9JKL 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 3 min

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Per il suo ritorno sulle scene dopo il successo di Royal Pains, Mark Feuerstein ha scelto una nuova sit-com, da lui stesso scritta e prodotta, in tandem con la moglie Dana Klein e basata sulla sua stessa esperienza.
La coppia si è ispirata, pare, ad alcune vicende realmente vissute dall’attore, mentre girava lo show che gli ha dato la notorietà.
Protagonista di 9JKL è Josh, tornato a vivere a New York dopo aver divorziato e dopo la chiusura della serie dove interpretava… un poliziotto cieco: uno, forse il minore, dei dettagli che non quadrano, che dovrebbero fare ridere e invece lasciano perplessi. Il protagonista di questa serie dunque, si ritrova a vivere nell’appartamento accanto a quello dei genitori e a quello occupato dal fratello e dalla cognata, entrambi medici e genitori di un bimbo molto piccolo.
C’erano una volta, svariati decenni fa, sit-com che, approfittando del loro largo audience, cercavano di occuparsi anche di problemi sociali come, ad esempio, l’anoressia. Si parla di prodotti come Arnold o I Robinson. Pensare alla triste sorte toccata a molti degli interpreti di quelle serie farà tirare un sospiro di sollievo, vedendo che 9JKL non ha alcuna intenzione di seguire la stessa strada. A meno di non voler considerare, a tutti i costi, la situazione descritta come un segno dei tempi moderni e della crisi economica. Nocciolo della narrazione è, sostanzialmente, la benevola invadenza della famiglia di Josh, da cui deriva la necessità, per lui, di ridefinire e ricontrattare spazi personali e limiti di privacy.
Purtroppo, il tema non è svolto nel migliore dei modi: se può risultare divertente la scena in cui il protagonista cerca, in ogni modo, di entrare in casa sua senza che la madre lo intercetti (non sapendo che lei viene avvertita dal portinaio del palazzo ad ogni suo rientro), lo è molto meno l’insistenza su una comicità di basso livello, stile “siamo una famiglia in intimità, quindi vai con la descrizione di ogni più intimo e scabroso dettaglio riguardante l’apparato gastrointestinale o riproduttivo”. Peccato, perché la serie può contare su attori come Elliot Gould, capaci di ben altro.
Si nota, inoltre, un pullulare di situazioni e battute cliché. Una su tutte, la difficoltà per Josh di andare all’appuntamento con la vecchia amica, pure lei divorziata, causa intromissione della famiglia e dei suoi problemi. Una situazione che non lascia certo il pubblico a chiedersi con trasporto se i due riusciranno a finire insieme. Peggio ancora suscita quando le battute, di per sé già non originalissime, vengono servite da personaggi insopportabili fin dalla loro prima apparizione, come il ragazzino Ian.
Peccato, perché il sottofondo morale un pochino buonista “la famiglia è invadente, ma ti aiuta nei momenti di difficoltà” è molto adatto ad una sit-com del genere se ben sviluppato e può fornire una piacevole pausa rasserenante a chi guarda un programma in tv o su computer la sera, per “svuotarsi la testa” prima di andare a dormire.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Elliot Gould

  • La scena in cui Josh cerca di entrare in casa senza farsi vedere dalla madre

  • Breve durata dell’episodio

  • Abuso di finte risate

  • Ian

  • Cliché triti e ritriti

  • Battute poco incisive

 

Il lavoro professionale di un cast di bravi attori non basta. La banale prevedibilità delle vicende raccontate danneggia tutto, levando allo spettatore quasi ogni voglia e curiosità di seguire la puntata successiva. Non spicca particolarmente nemmeno nella sezione “programmino potabile da guardare quando non si ha voglia di pensare a niente, per rilassarsi dopo una giornata di duro lavoro”.

 

Pilot 1×01 8.21 milioni – 1.6 rating

 

 

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