Marvel’s The Defenders 1×01 – The H WordTEMPO DI LETTURA 8 min

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Nel 2013, Netflix e i Marvel Studios annunciavano al mondo la loro collaborazione finalizzata alla realizzazione di quattro serie che sarebbero poi confluite in un’unica (mini)serie crossover. L’idea era di per sè encomiabile ma portare il progetto al suo compimento rappresentava una grossa sfida perché si cercava di avere lo stesso risultato degli Avengers sfruttando però i mezzi del piccolo schermo. Quattro anni dopo non si può ancora dire di aver vinto quella sfida, ma già da questo pilot (comunque non esente da difetti) si può essere orgogliosi per il raggiungimento di un importante traguardo. Sia nel caso degli Avengers che in quello dei Difensori, i Marvel Studios sono riusciti a realizzare qualcosa di mai tentato prima e solo per questo motivo bisogna riconoscerne la bravura e la tenacia.
Tutta questa premessa perché, visto quanto accade in “The H Word”, si potrebbe rimanere delusi dalla puntata che si fa riconoscere per una spiccata vena riassuntiva. Chi è rimasto deluso deve sforzarsi di entrare nei panni di Douglas Petrie e Marco Ramirez (showrunner di Marvel’s The Defenders) che si sono trovati tra le mani un compito non semplice per via della proporzione pubblico/progetto. Tanto alte sono le pretese del pubblico, più il progetto deve essere strutturato in maniera intelligente, certosina e con una narrazione che scorra fluidamente. E vista la suddivisione in “soli” 8 episodi la meticolosità è doverosa.
“The H Word”, più che dare il via alla narrazione con un incipit ben assestato, si preoccupa di ricapitolare lo status quo dei protagonisti dei quattro “prequel series” (in ordine cronologico: Marvel’s Daredevil, Marvel’s Jessica Jones, Marvel’s Luke Cage e Marvel’s Iron Fist) creando un punto di raccordo tra la loro storia personale e la loro futura collaborazione. Questa presentazione, per quanto pesante da sorbirsi, è stata necessaria per almeno tre macro-punti di vista:

  1. Da un lato, aiuta a recuperare il filo delle 4 serie precedenti (nonchè 5 stagioni), ripasso utile soprattutto per chi se le è viste in contemporanea e ha dovuto aspettare mesi tra una e l’altra. Dall’altro, per chi si è approcciato solo a Marvel’s The Defenders, perché spinto a seguirlo anche solo per uno dei protagonisti, dà un’infarinatura molto generale e generalizzata degli altri. Questo perché, già da alcune scelte registiche, il pilot lascia intendere come il serial non sia disposto ad ammettere ignoranza alcuna.
    Numerosi sono infatti i riferimenti e le citazioni agli eventi precedenti, e la cosa è buona, giusta e doverosa. Marvel’s The Defenders è la conclusione di un percorso, l’atto finale di una lunga ed elaborata saga, ed ignorare completamente le precedenti storyline sarebbe stato poco professionale. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, ma tra i tanti basta riportare quello dell’ufficio dismesso di Jessica Jones. La sua non è una semplice abitazione dismessa, poiché ogni crepa o buco nel muro è un richiamo a precise sequenze ed episodi significativi.
    Va comunque ammesso che forse l’episodio si preoccupa di presentare troppi personaggi: alcuni comprimari potevano fare capolino anche puntate più avanti, così da alleggerire il carico di presentazioni.
  2. Questi riassuntoni sono utili a far proseguire le storyline lasciate in sospeso nelle rispettive serie, utili e doverosi per fare il punto della situazione e capire il punto di vista con cui ogni character si approccerà allo scontro con Alexandra. Se è vero che questo lungo prologo ha portato, come conseguenza, una corposa lentezza che ha appesantito la puntata, va però ammesso che era necessario per riprendere il filo narrativo da dove si era concluso. Molte situazioni e relazioni tra personaggi sono state infatti lasciate in sospeso in modo da confezionare un cliffhanger e tenere gli spettatori sulle spine, ma questo ha poi di fatto congelato la storia che non ha più avuto modo di continuare. L’esempio più calzante è quello di Matt e Karen dopo che lui le ha rivelato di essere Daredevil.
  3. Il tentativo di abbattere quella che è un po’ la bestia nera dei crossover/team-up: l’assenza di profondità di tematiche. Il principale difetto di tutti i crossover degni di questo nome, è che spesso il prezzo da pagare per riunire due o più superstar, all’interno del contesto in cui si muove, è privare il contesto stesso di una certa profondità. Non che siano richieste chissà quali riflessioni sulla vita, l’universo e tutto quanto, ma lo spettatore richiede in ogni caso che i personaggi inseriti nel crossover siano protagonisti di una trama degna del loro spessore. Soprattutto nel caso dei fumetti, in passato è sempre stato difficile trovare premesse convincenti per l’incontro di due eroi; il comicdom supereroistico è pieno zeppo di team-up aventi delle premesse davvero sceme per riunire uno o più superstar, quasi più patetiche scuse, che vere motivazioni. Indubbiamente “The H Word” è partito con una lentezza davvero smodata, ma è anche vero che l’ha fatto anche per tenere fede alla proporzione pubblico progetto: se l’incontro tra i quattro futuri Difensori fosse stato più veloce si sarebbe mossa la lamentela dell’assenza di parsimonia, chiedendosi il perché di così poca gradualità, rievocando un qualsiasi team-up infantile. Manca indubbiamente un compromesso ma, quando si vogliono grandi personaggi calati in una grande trama, per forza di cose qualcosa va perso. 

Questi macro-punti appena analizzati sono elementi da croce e delizia. Era necessario “riportare in vita” i personaggi per ricreare il contesto narrativo adatto alla loro unione e, ovviamente, il focus nella vita quotidiana di ciascuno porta sul groppone degli enormi svantaggi nel breve periodo, svantaggi che però sono necessari ad una caratterizzazione dei personaggi, alla maggiore profondità degli stessi e dell’ambiente circostante di una New York City sotto il giogo de La Mano. Preoccupa indubbiamente la partenza, dato che con otto episodi a disposizione una lentezza del genere è deleteria, ma è lecito credere che col procedere della narrazione si aggiusterà il tiro.
All’unanimità si possono invece riconoscere le enormi doti recitative di tutti gli attori comparsi in questa 1×01, anche chi – come Claire Temple, immancabile quinto Beatles – compare per pochi secondi. Ormai Charlie Cox & Co. hanno talmente interiorizzato i loro characters da essere entrati in completa simbiosi con loro. Grande valore aggiunto per questa serie crossover è l’ingaggio di una signora attrice come Sigourney Weaver che non ha proprio bisogno di presentazioni (ma nel caso, qui il suo cv). È vero che, spesso, la presenza di un grande attore non è sinonimo diretto di qualità o grande interpretazione, però già dalle poche sequenze e linee di dialogo e lei dedicato, la Weaver come villain promette grandi cose. E la profondità, nonché importanza, del suo character è presentata per via indiretta proprio grazie alla presenza e reverenza di Madame Gao, ovvero colei che sembrava non dover rendere conto delle sue azioni a nessuno. E se Madame Gao rispetta e si prostra ad Alexandra allora il personaggio della Weaver merita tutta la reverenza possibile.
A tal proposito, uno dei grandi vantaggi di avere una presentazione a turni alterni dei vari protagonisti è che nessuno di loro calpesta i piedi all’altro, evitando quindi la presenza di un character alpha che domini e monopolizzi la scena, al contrario di come accadeva per gli Avengers dove Iron Man finiva per avere fin troppi riflettori puntati su di sé. Ovviamente, essendo la prima puntata, non è ancora dato sapere se la cosa verrà mantenuta anche nel momento del loro incontro ma si confida che, quando i Difensori si incontreranno per davvero, si avrà una buona interazione tra di loro, senza che qualcuno cerchi di primeggiare.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità e le strizzate d’occhio per questo attesissimo crossover? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.

  1. Il personaggio di Trish Walker, sopratutto nel suo alter-ego di Hellcat, è maggiormente conosciuto per esser stato uno dei membri più famosi dei Difensori.
  2. Quando Trish compare nell’episodio indossa i colori del suo costume da Hellcat.
  3. Sul bus che accompagna Luke ad Harlem si può vedere un poster con la scritta “New Harlem Renaissance”: un riferimento ai piani per il quartiere di Black Mariah e Shades.
  4. Il luogo in cui Alexandra e Madame Gao si incontrano è il Rockefeller Center Roof Gardens, luogo reso famoso da una scena del primo Spider-Man di Sam Raimi. 
  5. Karen Page scopre l’identità di Daredevil dopo che Matt Murdock gliela rivela in “A Cold Day In Hell’s Kitchen“.
  6. L’uomo rincorso e ucciso da Elektra è accreditato come Shaft. Comparso per la prima volta su Daredevil #187 del 1982, Shaft è un membro dei Casti e pupillo di Stick. Muore su Daredevil #189 del 1982 cercando di proteggere il corpo senza vita di Elektra nel tentativo di impedire che la Mano lo prenda per resuscitarlo. 
  7. Il titolo è un riferimento alla parola “hero”, che in Inglese inizia con la lettera H.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Presentazione dei singoli Difensori
  • Presenza importante di Sigourney Weaver
  • Grande recitazione generale
  • Ogni personaggio ha il suo giusto spazio
  • Tentativo di portare profondità al crossover, quando spesso eventi del genere non ne hanno
  • Citazioni e riferimenti alle precedenti serie
  • Smodata lentezza della puntata
  • Forse troppe presentazioni di troppi personaggi?

Ci si poteva muovere diversamente, approcciandosi alla miniserie più da vicino ed maniera efficace ma, per soddisfare esigenze e requisiti insiti nelle aspettative e nella poliformità del prodotto, è comprensibile l’attitudine ed il modello scelto da Douglas Petrie e Marco Ramirez per “The H Word”. Va comunque ricordato che un pilot lento non indica certo la fine del mondo. Si tratta comunque di una serie Netflix che si sviluppa come un film suddiviso in puntate e che, proprio per questo motivo, punta sul binge watching. “The H Word” è una sorta di prologo a ciò che Marvel’s The Defenders sarà. È solo l’inizio, quindi si da un Thank di incoraggiamento e per la gioia di vedere così tanti personaggi riuniti sotto un unico tetto. In caso di delusione però non si guarderà in faccia nessuno.

The H Word 1×01
ND milioni – ND rating

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Nato da un’idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: “Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell’insegnamento”. Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E’ destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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