Ozark 1×01 – SugarwoodTEMPO DI LETTURA 6 min

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Marty Byrde: “Scratch. Wampum. Dough. Sugar. Clams. Loot. Bills. Bones. Bread. Bucks. Money. 
That which separates the haves from the have-nots. But what is money? It’s everything if you don’t have it, right?
Half of all American adults have more credit card debt than savings. 25% have no savings at all. And only 15% of the population is on track to fund even one year of retirement. Suggesting what?
The middle class is evaporating? Or the American Dream is dead?
You wouldn’t be sitting there listening to me if the latter were true.”
 
Ozark, che prende il proprio nome dall’omonimo lago di Ozark in Missouri, è la serie estiva di Netflix creata da Bill Dubuque (qui alla sua prima esperienza seriale ma già autore delle pellicole The Accountant e The Judge) che vede all’interno del proprio cast Jason Bateman (Disconnect, Arrested Development), impegnato anche come regista per circa metà degli episodi (4 su 10 in totale), ed una Laura Linney (Nocturnal Animals, The Big C, Sully e Frasier) in una forma deplorevole viste e considerate le sue doti recitative e le varie statuette vinte in carriera.
Con uno dei pilot più prorompenti e decisi della recente storia della serialità, la trama catapulta lo spettatore in maniera diretta nella vita del sottomesso Marty Byrde, un apparente innocuo financial advisor che sfrutta la propria attività per ripulire i proventi del cartello della droga messicano gestito da Mister Del Rio (Esai Morales: From Dusk Till Dawn: The Series e How To Get Away With Murder). Tutto accade all’improvviso, in maniera inaspettata e travolgente, come uno tsunami che arriva dal nulla e modifica per sempre l’ambiente circostante. La potenza del pilot si cela non solo dietro la costruzione dell’ottima storia (si fa riferimento sempre a ciò che viene mostrato e dal potenziale espresso), ma anche nella caratterizzazione dei personaggi principali e nei continui plot twist presentati. I due character principali, Marty e Wendy Byrde, sembrano a loro modo essere costruiti attorno ad archetipi ben delineati che nel panorama seriale sono già stati ampiamente utilizzati: il controverso rapporto, anche relativo al dubbioso lavoro di Marty, avvicina i due personaggi alla storica coppia Walter/Skyler di Breaking Bad. Non solo il riciclaggio di denaro ma anche il tradimento e quell’attendismo insito nel comportamento scacchistico di Walter White e Marty Byrde accompagnano lo spettatore ad un paragone spontaneo ed immediato.
Va però detto che questa ricerca nel “vecchio” non risulta un fattore negativo per la serie, e non lo sarà fintantoché Marty e Wendy riusciranno a mantenere l’andatura dei propri personaggi entro i giusti binari, distinti seppur simili rispetto ai due personaggi della serie AMC. Da questo punto di vista Jason Bateman riesce a vincere qualsiasi confronto presentandosi come vero e proprio one man show capace di reggere sulle proprie spalle l’intero peso della serie (o almeno del pilot, fino ad ora), lo stesso non si può dire per Laura Linney il cui character si riesce a far odiare sin dalle prime battute.
 
Marty Byrde:“You see, I think most people just have a fundamentally flawed view of money. Is it simply an agreed-upon unit of exchange for goods and services?
$3.70 for a gallon of milk? Thirty bucks to cut your grass? Or is it an intangible?
Security or happiness. Peace of mind. Let me propose a third option: money as a measuring device.
You see, the hard reality is how much money we accumulate in life is not a function of who’s president or the economy or bubbles bursting or bad breaks or bosses. It’s about the American work ethic.
The one that made us the greatest country on Earth. It’s about bucking the media’s opinion as to what constitutes a good parent. Deciding to miss the ball game, the play, the concert, because you’ve resolved to work and invest in your family’s future. And taking responsibility for the consequences of those actions.”
 
Proprio nel monologo introduttivo si può andare a ricercare la chiave di lettura della trama di questa serie: “prendersi la responsabilità delle conseguenze di quelle azioni”. Le azioni a cui fa riferimento Marty malauguratamente lo vedono coinvolto nei piani del suo amico e collega Bruce nonostante la sua estraneità ai fatti. Tuttavia l’incipit della serie mette di fronte ad un pensiero forzato: Marty conduceva una vita da vero sottomesso in ogni ambito possibile ed immaginabile; sua moglie lo tradiva periodicamente; il suo lavoro e l’ambiente in cui viveva sembravano stringersi attorno a lui come una corda attorno al collo. Il pensiero a cui la serie spinge è “Marty ha trovato il modo di estraniarsi da quella vita da sopravvissuto che sembrava fare“, ma a quale costo? Già, perché le conseguenze future sono incerte e dubbie, nonostante l’unico punto fermo sia la morte nel caso non rispetti il patto stretto per avere salva la vita.
 
“When was the last time you were really truly happy?”
 
Il lago degli Ozark potrebbe significare la riscoperta di vecchie sensazioni e sentimenti a cui Marty pensava di aver detto addio ormai da tempo. Una riscoperta proprio come ne parlava il suo amico Bruce, prima di venire sciolto nell’acido, ma con l’unica differenza che in questa situazione si trova costretto da forze di causa maggiore e qui il nuovo status quo viene percepito in maniera totalmente forzata ma anche liberatoria. La complicità involontaria di Del Rio e Marty portano lo spettatore allo stesso livello di conoscenza degli altri character: nuova location ignota in cui ambientarsi, nuova vita da ricostruire, vecchi schemi da ricalcare.
Dubuque poteva semplicemente far partire la serie dagli istanti finali di “Sugarwood” ed invece esaspera (in senso positivo visto il risultato finale) la situazione di partenza e fa scoppiare la bomba che mette in moto tutta la vicenda fungendo da prologo per ciò che verrà, il tutto concedendo allo spettatore il tempo per apprezzare personaggi e plot. Si potevano usare flashback o semplicemente dei dialoghi (voce fuori campo compresa) per presentare Ozark, ed invece Dubuque gioca seguendo la via maestra fregandosene di lesinare plot-twist. E non si può che apprezzare.
 
“Twenty-two years! Never cheated. Not once. And I had the chance more than a few times. But I never ever took it. Instead, I worked. Came home, went to bed, got up, did it all over again. Not good enough, huh?
And now you want to try to take our money? You want a divorce? I will show you the meaning of ugly. You will lose. I will lawyer up. I will dig in.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jason Bateman/Marty Byrde
  • La scena del grattacielo
  • Monologhi di Marty
  • Mr e Mrs Byrde
  • Abbozzamento della ricerca dell’FBI
  • Trama coinvolgente: un’ora di pilot che non si percepisce
  • Il dialogo introspettivo con la prostituta (impersonificazione della sua coscienza) 
  • Odio viscerale per il character di Laura Linney

 

Un pilot che prepotentemente si presenta nel panorama seriale portando con sé la potenziale serie-rivelazione di questa estate. Jason Bateman conduce i giochi dello show e speriamo continui a farlo non disattendendo le speranze che dopo questo pilot sono lievitate notevolmente.

 

Sugarwood 1×01 ND milioni – ND rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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