Marvel’s The Defenders 1×05 – Take ShelterTEMPO DI LETTURA 8 min

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I’m not seeking penance for what I’ve done, Father. I’m asking forgiveness for what I’m about to do.

Sono passati già più di due anni da quando il pubblico ha potuto sentire per la prima volta queste parole. Era la nascita di una collaborazione seriale in pompa magna tra la Marvel Entertainment e Netflix, ma era anche la gloriosa e sanguinaria genesi del Diavolo di Hell’s Kitchen, il primo dei quattro eroi qui riuniti in crossover. Negli anni successivi si sono susseguiti sullo schermo anche Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist, ma, quasi involontariamente, il denominatore costante, l’immancabile pietra di paragone che pubblico e critica hanno sempre tenuto ben in mente, è continuato ad essere Marvel’s Daredevil, l’inizio e la partenza di questo viaggio.
In un certo qual modo si potrebbe affermare che in quel “forgive me for what I’m about to do” sia racchiusa tutta l’evoluzione, il susseguirsi di eventi che hanno portato quattro poco amichevoli eroi di quartiere a uno scontro frontale con la Mano, alla stessa maniera del più famoso “I am Iron Man“, che implicava segretamente tra le altre cose un’invasione di Chitauri, la minaccia di Ultron e in ultima analisi lo scontro con Thanos. A livello extra-scenico quindi, per tutto lo sviluppo del progetto, la semplice proposizione “Come Stark guida i Vendicatori, così Murdock guida i Difensori” si è imposta naturalmente come vera, o quantomeno molto probabile. Dei quattro attori protagonisti, per di più, Charlie Cox è l’unico a non avere alle spalle un’altra produzione importante (ad eccezione del suo ruolo non certo principale in Boardwalk Empire) – Kristen Ritter in Breaking Bad, Finn Jones in Game of Thrones, Mike Colter in The Good Wife. Questo gli ha permesso di calarsi completamente nel ruolo di Matt Murdock, di vivere letteralmente la stessa cecità e di dare uno spessore e una tridimensionalità al suo personaggio, non così comuni nel panorama seriale (anche se parte del merito va data ai 26 episodi avuti a disposizione per dare profondità a Matt Murdock). C’è da dire però che questo punto di forza su cui il duo di showrunner Petrie-Ramirez poteva costituire una solida base per il “progetto Defenders”, al tempo stesso poteva rivelarsi come un impiccio assolutamente da evitare: se un solo personaggio avesse oscurato gli altri tre, allora non si sarebbe potuto più parlare di una serie crossover.
A questo proposito arriva puntuale “Take Shelter” che, dopo che i primi quattro episodi avevano smentito questa pur legittima preoccupazione, si occupa di far compiere a Daredevil il passo che gli spetta. Se fuori dallo schermo l’avvocato è riconosciuto facilmente come leader di questo gruppo di eroi, ora è necessario che anche chi vive dentro lo schermo prenda considerazione di questo, a cominciare dallo stesso Murdock, che tra tutti i Difensori è quello che più è cambiato dalla fine della sua seconda stagione. Nei primi quattro appuntamenti di binge watching si è potuto conoscere un Matt Murdock restio ad aprirsi agli altri, restio a farsi coinvolgere, ma soprattutto restio a indossare di nuovo le vesti di vigilante. Il suo riappropriarsi della propria identità, a cui viene dedicato direttamente o indirettamente gran parte del minutaggio di puntata, rappresenta paradossalmente il plot-twist che la serie necessitava per entrare nella sua fase finale. L’entrata in gioco di Daredevil, come evidenziato tra l’altro anche dal meeting delle cinque quattro “dita” della Mano su cui torneremo tra poco, sposta la Guerra di New York da una dimensione generale (the Hand vs the Chaste – the Hand vs K’un Lun) a una dimensione personale (Matt vs Elektra). A dispetto della filosofia di vita di Stick, l’entrata in gioco di una parte più sentimentale inizia già a dare i suoi effetti, come si vede nella preoccupazione di Murakami e soprattutto nella tortura-interrogatorio di Sowande: Daredevil è sia il leader che i Difensori meritano, sia quello di cui hanno bisogno adesso. E finalmente è arrivato.

Matt Murdock: “I don’t wanna lead anyone, Stick.
Stick: “For a man who believes in God, you sure like denying he has a plan for you.
Matt Murdock: “Don’t use my faith against me.
Stick: “And what about this city? The place you can’t live without. The place that made you what you really are?
Matt Murdock: “You don’t get to tell me who I am, all right? Trust me, I know.

Se Netflix avesse confermato la canonica struttura a tredici episodi, probabilmente questa evoluzione sarebbe stata trattata lungo tutta una puntata. Con la riduzione ad otto, è ovviamente necessario shakerare al meglio molteplici linee narrative, in qualche caso con buoni risultati, in qualche altro meno. La nota negativa di “Take Shelter” è sicuramente la gigantesca ellissi che intercorre tra quando Luke Cage viene investito da un furgone a piena velocità e il suo ritorno al dojo di Colleen insieme a Sowande fatto misteriosamente prigioniero. In misura minore inizia a risultare problematica la gestione dei villain: nonostante il ritorno del sempre gradito Bakuto (probabilmente uno dei personaggi migliori di Marvel’s Iron Fist) e un paio di momenti in cui Madame Gao sprigiona tutta l’epicità di cui è capace, sembra che anche questi avversari inizino a soffrire della stessa svalutazione che affligge anche i loro “cugini” cinematografici. Alexandra in primis, nonostante la notevole caratterizzazione che la Weaver le ha donato, dopo aver riportato in vita Elektra non ha più fatto nulla degno di nota, e in generale la Mano stessa – proprio ora che la si vede riunita insieme – non sembra più il nemico nascosto e segreto che si era imparato a conoscere e temere nella seconda stagione di Marvel’s Daredevil. In quest’ottica, l’improvvisa morte di Sowande è solo l’ennesima esemplificazione di un problema comune a tutto l’Universo condiviso della Casa delle Idee.
A bilanciare questi scivoloni, in particolare ci pensa la spettacolare scena di apertura, sulle note finali della Sinfonia no.1 di Brahms, un montaggio e una regia raffinata mettono in mostra una delle scene meglio girate finora nelle serie Marvel-Netflix. Anche la scena finale, pur ritornando su montaggi più canonici e tranquilli, è indicativa di quanto l’asticella della qualità si spinga sempre più in alto. Tra l’apertura e la chiusura, oltre ovviamente all’evoluzione di Daredevil di cui si è già ampiamente parlato, c’è tempo anche per la reunion di tutti i comprimari delle passate stagioni. Al di là delle domande spontanee sull’incredibile disponibilità della polizia di New York ad accogliere gente a caso senza una motivazione vera e propria, vedere riuniti sotto lo stesso tetto i vari Foggy Nelson, Karen Page, Colleen Wing, Trish Walker e via dicendo è un momento importante, anche solo perché testimone dell’eccellente lavoro di caratterizzazione che i vari show hanno compiuto negli ultimi due anni.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità e le strizzate d’occhio per questo attesissimo crossover? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.

  1. La sequenza in cui Stick invita i quattro (non ancora) Difensori a scappare nelle fogne è una raffinatissima citazione alla Tartarughe Ninja, poiché le origini di Devil hanno ispirato la loro creazione. 
  2. Si sa che Matt Murdock acquista i suoi poteri salvando un non vedente che stava attraversando la strada e rischiava di essere investito da un camion; a seguito del salvataggio, Matt viene sommerso da scorie radioattive che il camion stava portando. Il giovane perde la vista ma tutti gli altri suoi sensi si affinano a dismisura, rendendolo capace fare cose come sentire uno spillo che cade a un miglio di distanza. Kevin Eastman e Peter Laird, i creatori della Teenage Mutant Ninja Turtles, partirono da qui a creare la loro opera. Come mostrato a pagina 16 di Teenage Mutant Ninja Turtle #1 del 1984, i due partono dal presupposto che il liquido radioattivo sparso per terra finisce nelle fogne facendo lo sporco lavoro che trasforma quattro tartarughe nei personaggi che conosciamo oggi. Ovviamente, Devil e le Turtles non appartengono allo stesso universo, ma come tie-in non è mica male.  
  3. Il costume di Elektra è una combinazione tra quello classico rosso e quello nero della sua versione Ultimate. 
  4. Da come descrivono la sostanza e il metodo di resurrezione, sembra che i membri della Mano riescano a garantirsi l’immortalità in un modo analogo a quello di Ra’s al Ghul e il suo Pozzo di Lazzaro. 
  5. Viene rivelato che Alexandra è la fondatrice della Mano e che i suoi associati (Madame Gao, Murakami, Bakuto e Sowande) sono con loro fin dall’inizio. Nei fumetti, la Mano, ai suoi albori, non era una organizzazione così multietnica o nata dal rancore verso un altro culto. Era una organizzazione totalmente Giapponese e votata al dominio delle cinque isole del Giappone. 
  6. Bakuto a parte, tutti gli altri membri dei cinque fondatori della Mano sono stati inventati per lo show. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I’m doing it again.
  • Bakuto vive ancora
  • Tripudio di regia, montaggio e colonna sonora nella scena iniziale
  • Daredevil: born again!
  • Madame Gao badass assoluta 
  • Luke Cage, Sowande e grossi punti interrogativi
  • “Marvelizzazione” dei villain
“Take Shelter” potrebbe quasi essere considerato come l’episodio uno dell’attesissima terza stagione di Daredevil. Non possiamo che ringraziare per questo approfondimento su uno dei migliori personaggi della recente era cinecomic. 
Royal Dragon 1×04 ND milioni – ND rating
Take Shelter 1×05 ND milioni – ND rating

Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l’alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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