Friends From College 1×05 – Party BusTEMPO DI LETTURA 3 min

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Senza girarci troppo attorno, “Party Bus” è semplicemente l’episodio migliore di Friends From College finora. Vuoi per un inizio esattamente non all’altezza delle aspettative, vuoi perché effettivamente questa puntata fa (a tutti gli effetti) ridere e non solo sorridere o creare smorfie di dolore, vuoi perché finalmente Friends From College offre allo spettatore quei 30 minuti di qualità che si attendevano con ansia da “Welcome To New York“. Se tutti gli episodi fossero stati come questo ora come ora non si parlerebbe della serie di Nicholas Stoller e Francesca Delbanco come di un flop, bensì come dell’ennesima buona creazione di Netflix. Non eccelsa, ma semplicemente buona e scorrevole. Invece “Party Bus” eccelle in confronto ai suoi 4 predecessori, ed eccelle per differenza, non perché sia un capolavoro di regia e sceneggiatura.

Ethan:So I am very excited about exploring the burgeoning local Long Island wine scene with you guys.
Some are calling it the new Napa.

Bartender: I never heard that.

Guardando i credits ci si accorge che la puntata è la prima a non essere stata scritta dai due showrunner, bensì dal misconosciuto Justin Nowell che però, in soli 30 minuti, riesce a dare vita alla serie come il duo Stoller/Delbanco non è riuscito a fare in 120 minuti. Il mix di momenti agrodolci e comici è finalmente commisurato alle aspettative e alle situazioni (non come nelle precedenti puntate) che si presentano durante il tour alcolico: quella a cui si assiste è una gita fuori porta tra vecchi amici che si trasforma in un ritrovo alcolico e, come tale, diverse cose strane e apparentemente irrazionali accadono. Si ride, si scherza, si fa gli scemi, tutto nella norma, così come è totalmente normale poi il ritorno alla vita normale e quel sapore agrodolce (a fine giornata nel bus o negli ultimi istanti finali quando Ethan non si presenta all’appuntamento con Sam) che riporta gli animi ed i personaggi alla vita di tutti i giorni, fatta di tradimenti e delusioni.
In questo contesto, e con questo tenore narrativo, “Party Bus” esprime esattamente quel concetto di “adulti mai veramente cresciuti” che molti dei character della serie ostentano di essere. L’ubriachezza, molesta e fastidiosa, e tutto ciò che ne deriva fanno nascere diverse situazioni interessanti che portano sotto i riflettori i drammi di ciascun personaggio (e ovviamente si continua a parlare solo dei tre-quattro protagonisti perché di Marianne e Nick non si sa praticamente niente) ma analizzati e affrontati attraverso quello strano mix di alcolismo e profonda onestà che solo l’assenza di filtri cervello-bocca possono concedere.
C’è quindi spazio per affrontare la perdita del bambino di Ethan e Lisa, la liaison con Sam, il differente comportamento di Max quando è in compagnia degli altri, ecc. Bastano poi pochi momenti in evidente contrasto aspettativa-realtà per generare quel ghigno malvagio ma divertito nel pubblico quando, per esempio, si sostituisce poeticamente la visione dell’insegna del McDonald con il tramonto sul mare. Piccole cose, elementi quasi superflui, ma che funzionano perfettamente per Friends From College, tanto da far riaccendere quella speranza che la serie sia effettivamente così come la si era immaginata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buona l’idea del wine-tour
  • Finalmente vengono proposte delle situazioni divertenti
  • Calibrato ottimamente il mix di momenti seri e comici
  • In alcuni momenti si poteva spingere ancora di più

 

Il miglior episodio finora. Punto. Rimane la speranza che non sia l’ultimo.

 

Mission Impossible 1×04 ND milioni – ND rating
Party Bus 1×05 ND milioni – ND rating

 

 

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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