Poldark 3×05 – Episode 5TEMPO DI LETTURA 6 min

in Poldark/Recensioni by

Con Ross Poldark non si può mai stare tranquilli: in un episodio è in Bretagna a cacciarsi nei guai con la gendarmeria rivoluzionaria, in quello successivo è a Nampara a godersi il Natale e a distribuire cibo ai poveri affamati, in quello ancora dopo si catapulta nuovamente in terra gallica per una missione potenzialmente suicida finalizzata alla liberazione del caro amico Dwight, che si conclude per il meglio e che porta finalmente la coppia a riunirsi, questa volta si spera per sempre.
Ancora una volta, storia vera e finzione si intrecciano, perché l’impresa della Suicide Squad cornica (di cui fanno parte anche il capitano Henshawe, Zacky Martin, Capitan Uncino Long John Silver il nonno di Jack Sparrow Tholly Tregirls e il clandestino Drake Carne) è legata allo sbarco a Quiberon, un’operazione militare realmente svoltasi nell’ambito delle guerre di Vandea che vide un dispiegamento di forze notevole (si parla di oltre 5000 monarchici emigrati sul suolo inglese, 60 navi da trasporto e 9 navi da guerra della Royal Navy tra cui 3 navi di linea e 2 fregate, più 15000 soldati dell’Armées catholique et royale). Inizialmente il piano di Ross è quello di accompagnare la spedizione e approfittare del putiferio causato dallo sbarco per assalire la prigione di Quimper, ma in un secondo momento, dopo aver visto l’incapacità degli Émigrés di mettersi d’accordo su una strategia comune, cambia idea e decide di agire autonomamente, anticipando la partenza: scelta che si rivelerà lungimirante, in quanto lo sbarco si rivelerà un cocente fallimento per la causa controrivoluzionaria.
Benché gli eventi bretoni rappresentino la parte più importante e movimentata dell’episodio, anche le vicende della Cornovaglia sono foriere di novità e di colpi di scena, a cominciare dalla brusca interruzione della relazione tra Drake e Morwenna per volontà della ragazza, consapevole (grazie a zia Agatha, altrimenti non ci sarebbe arrivata da sola) dei rischi che quel legame comporta, a causa dell’ostilità tra le rispettive famiglie. È ovvio che la storia d’amore tra il fratello di Demelza e la cugina di Elizabeth continuerà, perché come diceva Blaise Pascal “Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point” e la scelta razionale compiuta da Morwenna si scontrerà (anzi, già si sta scontrando) con le ragioni del cuore, ma per il momento la rottura tra i due ha soprattutto la funzione narrativa di spingere Drake ad imbarcarsi nell’impresa bretone, in cui riesce finalmente a guadagnarsi la stima del cognato.
Morwenna continua a ribellarsi all’idea di doversi sposare per puro interesse e non per amore, ma la sua condizione sociale ed economica non le permette di spingersi al di là delle semplici parole, mentre George Warleggan è sempre più ansioso di condurre a termine questo vero e proprio affare che gli permetterebbe di imparentarsi, seppur alla lontana, con i Godolphin. George è sempre più smanioso di realizzare tale unione perché sta ormai toccando con mano, costantemente e ripetutamente, quella sufficienza e quel malcelato disprezzo con cui l’aristocrazia lo tratta, snobbandolo, rifiutandosi di invitarlo alle feste o, quando l’invito arriva, non rivolgendogli la parola: situazioni che susciterebbero sdegno e pietà nello spettatore, messo di fronte al più becero e disgustoso classismo (soprattutto quando poi si pensa a personaggi come Ross e Caroline che dall’alto della loro nobiltà trattano con affetto i popolani e i plebei), se ad essere oggetto di tali discriminazioni non fosse il personaggio più odiato della serie, uno che nella sua scalata sociale ha sempre disprezzato chi stava più in basso di lui e adesso si trova a dover subire, giustamente, lo stesso trattamento. La gioia per essere divenuto magistrato è ormai sfumata, soprattutto dopo aver sentito le voci che vorrebbero Ross favorito per ottenere un seggio nel Parlamento; e benché il rischio che il moro rifiuti l’ennesima carica importante per qualche sciocco scrupolo idealistico sia molto alto, pure per il momento ci si accontenta del livore di George e del fallimento dei suoi puerili tentativi di screditare il rivale.
 
Greater love hath no man than this, that a man lay down his life for his friends.
[Giovanni 15,13 – King James Version]
 
Dulce et decorum est pro patria mori, recitava Orazio nelle sue Odi. Dulce et decorum est pro amico mori, parafraserebbero Ross e i suoi compagni, perché solo un sentimento d’amicizia tanto forte da sfidare la morte può spingere degli uomini che hanno una famiglia, una casa, una vita ad imbarcarsi in una missione rischiosissima in una terra ostile per liberare un loro compagno, quel dottor Enys ormai ridotto all’ombra dell’uomo di un tempo, piegato  dalla prigionia a Quimper, che l’ha messo in contatto con la parte più abietta e crudele della natura umana, che l’ha costretto a vivere gomito a gomito con gente che non poteva salvare e con carcerieri che si divertivano a uccidere i prigionieri per puro passatempo o per scommessa, sperimentando nel modo più doloroso possibile tutta la propria impotenza. Il cambiamento di Dwight dopo la traumatica esperienza appare evidente soprattutto nella sua decisione di mentire sulle condizioni del capitano Henshawe, rimasto ferito nello scontro a fuoco con le guardie francesi, dandolo per spacciato e lasciandolo a morire: una scelta disperata, dettata dalla necessità di non dare a Ross motivi per rimanere indietro e lasciarsi uccidere a sua volta, un’autentica violenza verso la propria stessa natura di medico che ha sempre anteposto la vita delle persone alla propria felicità (basti pensare al caso di Elizabeth nella season premiere, quando sacrificò la prima notte di nozze per farla partorire). Il Poldark sembra comprendere le motivazioni dell’amico e la giustezza dei suoi ragionamenti, perché quando questi lo mette di fronte alla verità non reagisce con la sua solita impulsività, non dà di matto, rimane seduto, addolorato sì ma calmo: segno di quella maturità che George voleva invece negargli nel dialogo con Demelza, mentre semmai l’unico che al momento appare infantile e dispettoso è proprio il Warleggan.
Benché non sia mai stato un personaggio principale, Henshawe ha rappresentato un pilastro della vita di Ross, il socio e l’amico fedele, mai vacillante, sempre al suo fianco nelle difficoltà (economiche e non) e la sua morte rappresenta dunque un evento devastante per il protagonista e le persone a lui vicine; ma è devastante anche per lo spettatore, che non poteva aspettarsi un tale colpo di scena, e soprattutto per lo spettatore-lettore, perché nei libri Henshawe sopravvive. E’ il secondo caso vistoso di divergenza dal materiale cartaceo di partenza, dopo lo stupro di Ross ai danni di Elizabeth, motivato a detta dello stesso attore John Hollingworth dalla volontà di liberarsi di un personaggio sempre più marginale nel prosieguo della narrazione e con sempre meno scene da girare, dandogli una morte memorabile e portandolo almeno per qualche istante al centro della scena: operazione, quest’ultima, pienamente riuscita, vista la potenza emotiva di tale dipartita.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il salvataggio di Dwight da parte della Suicide Squad cornica
  • La ruota del karma gira per George
  • La morte del capitano Henshawe: assente nei libri, ma di grande effetto sullo schermo
  • Dwight e Caroline finalmente insieme
  • Niente

 

Poldark torna in Francia e regala il miglior episodio della stagione finora, facendo felici quanti volevano vedere Dwight libero e nuovamente tra le braccia della sua Caroline. La morte di Henshawe, assente nei libri, è la dimostrazione di come non sempre le divergenze dal materiale cartaceo siano il male, con buona pace dei lettori più estremisti e puristi: tutto sta nella qualità di ciò che viene reso sullo schermo e, almeno in questo caso, non ci si può lamentare.

 

Episode 4 3×04 ND milioni – ND rating
Episode 5 3×05 ND milioni – ND rating

 

 

Sponsored by Poldark Italia

 

Tags:

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Ultimissime

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: