Bad Blood 1×06 – You Can Never Hold Back SpringTEMPO DI LETTURA 5 min

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“People think wine gets better with age, that’s actually bullshit. Wine is a living thing. And like all things that live, it breeds, it matures, it can become more robust or turn sour. It’s all about timing. The right bottle at the right time takes its rightful place in history.”

Bad Blood ha il sapore di una tragedia shakespeariana: c’è il tema della vendetta per la morte di un familiare, come in Hamlet o in Titus Andronicus; c’è la lotta per il potere a suon di intrighi e tradimenti, come in Macbeth o in Richard III; c’è l’inesorabile cammino dei personaggi verso un triste epilogo che non può essere evitato e a cui anzi ci si avvicina quanto più si cerca di evitarlo, come in Romeo and Juliet o in King Lear. E come nelle immortali tragedie del bardo dell’Avon, la storia vera è materia da manipolare e da romanzare all’occorrenza, da rispettare e tuttavia da tradire piegandola alle esigenze drammatiche, all’intrattenimento o all’estro creativo di chi lavora all’opera. Basti pensare che Nico Jr. è solo uno dei tre figli del vero Vito Rizzuto, ma tagliando via i fratelli Leonardo e Libertina si è ottenuto l’effetto di rendere ancora più atroce la sofferenza del boss, privato del suo unico possibile erede; similmente, riunendo nel personaggio fittizio di Declan Gardiner diversi membri della famiglia Rizzuto (Juan Ramon Fernandez, Vincenzo Spagnolo, Raynald Desjardins) si è potuto portare sullo schermo un rapporto fra boss e braccio destro che sarebbe stato impossibile rendere con più figure, un rapporto che nell’ultimo episodio esplode dolorosamente conducendo a una tremenda scoperta.
“When You Got Nothin’…” si era concluso con Declan apparentemente pronto a schierarsi col boss dei Bonanno Sal Montagna per brama di potere; entro i primi minuti di “You Can Never Hold Back Spring”, però, l’irlandese si sbarazza a tradimento di Sal e sistema anche il problema delle indagini della commissione Charbonneau. “We won, Vito” sono le parole che rivolge al suo boss una volta risolte le due questioni. Si tratta, tuttavia, di una vittoria pagata a caro prezzo, in termini di vite umane, amara ed effimera, di cui Vito non potrà godere come vorrebbe perché morirà di lì a poco; ma prima ancora della brevità del suo momento di trionfo, ad avvelenare quella vittoria è la sconvolgente rivelazione su Declan. Con un colpo di scena dietro l’altro, la puntata porta gli spettatori a credere dapprima al voltafaccia di Declan, poi a convincersi che abbia finto solo per far abbassare la guardia al capo dei Bonanno e ucciderlo a tradimento, infine sbatte loro in faccia il doppio gioco dell’irlandese e le reali motivazioni dietro il suo agire.
Tutto ruota intorno alla famiglia, agli affetti, alla loro ricerca costantemente frustrata. La sua prima famiglia, quella di sangue, Declan l’ha persa da bambino, quando la madre è fuggita via e il padre l’ha abbandonato; dalla seconda, quella di cui si illudeva di far parte, è stato buttato fuori dalle brutali parole di Vito che lo riportavano al livello di un semplice subalterno, pagato per obbedire agli ordini. Non è un caso che in quest’ultimo episodio Declan abbia dapprima un confronto col padre e poi con Vito e che in entrambi i casi tiri fuori una vendicatività così accesa, un risentimento capace di dar vita nel caso dei Rizzuto a un machiavellico piano per privare Vito di ogni affetto e di ogni persona fidata, prima di colpirlo direttamente e ucciderlo. Per ottenere la sua vendetta Declan si è alleato con i Bonanno, ha seminato zizzania e sospetto nella famiglia, non ha esitato a far ricadere colpe proprie su persone innocenti come Gio e a toglierle di mezzo. Proprio Gio, scampato miracolosamente alla morte, fa scoprire il doppio gioco di Declan a Vito, anche se si sarebbe potuta gestire la cosa in maniera migliore, con un colpo di scena un po’ più raffinato rispetto a questo maldestro deus ex machina.
Il confronto fra Vito e Declan nell’appartamento di quest’ultimo è il momento migliore dell’episodio, complice la bravura di Anthony LaPaglia e Kim Coates. Uno di fronte all’altro ci sono due uomini che si sono voluti bene, si sono sostenuti e si sono fidati l’uno dell’altro, un boss che ha trattato il suo sottoposto come uno di famiglia (prima di lasciarsi sopraffare dalla frustrazione e dal livore, almeno) e un sottoposto che per il suo boss ha scontato quattro anni di carcere, e tuttavia adesso i due sono nemici. Ci si aspetterebbe un bagno di sangue, presumibilmente una morte cruenta per Declan, che essendo personaggio inventato può essere fatto uscire di scena senza grossi problemi (mentre per Vito c’è una storia vera da rispettare), e invece non succede niente di tutto questo: il boss mantiene la sua solita pacatezza, concedendosi al massimo uno sputo come segno di disprezzo, e va via, amareggiato e forse anche consapevole di aver causato quel tradimento; a sua volta, Declan non riesce a premere il grilletto e sparare a Vito, frenato forse da quel briciolo di affetto verso di lui che ancora prova, o forse dai sensi di colpa, o forse ancora dalla consapevolezza che Vito morirà comunque avvelenato dal vino che berrà poco dopo. Gli sceneggiatori della miniserie giocano con le circostanze sospette della morte di Vito Rizzuto e pur non facendo ricadere esplicitamente la colpa su Declan suggeriscono comunque la sua responsabilità.
Purtroppo, arrivati alla fine di Bad Blood si ha la sensazione che un maggior numero di episodi, anche solo dieci, avrebbero fatto comodo e permesso di sviluppare meglio alcuni personaggi invece solo abbozzati, come il giudice Charbonneau e i membri della sua commissione che investigano sui rapporti tra malavita e settore edilizio, oppure Michelle, l’amante del boss la cui ossessione per avere un figlio, mostrata di sfuggita in questo finale, avrebbe potuto costituire uno spunto interessante con più tempo a disposizione invece di ridursi a un misero accenno fine a se stesso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Colpo di scena sulle reali intenzioni di Declan
  • LaPaglia e Coates
  • Gio deus ex machina
  • Qualche puntata in più avrebbe giovato

 

La conclusione di Bad Blood lascia l’amaro in bocca per qualche scelta narrativa che poteva essere curata meglio e per qualche rammarico circa gli spunti accennati e mai sviluppati per mancanza di tempo, non per la storia in sé che riesce ancora una volta a coniugare bene gli eventi realmente accaduti e la loro manipolazione drammatica. Non sarà The Sopranos, ma non c’è male.

 

When You Got Nothin’… 1×05 ND milioni – ND rating
You Can Never Hold Back Spring 1×06 ND milioni – ND rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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