Tin Star 1×01 – 1×02 – Fun And (S)laughter – The KidTEMPO DI LETTURA 8 min

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Negli ultimi anni la britannica Sky Atlantic si è cimentata nella produzione di serie televisive proprie, puntando spesso e volentieri non tanto su soggetti particolarmente innovativi quanto su nomi altisonanti del cinema e della televisione, come John Hurt per The Last Panthers e Idris Elba per Guerrilla. Non stupisce, dunque, che per Tin Star, il nuovo drama britannico già rinnovato per una seconda stagione prima ancora di andare in onda (il che la dice lunga sulla fiducia che il network sta concedendo all’opera), si sia scelto di coinvolgere due attori del calibro di Tim Roth e Christina Hendricks: il primo ha recitato in film di grande successo commerciale e critico come Rosencrantz & Guilderstern Are Dead di Stoppard, Reversoir Dogs e Pulp Fiction di Tarantino, La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore, è stato protagonista della serie televisiva Lie to Me e più di recente è comparso nella terza stagione di Twin Peaks; la seconda è l’indimenticabile Joan Holloway di Mad Men, ma anche la subdola truffatrice Saffron del sci-fi space western Firefly e la scaltra domestica Chair della comedy Another Period. Due nomi del genere sarebbero più che sufficienti per attirare l’attenzione e spingere a visionare almeno il pilot della serie, ma Tin Star per fortuna non intende affidarsi soltanto all’ovvio richiamo dei due attori e ha molto di più da offrire al suo pubblico.
La storia si apre con Jim Worth (il protagonista interpretato da Tim Roth) on the road insieme alla moglie e ai figli, diretti a Calgary. Potrebbe essere una famiglia in vacanza, così come in fuga da qualcuno, non è chiaro all’inizio. L’ambiente circostante è apparentemente tranquillo ma ben presto iniziano ad emergere dettagli tutt’altro che rassicuranti: la carcassa di un lupo morto sulla strada, una stazione di self service abbandonata con l’insegna che cigola spettralmente al vento, la totale mancanza di altri viandanti. La sosta per fare benzina si trasforma in una tragedia quando compare un sicario dal volto coperto con una maschera bianca che apre il fuoco contro Jim: del sangue schizza violentemente sul volto della figlia maggiore, Anna, un tocco macabro che mette subito in chiaro la crudezza che la serie intende mostrare; tuttavia, non si capisce chi sia stato colpito dal proiettile, perché a quel punto la narrazione balza indietro di un anno, a quando Jim Worth si è appena trasferito da Londra a Little Big Bear come nuovo sceriffo e mostra gli eventi di quei dodici mesi che hanno condotto a quell’epilogo sanguinario.
Little Big Bear è una tranquilla cittadina canadese in mezzo alle Montagne Rocciose, immersa in splendidi paesaggi che la regia valorizza ampiamente con campi lunghissimi e riprese aeree dal respiro cinematografico, e vive di un modesto turismo; è un posto talmente tranquillo che l’unico incidente grave che la polizia può affrontare è l’attacco di un orso selvatico contro un turista e lo sceriffo, quando dovrebbe essere in servizio, non trova di meglio da fare che andare a pesca, mentre i suoi sottoposti giocano ai videogames in centrale… o almeno è così finché non arriva la Northstream Oil. Industria petrolifera guidata da Elizabeth Bradshaw, femme fatale tanto bella e melliflua in apparenza quanto ambigua e pericolosa, interpretata non a caso da Christina Hendricks (c’erano forse altre attrici perfette per quel ruolo?). L’arrivo dell’industria genera ampie e profonde ricadute sulla cittadina, sia dal punto di vista ambientale, avvelenando le acque e lasciando presagire un disastro ecologico di proporzioni ancora più ampie, sia da quello umano, riversando a Little Big Bear una massa di operai provenienti dall’esterno e non tutti portati a rispettare la legge; tra coloro che si oppongono vi sono la dottoressa Susan Bouchard e, prevedibilmente, Jim Worth. Mentre la Bouchard muore in circostanze misteriose (in apparenza un suicidio, ma lo spettatore ormai dovrebbe aver imparato che in una serie televisiva persino il suicidio più plateale può sempre nascondere qualcosa di ben peggiore), Jim è colpito dapprima attraverso la stampa, poi con un vero e proprio attacco alla sua abitazione che lo spinge a fuggire per mettere in salvo la famiglia; a questo punto si ritorna alla scena iniziale, cruda e truculenta, e si scopre che ad essere rimasto ferito mortalmente è il figlioletto di cinque anni, Pete.
In apparenza, Jim Worth sembra ricalcare alcuni degli stereotipi più abusati del genere poliziesco e noir, col suo passato pieno di demoni personali, i suoi trascorsi da alcolista e la tragedia familiare da affrontare. Tim Roth, carismatico come sempre e capace di dominare la scena, offre l’ennesima splendida interpretazione, ma ciò che potrebbe davvero riscattare il personaggio è l’esistenza di quel lato oscuro -finora solo accennato in qualche dialogo e fugacemente mostrato nella scena dello specchio alla fine del pilot- pronto ad esplodere e ad annullare quella sottile linea tra il poliziotto e il criminale a cui allude l’epigrafe messa, non a caso, all’inizio del primo episodio. Per ora Jim è impegnato a soffocare il dolore e i sensi di colpa (abbassandosi per evitare il proiettile ha di fatto causato involontariamente la morte del figlio) concentrandosi sul caso della dottoressa Bouchard, non credendo nemmeno lui all’ipotesi del suicidio, ma non c’è dubbio che basterà poco a risvegliare la bestia che dorme dentro di lui.

Louis Gagnon: “Your only hope of keeping law and order is to cooperate fully with Northstream Oil. That’s why we pay you.”
Jim Worth“You don’t pay me. The council pays me.”
Louis Gagnon“With our money. You know this, this shit-heel town couldn’t afford a police chief without us.”

Uno dei pilastri su cui si fonda la trama di Tin Star è il tema, delicato e di grande attualità indubbiamente, dell’industrializzazione e delle sue ricadute negative in ambito tanto umano quanto ambientale; il tutto analizzato nel contesto di una piccola cittadina periferica fondata su un ordine sociale che l’arrivo in massa di nuovi lavoratori può sconvolgere e circondata da una natura fino a quel momento incontaminata. La Northstream Oil è chiaramente il “nemico”, ma non c’è nessuna dicotomia netta e manichea tra l’industria malvagia che pensa solo al profitto, senza preoccuparsi della distruzione dell’ambiente e del tessuto sociale locale, e la comunità che deve subire tali eventi: tra gli abitanti c’è chi accoglie con entusiasmo la novità, chi vi scorge un’ottima occasione di guadagno, chi non riesce a vedere oltre il proprio naso e non può nemmeno immaginare i danni ambientali e umani che causerebbe. Come una pianta rampicante si avviluppa intorno alla corteccia di un albero, così la compagnia petrolifera si fa largo tra i cittadini e le strutture sociali di Little Big Bear, arrivando a tenere in pugno il consiglio cittadino e la scuola grazie ai soldi e alle donazioni, mentre Jim Worth prima ancora che con la signora Bradshaw e il suo braccio destro, l’inquietante Louis Gagnon, deve scontrarsi con gli stessi abitanti del posto, a cominciare dai fratelli Lyle.
A dir la verità, la stessa tematica è stata affrontata, in maniera anche abbastanza simile, nella serie Outsiders di WGN, dove pure lo sceriffo di una cittadina del Kentucky si batteva contro una potente industria carbonifera guidata da una donna (seppur per motivazioni molto diverse da quelle che muovono il suo corrispettivo di Tin Star); ma la nuova serie di Sky Atlantic vi aggiunge un proprio mood personalissimo, che mescola toni tragici e cupi ad altri tremendamente grotteschi, quasi ai limiti del ridicolo, senza rinunciare a qualche tinta da western, genere in cui tra l’altro sia Roth sia la Hendricks si sono misurati (lui ha recitato in The Hateful Eight e nella miniserie Klondike di Discovery Channel, lei come già detto è comparsa in Firefly).
L’elemento grottesco emerge soprattutto nel secondo episodio, attraverso il quartetto di assassini composto da Frank, Johnny, Godswill e Whitey: sono personaggi vagamente tarantiniani, spietati al punto da non farsi il minimo problema all’idea di uccidere e, tuttavia, capaci di dar vita a scenette comiche, ai limiti del ridicolo, litigando tra di loro come dei bambini o dando vita ad un’improvvisata esibizione di Stayin’ Alive in un locale; di fronte alla loro incapacità di portare a segno un omicidio e di non lasciar prove sulla scena del crimine sorge persino il dubbio, nella mente dello spettatore, se siano veri killer che sanno quello che fanno e non piuttosto degli incapaci. Su tutti domina sicuramente l’inquietante figura di Whitey, disturbante e disturbato: il premio “Scena più disturbante” va sicuramente al momento in cui si intrufola in casa Worth e va a rannicchiarsi nel lettino del bimbo di cinque anni che ha ucciso senza batter ciglio, succhiandosi il pollice come un neonato, come se fosse regredito per qualche istante alla fase infantile. Un piccolo dettaglio, apparentemente insignificante, sembra legare i quattro male assortiti killer al passato di Jim: il tatuaggio a forma di serpente che quest’ultimo sfoggia sulla schiena ricorda fin troppo l’animale che gli assassini gli lasciano sulla porta di casa la notte dell’assalto che lo costringe a fuggire da Little Big Bear. Cosa si nasconde, davvero, nel passato di Jim?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La sequenza iniziale del pilot
  • Miscuglio di tragico e grottesco, con tinte di western
  • Paesaggi mozzafiato valorizzati dalla regia
  • Tim Roth e Christina Hendricks
  • Le poternzialità del lato oscuro di Jim
  • Il quartetto di assassini
  • Qualche déjà-vu di troppo

 

Tin Star compensa la scarsa originalità di una buona fetta del suo soggetto con tanti ingredienti che molte altre produzioni possono sognarsi: due attori in stato di grazia come Tim Roth e Christina Hendricks, un ben riuscito miscuglio fra tragedia e grottesco, paesaggi e atmosfere mozzafiato e qualche intrigante accenno ad interessanti sviluppi futuri. Se la nuova creatura di Sky Atlantic dovesse mantenere le promesse, potrebbe rivelarsi una delle migliori serie di questa stagione autunnale appena iniziata.

 

Fun And (S)laughter 1×01 ND milioni – ND rating
The Kid 1×02 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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