The Strain 4×05 – Belly Of The BeastTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dopo un primo distico di episodi per forza di cose introduttivo (“The Worm Turns” e “The Blood Tax”) e un secondo distico davvero dimenticabile (“One Shot” e “New Horizons”), The Strain torna sulla retta via confezionando un buonissimo episodio, “Belly of the Beast”, che porta avanti la trama e regala attesi ritorni e incontri-scontri, senza rinunciare ad approfondire il passato di uno dei personaggi principali, lasciando fuori semmai quelli che finora si sono rivelati gli elementi più deboli e meno ispirati della narrazione, ossia le vicende di Zack e di Gus.
Iniziando proprio dai flashback sul passato di Quinlan, essi aggiungono ulteriori, importanti tasselli per la conoscenza di un personaggio indubbiamente affascinante, Quinlan, in virtù della sua natura a metà tra lo strigoi e l’essere umano: dotato di tratti dell’uno e dell’altro, costretto a nutrirsi di sangue e nel contempo incapace di propagare l’infezione di vermi parassitari che è alla base della “vampirizzazione” (come viene ricordato proprio in quest’episodio), il “figlio” del Maestro interpretato dal londinese Rupert Penry-Jones è capace anche di provare sentimenti, facoltà negata agli strigoi, e ciò è alla base del particolare rapporto che sviluppa con Louisa, una lady londinese del 1888 interpretata da Hannah New (piccola curiosità: sia Penry-Jones sia la New hanno recitato di recente in Black Sails, ma lì i loro personaggi non si sono mai incontrati). Se Quinlan è un essere a metà tra il demone succhiasangue e l’essere umano, Louisa è la donna che di fronte al mistero degli strigoi non appare affatto spaventata ma ne è incuriosita, anzi ne è attratta, al punto da chiedere al dhampir di morderla e nutrirsi del suo sangue, in una scena che non può non essere vista come una versione “vampirica” dell’amplesso (visto che Quinlan, come tutti gli strigoi, è privo del “pirulicchio” e non può accoppiarsi nella maniera tradizionale). Il flashback in questione non si conclude nemmeno in questo episodio ma sarà ripreso, verosimilmente, nel prossimo (o nei prossimi, dipende dalla quantità di cose che gli autori hanno intenzione di narrare): quel che è certo è che la comparsa a Londra del Maestro, che torna sullo schermo nella versione “Sardu”, non promette nulla di buono e non è da escludere un esito tragico, con conseguente esacerbazione dell’odio di Quinlan per il “padre”.
La quest per la ricerca del nocciolo nucleare si conclude, fortunatamente, in questo episodio, senza ulteriori e noiosi allungamenti di brodo; restando ancora cinque episodi è chiaro che non mancheranno intoppi e complicazioni varie che ritarderanno al series finale l’utilizzo di quella che ormai sembra essere l’arma definitiva contro il Maestro, ma si può comunque sperare in una prossima reunion della vecchia squadra, tanto più se si considera che “Belly of the Beast” vede il ritorno di Abraham Setrakian e il suo salvataggio ad opera di Dutch, mentre le scoperte del dottor Goodweather sui lager-allevamenti per gli umani (Eichhorst deve aver riciclato l’idea del suo precedente capo) e sulla sopravvivenza di Zach non potranno che riportare anche lui a New York. La storyline dell’ex-epidemiologo regala anche il momento più irrealistico di tutto l’episodio, ossia il ritrovamento di uno smartphone in mezzo alla neve, abbandonato lì da giorni, ancora perfettamente carico: una cosa del genere è troppo persino in una serie sui vampiri che in quattro stagioni non ha mai badato molto al realismo e alla verosimiglianza, una forzatura che serviva solo per far capire che gli abitanti del posto erano stati costretti a spostarsi in una comunità agricola New Horizons (che in realtà è uno dei lager di cui si parlava sopra) e a creare un po’ di dramma per la sorte della ragazzina.

Setrakian: “I’ll see you in hell, Eichhorst!”
Eichhorst: “Yes. But you are already there.”

Abraham Setrakian, l’uomo che per decenni ha condotto la sua personale guerra contro gli strigoi e contro il Maestro, è ormai confinato in un letto di ospedale, debole, inerme, alla completa mercé dell’odiato Eichhorst, che dopo essere stato sfiorato dall’idea terrificante di aver perduto per sempre l’oggetto della sua ossessione lo ritrova in una delle strutture cliniche della Partnership e si diverte a tormentarlo con visioni di serpenti ed a gongolare nel suo trionfo. L’ex-nazista è in piena forma, viscido e inquietante, sadico e spietato come non lo si vedeva da un po’ (nella terza stagione il suo ruolo è stato decisamente minore e marginale) e regala una bella dose di disgusto nella scena in cui, a cena con Dutch (per la seconda volta sua prigioniera), beve sangue di infante da un calice di vetro, usando ovviamente la proboscide degli strigoi. Sarebbe un vero peccato, a questo punto, se Dutch l’avesse davvero ucciso dandogli fuoco nel tentativo di liberare Setrakian: Eichhorst è un villain decisamente più carismatico del Maestro e qualsiasi mezzo per farlo sopravvivere al rogo e arrivare quanto più possibile vicino alla fine della serie sarà ben accetto.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eichhorst in piena forma
  • I flashback sul passato di Quinlan
  • La ricerca dell’ordigno nucleare è finalmente conclusa
  • Lo smartphone nella neve carico dopo giorni e giorni, è troppo irrealistico persino per una serie sui vampiri
Con “Belly of the Beast”, The Strain si fa perdonare per gli ultimi due episodi non proprio indimenticabili e dimostra che qualcosa di buono da raccontare c’è ancora. La prima metà di stagione è passata, la seconda sarà inevitabilmente una corsa verso il gran finale: c’è da sperare che sia una corsa senza ulteriori riempitivi e filler.
New Horizons 4×04 1.17 milioni – 0.4 rating
Belly Of The Beast 4×05 0.93 milioni – 0.4 rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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