The Mist 1×04 – PequodTEMPO DI LETTURA 3 min

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Nel celeberrimo romanzo dello scrittore Herman Melville, Moby Dick, si raccontava di come il Capitano Achab a bordo della Pequod (da qui il titolo dell’ episodio) dedicasse la propria vita a cacciare la temibile balena bianca, raffigurando in maniera implicita l’eterna lotta tra l’uomo e la natura, due entità così vicine seppur così diverse. In questo quarto episodio della serie targata Spike viene “esaltata” quindi questa grande contrapposizione cercando allo stesso tempo  di introdurre uno dei grandi temi del genere horror: il fanatismo. Nel corso delle precedenti puntate si era già potuto vedere come la follia stesse iniziando ad insinuarsi nella mente delle persone, in particolare nella signora Nathalie che arriva a proclamare un ragno come Dio (strizzando l’occhio alle tematiche del romanticismo) entrando così in netta contrapposizione con padre Romanov, che in questa puntata decide di tirare fuori la tanto cara tematica del “giorno del giudizio”, ricalcando le orme del film di Darabont. Questo piccolo scontro morale dalle connotazioni religiose si rivela quindi una piccola goccia di cultura in quel mare di stupidità e ovvietà che rappresentano i personaggi e le situazioni di The Mist. Nei precedenti episodi ogni personaggio era riuscito a mostrare allo spettatore quanto fosse possibile essere inadeguati in una situazione di pericolo; una demenza dilagante che in questo episodio non sembra volersi fermare continuando a mietere vittime e mostrare perle di stupidità che non solo rendono impossibile non detestare ogni singolo essere vivente presente nella serie, ma che fanno anche domandare come sia possibile che certe persone siano riuscite a sopravvivere fino a quel punto. Basti pensare a Connor che continua a dare più importanza all’odio verso Kevin, piuttosto che non all’apocalisse a pochi metri da lui; oppure alla scena del supermercato dove una bambina muore perché le persone non riescono ad aprire in tempo una porta che poteva chiaramente essere aperta con facilità. Situazioni assurde e improbabili che non solo rendono irreali le scene in cui sono presenti, ma che rovinano anche l’atmosfera horror circostante e tendenzialmente l’intero prodotto. Negli scorsi episodi si era notato come quella che dovrebbe essere la protagonista assoluta della serie, ovvero la nebbia, non fosse nient’altro che un contorno per le scialbe vicende di questi personaggi monotematici, rendendo ancor più ridicole le rare apparizioni delle creature che in questo caso, con la venuta di questa “ombra”, si discostano sempre di più dalle mastodontiche figure del materiale originale, ponendo una definitiva pietra sulle speranze di chi era desideroso di rivedere i mostri apparsi nel film o narrati nel libro. Una grande delusione che priva la serie di quel piccolo alone di curiosità che era rimasto e lascia lo spettatore con tanta noia e poca paura.
In un qualsiasi prodotto di intrattenimento la trama deve venire prima di tutto poiché rappresenta il contenitore in cui ogni personaggio, ambientazione e concetto possono muoversi a proprio piacimento pur seguendo un filo conduttore. Ogni sceneggiatura dovrà naturalmente avere delle svolte e magari dei colpi di scena per mantenere lo spettatore invogliato e incuriosito dal prodotto che sta guardando. Ora prendete queste parole e stampatevele in testa perché in questa serie non vedrete nulla di tutto ciò. Nonostante alcuni piccoli avvenimenti, come lo spostamento del gruppo di Kevin o la già citata discussione in chiesa, questa quarta puntata non aggiunge quasi nulla alla situazione presentatasi nel Pilot, rendendo questo pseudo prodotto horror molto più noioso del previsto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nathalie vs Padre Romanov
  • L’idiozia dilagante dei personaggi
  • L’ombra
  • La scena nel garage ridicola all’inverosimile

 

Il quarto episodio di uno show che non ha la minima intenzione di muoversi o migliorare portando lo spettatore a chiedersi il perchè continuare a seguirlo.

 

Show And Tell 1×03 0.43 milioni – 0.1 rating
Pequod 1×04 0.49 milioni – 0.2 rating

 

 
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Nato in un freddo autunno degli anni 90, questo giovane recensore ha dedicato la propria vita al servizio della grande causa del mondo televisivo, contrastando le pessime serie e chi le guarda.

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