Poldark 3×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 6 min

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Maravigliose veramente e nuove
L’opre dei Galli or sono.
Fatto già del lor Re vedovo il Trono;
e la Salica Legge,
Che avean dai tempi del barbato Giove, 
Scartata anch’essa; 
Omai Gallia si regge non più a Re, come pria, bensì a Regina,
Promossa al sacro onor la Guigliotina:
Ma di sì ria pedina, 
Che in isposa al Terror promessa s’è, 
Rinascerà ben tosto un Più-che-Re.
[Vittorio Alfieri – Misogallo, epigramma XXV]

 
Roscoff, la cittadina bretone in cui Ross e Tholly si muovono alla disperata ricerca di informazioni su Dwight, è vittima come tutto il resto dell’ex-regno francese della febbre rivoluzionaria. Nessuno è al sicuro, chiunque può essere arrestato e giustiziato in nome di quella Rivoluzione che avrebbe dovuto liberare il popolo dalla tirannia dei Borboni e che, invece, l’ha soltanto sostituita con un’altra forma d’oppressione: il giacobino Regime del Terrore (a cui poi si sostituirà il meno sanguinario ma tremendamente instabile Direttorio e poi ancora dopo inizierà l’epopea napoleonica).
Nell’episodio precedente, i moti rivoluzionari francesi erano semplicemente un avvenimento sullo sfondo confinati dall’altro lato della Manica e comparivano solo tramite rimandi trasversali nella tranquilla Cornovaglia: le figure dei gentiluomini in esilio ospitati dal barone Basset e la notizia degli scontri navali in cui il capitano Blamey e il dottor Enys risultavano dispersi.
In questo episodio, invece, lo spettatore riceve direttamente un piccolo ma inquietante assaggio di ciò che è diventata la Francia (non si dimentichi che la Bretagna è la periferia estrema della nazione e ciò che vi succede è un pallido riflesso dell’epicentro parigino), un Paese in cui si compiono i peggiori crimini contro l’individuo, il tutto paradossalmente in nome della difesa dei suoi diritti. Sintomatico il fatto che il simbolo della repubblica che dovrebbe garantire liberté, égalité e fraternité sia la ghigliottina.
La ricerca di Dwight riporta alla luce il Ross Poldark che il pubblico ha imparato ad amare ed apprezzare: risoluto in quello che fa fino ai limiti della testardaggine più estrema, pronto a rischiare in prima persona per salvare un amico, capace di scendere in campo da solo contro il mondo per ciò che per lui conta e, dulcis in fundo, capace di rimanere fedele alla moglie anche quando giacere con una cameriera/prostituta sarebbe l’unica via di salvezza per evitare l’arresto da parte dei Francesi. Forse Demelza (che continua  a mandare avanti in prima persona la fattoria nonostante la gravidanza e a prendere le prime, risolute decisioni in proprio mentre il marito non c’è: che donna da ammirare!) è troppo dura nel lamentarsi dell’assenza del consorte, considerando che non è a Roscoff per piacere, ma per salvare la vita di un amico. O  forse ha ragione, perché Ross ha comunque una famiglia, una moglie, un figlio e un altro in arrivo a cui dovrebbe dare la priorità; quel che è certo è che il Poldark di Nampara ha sempre avuto gli altri a cuore molto più di se stesso e con Dwight non fa eccezione, aggrappandosi disperatamente al più misero brandello di speranza, sfidando la polizia francese nonostante l’ordine di ripartire per la Gran Bretagna (pena la morte) e venendo infine ripagato di tali sforzi (seppur in parte, perché un conto è scoprire dove si trova Dwight, un altro è liberarlo da un campo di prigionia).
Certo, questa perenne predisposizione di Ross ad aiutare il prossimo, ad essere costantemente dalla parte del più debole, rende ancora più inspiegabile la sua scelta di rifiutare nel precedente episodio la nomina a magistrato, spianando la strada all’odiato George che non ci ha impiegato molto per dimostrare con quanta “devozione” intenda amministrare la giustizia, dispensando pene severe per piccoli crimini e difendendo gli interessi della classe aristocratica contro quelli del terzo Stato; e tutto ciò diventa ancora più paradossale se si considera che, all’inizio della puntata, il novello signore di Trenwith aveva affermato di voler diventare il paladino del popolo, seppur per il solito calcolo politico (adesso punta alla carica di borgomastro) e non per sincera filantropia. George Warleggan è un concentrato di ambizione sfrenata, alterigia, vanagloria, sadismo e opportunismo: il tipico personaggio che lo spettatore odia senza possibilità di appello e che esiste proprio per essere odiato (solo suo zio Cary è ancora più odioso) e per questo bisogna dare atto al suo interprete, Jack Farthing, per la bravura con cui riesce a rendere l’altezzosità e il viscidume del banchiere. Un buon villain è frutto di una buona scrittura, ma anche di un buon interprete e in questo caso si ha sia l’una che l’altro.
Chi, invece, in questo episodio appare vittima di una cattiva narrazione è Elizabeth. Per capire meglio il problema bisogna fare un passo indietro e tornare alla seconda stagione, quella in cui si è consumato quello sciagurato amplesso fra lei e Ross che tanti lutti addusse agli Achei ai Poldark (parafrasando Vincenzo Monti): nei libri, lui compie un vero e proprio stupro, mentre nella serie televisiva si è scelto di trasformare la violenza in un rapporto consensuale.
Se si fosse mantenuta inalterata la natura violenta e impositiva di quell’unione, l’astio che Elizabeth esibisce contro Ross e Demelza, dopo aver scoperto che i postulanti venuti alla sua porta sono Samuel e Drake Carne, sarebbe risultato credibile (forse un tantino esagerato nel coinvolgere anche i parenti acquisiti del suo stupratore, ma credibile proprio nella sua spontaneità e istintività) invece di farla sembrare una povera schizofrenica che tira fuori dal nulla quest’odio verso i Poldark di Nampara. Stesso discorso si può fare per l’atteggiamento, quasi di repulsione, della donna nei confronti di Valentine che sarebbe stato facilmente spiegabile in virtù della sua natura di frutto carnale dello stupro, mentre nella serie televisiva si cerca di giustificare il tutto col timore che qualcuno possa accorgersi come il neonato non assomigli né a Geoffrey Charles né a George o che sia più scuro rispetto a loro.
In ogni caso, la presa di posizione di Elizabeth e George nei confronti dei Poldark di Nampara si traduce nella decisione di trasferirsi a Truro, lasciando per fortuna a Trenwith il figlio Geoffrey Charles, la sempre adorabile zia Agatha, che anche a questo giro non fa mancare le sue salaci battute, e Morwenna.
Proprio a proposito di quest’ultima, il suo rapporto con Drake non fa che rafforzarsi ed è ormai chiaro che tra loro ci sia un vero e proprio amore, virginale e ancora agli albori sì, ma che matura rapidamente, considerando che siamo solo alla terza puntata e già si parla di baci. I due sono ancora inconsapevoli delle difficoltà che l’amore comporta, sia relativamente al realizzarsi tra persone di classi sociali diverse, sia per quanto concerne la resistenza alla prova del tempo, nonché alle comuni difficoltà ed ai litigi: difficoltà che lo spettatore conosce bene avendole già viste all’opera con Ross e Demelza e con Dwight e Caroline, ma nell’attesa che si manifestino anche per le due new entries non resta che godersi con un tenero sorriso sulle labbra le loro deliziose scene insieme.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • È tornato il Ross Poldark che conosciamo
  • Bella, operosa e con gli attributi: Demelza è la donna perfetta
  • Jack Farthing perfetto nella parte di George Warleggan
  • Zia Agatha e le sue battute
  • La liaison fra Drake e Morwenna prende forma
  • Chi sperava in una conclusione rapida della vicenda di Dwight Enys resterà deluso
  • Il personaggio di Elizabeth

 

Tra Bretagna e Cornovaglia, tra Trenwith e Nampara la narrazione procede, la frattura tra i Poldark e i Warleggan si allarga e la nuova storia d’amore creata appositamente per far penare e sospirare tanti spettatori matura poco a poco. Peccato per la gestione del personaggio di Elizabeth, vittima di pregresse scelte di adattamento che forse andavano gestite un po’ meglio.
 

Episode 2 3×02 5.97 milioni – ND rating
 Episode 3 3×03 5.93 milioni  – ND rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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