The Mist 1×06 – The Devil You KnowTEMPO DI LETTURA 3 min

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“People call you bitch long enough, one day, you decide to act accordingly.”
 
Una frase che probabilmente nella mente contorta degli sceneggiatori e di chi ha curato i dialoghi doveva risultare come una best quote ed essere ricordata nei tempi a venire, ma che se ci si sofferma un po’ (dato il personaggio di Eve) assume una doppia valenza che la rende ridicola e paradossalmente auto-offensiva.
Tuttavia, dei dialoghi se ne è parlato anche nella scorsa recensione quindi pare corretto evitare nuovamente di sparare su quel versante per cercare altri punti sui quali focalizzarsi. Anche se, c’è da sottolinearlo, nonostante le puntate durino quaranta minuti risulta difficile scovare un qualche effettivo sviluppo o passo avanti nella trama da poter essere analizzato. Questa sesta puntata, a differenza della precedente, si sofferma su tutte e tre le ramificazioni della trama (ospedale, chiesa e centro commerciale) cercando di mostrare vari cambiamenti all’interno delle stesse fazioni.
In ospedale viene eliminato il personaggio di Bryan Hunt (quello neoapparso), senza che allo spettatore venisse data l’opportunità di scoprire qualcosa di più rispetto al Bryan che invece si è unito al gruppo di Kevin e con il quale questa serie aveva aperto le danze nel pilot. Unitamente a ciò, lui stesso sembra non domandarsi il perché una persona lo aggredisca in maniera tanto violenta, lasciando quindi in sospeso qualsiasi possibile scoperta su questo fronte. A far compagnia al gruppo in ospedale ci pensa il dottor Mengele ed il suo innovativo approccio alla questione nebbia: sperimentazione umana per scoprire come e con cosa uccide. Nonostante ci fosse stata mostrata una entità alcuni episodi fa, pare che la nebbia colpisca a livello mentale/psicologico (anche se non sempre è così, quindi una spiegazione corretta e valida ancora non è stata data).
La chiesa è ormai in completa balia di Nathalie e del suo pensiero riguardo la Primavera Nera. Per quanto il personaggio cerchi di ricalcare quello della signora Carmody con il suo personalissimo credo ed il suo potere di evangelizzazione, finalità e modalità risultano completamente diverse: il personaggio di Frances Conroy, per quanto possa apparire pazzo o mentalmente instabile, non sembra avere accenni di cattiveria gratuita o smodata, un fattore invece che per il personaggio (trasposto da Marcia Gay Harden) era la normalità.
La porzione di trama riguardante il centro commerciale è incentrato su due fattori: il primo è la continua riabilitazione del personaggio di Jay; il secondo è rappresentato dal dubbio esistenziale di Alex, rifiutata dall’affetto del mostro della nebbia.
 
Eve: “There’s nothing you could have done.”
Alex: “That thing in the bookstore, it took her and didn’t want me. Why? Why did it want her and not me?”
Eve: “Alex.”
Alex: “It’s because there’s something wrong with me, isn’t it?”
 
Un altro elemento al momento solamente scenico è la nebbia. Proprio lei che dovrebbe essere la protagonista risulta essere un semplice elemento riempitivo e di blando contorno: viene bloccata solo dalle porte che risultano comode alla sceneggiatura, si insinua solo in stanze prestabilite, uccide solo determinate persone mentre altre risultano intoccabili, ma soprattutto non fa paura. L’elemento caratterizzante della nebbia sia nel film di Darabont, sia nel racconto di King era la sua imparziale brutalità che risultava la quasi totalità delle volte certa come lo scoccare dell’orologio. Fino a questo punto, invece, nessun accenno di questa brutalità: si può tranquillamente entrare ed uscire da stanze in cui la nebbia è presente, ma anche lasciare luoghi sicuri ed andarsene tutti tranquilli all’esterno cercando veicoli con cui spostarsi. Il colmo è che il terrore della nebbia ricompare nella mente dei personaggi solo all’occorrenza, mentre il resto del tempo viene bellamente ignorata.
Noi avremmo anche fatto l’errore di iniziare a recensirlo, ma gli sceneggiatori ce la stanno proprio mettendo tutta per non smentirci.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ad avercene
  • The Mist

 

“Questa è la più grossa castroneria dopo Dumbo l’elefantino volante.”[RecenSerie, 2017, parlando di The Mist.]

 

The Waiting Room 1×05 0.54 milioni – 0.2 rating
The Devil You Know 1×06 0.41 milioni – 0.2 rating

 

 
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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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