Liar 1×03 – White RabbitTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Underneath the charm and the expensive clothes and the ‘I’m just a single dad’ act, you’re just a predator.”


Qualcosa si è inceppato nel meccanismo alla base di Liar, un meccanismo non certo perfetto ma comunque intrigante e narrativamente molto potente. Giocare con l’ambiguità della realtà attraverso i racconti, contrastanti e nel contempo entrambi credibili, dei due protagonisti e disseminare ogni episodio di informazioni e plot twists tali da rendere impossibile allo spettatore decidere con quale delle due parti schierarsi era riuscito finora piuttosto bene e anche nella prima parte del terzo episodio questo giochetto funziona, rimettendo ancora una volta in discussione tutto; poi, però, i fratelli Williams decidono di compiere un passo indietro, di rinunciare a questa ambiguità e di rendere palese al pubblico chi tra Laura e Andrew sta deliberatamente mentendo. Sembra di tornare indietro nel tempo di venticinque anni, quando in Twin Peaks fu rivelato anzitempo l’assassino di Laura Palmer: lì fu un’imposizione del network, qui certamente no, ciò che accomuna le due esperienze è che il venir meno del mistero su cui si fondava la narrazione menoma irreparabilmente la narrazione stessa, la priva di quell’elemento che suscitava primariamente interesse, curiosità e voglia di proseguire nella visione; e se Lynch aveva tutta una serie di temi e di altre trame intriganti da sviluppare, lo stesso non si può dire di Harry e Jack Williams.
Ma andiamo per ordine. “I Know You’re Lying” di Liar si era chiuso con la scioccante scoperta che Laura aveva già, a quanto pare ingiustamente, accusato un altro uomo di stupro, rovinandogli la vita. L’uomo in questione, Dennis Walters, interpretato dal Quinto Dottore Peter Davison, è ascoltato dai detective che si stanno occupando del caso Laura-Andrew e racconta la propria versione dei fatti; ma proprio quando lo spettatore sta per convincersi che Laura sia una bugiarda o, più probabilmente, una povera donna con problemi mentali che la portano a immaginare violenze carnali, ecco che Walters confida a Andrew di averla davvero palpeggiata e molestata. Come se non bastasse, si scopre che Laura a un certo punto ritirò, non si sa ancora per quale motivo, le accuse nei confronti di Walters, aggiungendo così un altro mistero alla lista e fugando nel contempo ogni dubbio sul fatto che almeno all’epoca la donna subì delle vere molestie: la situazione sembra tornare a quello stallo iniziale in cui non esiste nessuna prova che confermi una e una sola delle due verità finora sostenute, mentre Laura riacquista un po’ di credibilità agli occhi del pubblico. La scena finale dell’episodio, però, rompe bruscamente questo stallo: l’ennesimo flashback della fatidica sera dell’appuntamento/stupro mostra Andrew che versa qualcosa nel bicchiere di vino di Laura, confermando così almeno il fatto di averla drogata e rivelandosi il vero bugiardo, il liar del titolo. Tutto ciò su cui sembrava essere stata costruita la nuova opera dei fratelli Williams, la conflittualità tra due diverse versioni dello stesso fatto e l’impossibilità di pervenire a un’unica verità, crolla fragorosamente ad appena metà della serie, riportando (a meno di clamorose smentite e colpi di scena che però potrebbero risultare tremendamente forzati e affossare ancora di più il prodotto) la storia nei binari del ben più classico e banale schema dello stupratore cattivo, contro cui la vittima deve battersi per dimostrarne la colpevolezza e avere giustizia. Di fronte a una rivelazione del genere il personaggio di Andrew perde definitivamente, agli occhi degli spettatori, la sua immagine di bravo ragazzo e stimabile uomo in carriera; certi suoi gesti e atteggiamenti (come l’invito alla detective Harmon di entrare in casa sua a bere qualcosa per festeggiare la chiusura del caso per mancanza di prove concrete) acquistano un’aura incredibilmente inquietante. Ma è davvero un bene aver barattato l’ambiguità del personaggio, in bilico tra innocenza e colpevolezza, tra lo status di vittima e quello di carnefice, con una precisa caratterizzazione da villain della storia?
Di materiale per riempire i rimanenti tre episodi di Liar, tuttavia, ce n’è eccome. Oltre alla trama principale, ci sono i trascorsi dei suoi protagonisti: tanto Laura quanto Andrew nascondono ancora segreti che aspettano solo di essere svelati, legati nel caso di lei alla precedente violenza sessuale e nel caso di lui alla morte della moglie. E poi ci sono le sottotrame dei personaggi secondari, per quanto siano tutt’altro che soddisfacenti e anzi ormai siano sempre più degne di una becera soap opera piuttosto che di un fine thriller. La vicenda extraconiugale di Katy e Tom è banale e scontata già in partenza, insulsa, e ora purtroppo è messa sempre più al centro della narrazione dal fatto che anche Andrew sappia del loro affaire (come l’abbia scoperto non si sa, solo i prossimi episodi sapranno dimostrare se è una forzatura della sceneggiatura o se c’è una spiegazione convincente) e minacci il poliziotto di rivelare tutto a Laura; nel contempo, anche il marito di Katy inizia ad avere dubbi sulla condotta della moglie, ma sarebbe meglio stendere un velo pietoso sul modo in cui tali dubbi sono venuti a galla (origliando la conversazione di due donne che parlavano, guarda un po’, proprio di tradimenti coniugali!). Questa settimana, però, si aggiunge una seconda sottotrama, che difficilmente resterà priva di conseguenze nel prosieguo della stagione e che vede protagonisti Luke, il figlio di Andrew, e la sua compagna di scuola Makeda, messa incinta e costretta ad abortire dalla paura della reazione del padre, il classico genitore autoritario e possessivo. In questa puntata, la funzione del nuovo subplot sembra essere quello di far incontrare ancora una volta faccia a faccia Laura e Andrew, costringendoli a collaborare per nascondere al genitore l’aborto della figlia; purtroppo, questo dà anche vita all’ennesimo e ormai ridondante siparietto in cui lui insiste con la propria innocenza, lei non gli crede, lui continua a insistere, lei gli dà del mostro e così via. La prima volta questo tipo di interazione andava bene, la seconda volta già sapeva di ripetitivo, alla terza ormai ha stancato.
Si potrebbe anche discutere di quanto poco sia credibile che Andrew sia riuscito ad entrare indisturbato nell’appartamento di Laura lasciandole l’orecchino perduto a casa sua nel precedente episodio, come monito e tacita minaccia, ma forse è meglio non farsi troppe domande e accettare il fatto che nel Kent le abitazioni sono come quelle dei videogiochi, in cui il player può entrare liberamente, senza dover possedere chiavi o dover chiedere il permesso alla gente che ci vive. La sospensione dell’incredulità richiesta dai fratelli Williams agli spettatori comincia ad essere troppa e c’è un limite alle castronerie che si possono digerire in una storia. C’è almeno qualcosa di buono in questa terza puntata che ha tanto il sapore di un salto dello squalo? Sì, c’è: la Froggatt continua ad offrire un’ottima perfomance, la vera piacevole sorpresa di questa serie.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La performance di Joanne Froggatt

  • Rivelazione su quale tra i due protagonisti stava mentendo

  • Le sottotrame degne di una soap opera

  • La ripetitività di certe situazioni

  • La facilità con cui la gente del Kent entra nelle case altrui

 

Liar era partita molto bene proprio per la sua capacità di confondere continuamente le acque e rendere impossibile capire dove fosse la verità, ma la sua stessa ansia di stupire lo spettatore ogni dieci minuti ha finito per creare più danni che benefici. Rivelare così presto la verità dietro gli avvenimenti di quella fatidica notte in cui Laura è stata violentata è stata una pessima mossa e le sottotrame da soap opera non aiutano a smorzare la delusione.
I Know You’re Lying 1×02 4.98 milioni – ND rating
Episode 3 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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