The Strain 4×06 – Tainted LoveTEMPO DI LETTURA 6 min

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Amore, odio e perdita: questa la triade su cui è costruito “Tainted Love”, episodio di passaggio che purtroppo non convince quanto il precedente “Belly of the Beast“. Tre i filoni narrativi portati avanti questa settimana: il rapporto tra Zach e Abby a New York, il viaggio di ritorno di Fet, Quinlan e Roman (ma non di Charlotte, come si dirà più avanti) con Eichhorst alle calcagna, il flashback su Quinlan ambientato nel 1888 che giunge alla sua tragica conclusione. Niente Eph, presumibilmente in viaggio verso New York insieme alla sua nuova compagna; niente Dutch e Setrakian, rimandando almeno al prossimo episodio il recupero dell’Occido Lumen; niente Gus, deo gratias, perché mettere nello stesso episodio i dolori del giovane Goodweather e le lotte tra gang avrebbe reso la narrazione ancora più indigesta.
Partendo dalla vicenda londinese di Quinlan, essa aggiunge due ulteriori tasselli alla caratterizzazione del Nato: da un lato, più prevedibilmente, la morte di lady Louisa e della piccola Lydia accresce l’odio del mezzo-strigoi per il “padre”, che sembra quasi divertirsi a lasciare in vita il “figlio” e a portargli via ogni persona a cui si affeziona, invece di ucciderlo una volta per tutte; dall’altro, inaspettatamente, Quinlan mostra una fatale esitazione nel momento in cui sta per sferrare l’attacco che ucciderebbe per sempre il Maestro, facendo così intendere di non essere ancora pronto a morire (se uccidesse il Maestro anche la sua vita cesserebbe all’istante), perché la convivenza con le due donne lo ha portato a comprendere che si può vivere anche per qualcosa di diverso dalla vendetta. Emblematica è la scena in cui Quinlan, dopo aver vibrato il colpo che ha impedito a Louisa e Lydia di trasformarsi in strigoi, si toglie il trucco e la parrucca che nascondevano il suo vero aspetto e che proprio Louisa applicava su di lui per renderlo esteticamente più umano: quel trucco simboleggiava la sua nuova vita, fatta di amore e di affetto, di sentimenti umani e di giochi infantili con la “figlia” acquisita, nascondeva e celava l’essenza del mezzo-strigoi ossessionato unicamente dalla vendetta; ma una volta che quella parentesi felice viene brutalmente stroncata, Quinlan non può non ritornare, anche esteticamente, alla sua vera natura.
Diametralmente opposta è la situazione di Eichhorst, che pur avendo accettato appieno la propria natura di strigoi continua a ricorrere a cerone, nasi e capelli finti per mostrarsi umano, non più per nascondere la propria vera natura ma per sottolineare narcisisticamente la sua superiorità rispetto ai propri simili, essendo dotato di raziocinio e libero arbitrio negati invece agli altri strigoi. In questo episodio l’ex-nazista torna ancora una volta in azione, relativamente presto rispetto al rogo di cui è stato vittima nello scorso episodio, ma si può presumere che il Maestro l’abbia curato col Bianco, le cui proprietà guaritrici sono ben note, in maniera molto simile a quanto avvenuto in “The Fall” per le ferite d’arma da fuoco ricevute da Eldritch Palmer; la sua caccia a Fet e Quinlan, anzi, si rivela necessaria per dare almeno in extremis un po’ di pepe a una quest finora abbastanza noiosa e tirata troppo per le lunghe. Risulta piuttosto gradevole il dialogo tra Eichhorst e il nativo americano Benjamin, in cui ancora una volta si insiste sul tema della collaborazione tra umani e strigoi e della scelta di aiutare il proprio oppressore piuttosto che tentare la strada della rivolta solo per aver salva la vita, e c’è anche spazio per citare fugacemente e con tono ammirato Adolf Hitler, giusto per ricordare allo spettatore che Eichhorst era feccia già prima di diventare un vampiro.
Ad abbassare ulteriormente il livello non proprio eccelso della storyline di Fet e Quinlan è il modo in cui sono utilizzati e gestiti i personaggi di Roman e Charlotte. Il primo serve sostanzialmente per portare avanti la trama col minimo sforzo possibile, attribuendogli provvidenzialmente competenze e conoscenze necessarie per la quest: casualmente lavora in un sito missilistico con testate atomiche, casualmente sa maneggiare i noccioli nucleari e sempre casualmente conosce un tizio che può fornire un passaggio aereo fino a New York; resta da capire se arrivati nella Grande Mela continuerà ad essere utile o sacrificabile, ma considerando la vita media di un personaggio secondario in questa serie televisiva verrebbe da puntare su una sua imminente morte. Quanto a Charlotte, tipica figura stereotipata di donna forte e indipendente con un approfondimento psicologico spesso quanto un foglio di carta, appare ormai palese che la sua unica funzione fosse quella di momentaneo interesse amoroso di Fet (condannato dalla seconda stagione ad avere storie d’amore tormentate con questa o quella donna, nonostante sia un personaggio che renda molto di più senza tali inutili orpelli sentimentali) e che la separazione del resto del gruppo, fondata su basi semplicemente ridicole (perché una baita sperduta in Montana dovrebbe essere un rifugio sicuro contro gli strigoi?), è tutta costruita sull’obiettivo di creare del dramma, del pathos, una dolorosa separazione tra i due amanti.
Di amore tratta anche la terza storyline dell’episodio, quella di Zach, ma è un amore negativo, una brama di possesso e una pretesa di affetto in cambio di altre gentilezze, come se fosse una compravendita, che di fronte al rifiuto della persona amata non può che sfociare nell’odio, nel risentimento, addirittura nella vendetta violenta, perché il piccolo Goodweather non è soltanto un adolescente viziato e presuntuoso, è un adolescente con i mezzi per farla pagare alle persone che lo feriscono, salvo poi andare a rintanarsi in un angolo frignando e piagnucolando, mentre la sua strigoi personale dissangua la poverina che gli ha rifilato il due di picche. E’ evidente che gli autori hanno voluto puntare su una svolta dark del ragazzino, ma sorge spontaneo chiedersi: a quale scopo?
Con soli quattro episodi rimasti, in cui bisognerà gestire almeno una decina di personaggi e chiudere tutte le trame, la “trasformazione” di Zach in un villain non è materialmente possibile né sarebbe utile, perché la sola colpa di aver fatto esplodere la bomba atomica che ha garantito il trionfo finale al Maestro è sufficiente per pesare sul rapporto con Eph e rendere tutt’altro che semplice il ricongiungimento padre-figlio; fare di Zach un “cattivo” avrebbe senso se ci fossero altre stagioni a disposizione, e forse nemmeno in quel caso. L’unica spiegazione davvero soddisfacente è che gli autori si siano resi conto che Zach è particolarmente odiato dal fandom e abbiano deciso di renderlo ancora più odioso, ma sprecare minuti e minuti di un episodio che potrebbe benissimo raccontare altro per aumentare l’antipatia nei confronti di un personaggio è una cosa che nemmeno il Game of Thrones dei tempi di Joffrey e di Ramsay faceva.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • flashback di Quinlan parte II
  • Eichhorst a caccia
  • L’utilizzo dei personaggi di Roman e Charlotte
  • La storyline di Zach e l’inutilità della sua svolta dark

 

Un altro episodio tutt’altro che indimenticabile è questo “Tainted Love”, in cui Zach occupa prepotentemente la scena con i suoi inutili e noiosi problemi di cuore e la storyline dei cacciatori di ordigni nucleari conferma la sua mediocrità, salvo qualche guizzo grazie al buon vecchio Eichhorst e al flashback di Quinlan. Con soli quattro episodi a disposizione e un sacco di cose ancora da raccontare, però, The Strain non può più permettersi altre perdite di tempo.
Belly of the Beast 4×05 0.93 milioni – 0.4 rating
Tainted Love 4×06 0.79 milioni – 0.3 rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

2 Comments

  1. Questa è una serie nata con i piedi e si chiuderà rimanendo scritta con i piedi, anche questa puntata viene sprecata in minuti dedicati a storie secondarie, quanto mancano poche decine di minuti a concluderla, sul finale ormai sono sicuro che faranno un disastro; che senso a spendere ancora minuti su zack quanto appunto manca poco per chiudere la serie, visto anche che il suo è un personaggio secondario, ma gli sceneggiatori da dove vengono, prima forse scrivevano telefilm su qualche amore liceali o roba del genere.
    Invece sulla storia di Quinlan che insieme a Eichhorst manda avanti la serie hanno dedicato pochissimo, senza parole.

  2. Sinceramente a distanza di mesi da quando vidi la puntata fatico ancora a capire perché concedere tanto spazio a Zack e alla sua cotta adolescenziale. Eichhorst sacrificatissimo in questa quarta stagione, ancora di più che nella terza, e Setrakian con lui; Quinlan ha tanto potenziale ma tutto si riduce a fare le mosse fighe nei combattimenti e a questi striminziti flashback; il resto della combriccola di vecchi eroi non pervenuto e le nuove aggiunte sono prive del minimo spessore. Comunque, sappi che il meglio (anzi, il peggio) deve ancora venire!

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