero poco incisiva e i pezzi d’annata sono ridotti a due soli, The Look dei Roxette e We Don’t Get Along delle Go-Go’s. Si spera che questo connubio tra narrazione e musica si faccia più serrato e produttivo andando avanti, soprattutto durante i combattimenti che, immancabilmente, dovranno arrivare.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Un grottesco “pirandelliano”
  • Si delineano meglio i caratteri e il background di altri personaggi all’infuori di Ruth
  • Ruth non sembra una protagonista capace di creare particolare empatia con lo spettatore
  • Colonna sonora al momento poco incisiva
Il secondo episodio di GLOW conferma la buona qualità del pilot e cerca già di non rimanere confinato alla sola narrazione di Ruth ma di concedere spazio agli altri personaggi, ognuno diverso e degno di un approfondimento. Che ciò accada o meno, però, dipenderà dai prossimi episodi.
Pilot 1×01 ND milioni – ND rating
Slouch. Submit 1×02 ND milioni – ND rating

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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