Gypsy 1×02 – Morgan StopTEMPO DI LETTURA 3 min

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54 minuti che potevano essere 30. Già perchè questo è il primo pensiero che si ha dopo la visione di “Morgan Stop”, 24 minuti abbondanti di inutilità ed inquadrature non necessarie, esattamente come “The Rabbit Hole“. La showrunner Lisa Rubin, qui in veste anche di sceneggiatrice coadiuvata come lo scorso episodio dalla regia di Sam Taylor-Johnson, prova davvero a davvero profondità alla sua Jean/Diane ma eccede nell’intento diverse volte, risultando pesante e fin troppo ridondante in diversi casi, anche se alla fine il prodotto finale appare più apprezzabile rispetto al pilot.
 
I, Sam Duffy, take an oath not to contact or be in contact with Sidney Pierce.
 
L’elemento più interessante di Gypsy è sicuramente la psicologia di Jean, psicologia non psicologa. Il perché, anzi i perchP, plurale, sono presto detti: l’incoerenza, il doppiogiochismo, ma anche la voracità e la doppia vita del personaggio sono una calamita. Perché in fondo Gypsy, fino ad ora, non è altro che questo, ovvero un misto di elementi incoerenti ma intriganti, farciti di menzogne e nascosti dietro un lavoro ed una famiglia apparentemente impeccabili, esattamente come si confà ai sobborghi newyorkesi.
“Morgan Stop” è un episodio interessante e più apprezzabile del suo predecessore per via della “confidenza” che si è già riusciti ad instaurare con Jean ed il suo one-man show. Pur non parlando mai apertamente dei propri sentimenti, fatta eccezione per la sua frustrazione lavorativa, Jean soffre di quella stabilità e di quella pacatezza quotidiane che hanno trasformato la sua vita in qualcosa di prevedibile e non eccitante. Ecco quindi che un caffè fugace al The Rabbit Hole per parlare con Sidney si trasforma in un’occasione eccitante, un qualcosa di trasgressivo da fare e da tenere per sé, nascosto a tutto e a tutti, soprattutto al suo paziente, nonché ex fidanzato di Sidney. Lo stesso spettatore si “eccita” in qualche modo, vivendo per osmosi la situazione di Jean (o meglio Diane) e le sue bugie.
Nel gioco di bugie che le due donne si continuano a raccontare c’è però un’attrazione innegabile che rappresenta anche il cuore pulsante del plot, plot che altrimenti non sarebbe neanche lontanamente salvabile. Ed è infatti in tutti quei momenti inutili, ed estremamente lunghi, in cui Sidney vive il suo quotidiano, che la narrazione e la qualità dell’episodio viene meno, lo spettatore perde l’attenzione e la storia si assopisce. Tutto appare stranamente distante da quel tipico prodotto Netflix che, per diritto di nascita, dovrebbe essere il massimo esponente del binge watching: il ritmo lento, la mancanza di cliffhanger finali e i lunghi momenti di silenzio fanno di Gypsy un prodotto strano e quasi estraneo alla grande N.
Al termine della visione di “Morgan Stop” c’è infatti una discreta voglia di proseguire con un’altra puntata ma non si percepisce né quella necessità, né quella curiosità che normalmente si prova. Anzi, lo sguardo terrorizzato verso la durata dell’episodio successivo si pone come limite invalicabile per sconfortare e scoraggiare lo spettatore alla visione. La colpa non è della trama in sé, quanto piuttosto del minutaggio eccessivo e delle troppe scene prive di valore che fungono da spartiacque tra un momento Jean/Sidney e l’altro. Solo in questo episodio si può citare la visita all’appartamento dell’amica (di cui giustamente non ci si ricorda il nome visto che non ha alcun valore nella serie) e la classica falsa chiacchierata tra mamme fuori da scuola. Momenti inutili, come si diceva, che appesantiscono la narrazione e sviliscono un prodotto che avrebbe del potenziale ma che è sopito dietro montagne di silenzi ed inquadrature soporifere.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jean-Sidney in discoteca
  • Vivida sensazione di tradimento
  • Scene inutili
  • Minutaggio eccessivo

 

“Morgan Stop” è un episodio sulla falsa riga del predecente ma è sempre vittima di quella gestione sconsiderata di tempi morti e scene inutili che ne danneggiano il ritmo e la qualità. Episodi da 30-40 minuti sarebbero più digeribili e adatti allo stile voluto dalla Rubin.

 

The Rabbit Hole 1×01 ND milioni – ND rating
Morgan Stop 1×02 ND milioni – ND rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un’età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del “Progetto Recenserie”. E’ un burbero dal cuore d’oro che gira per l’etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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