Designated Survivor 2×02 – 2×03 – Sting of the Tail – OutbreakTEMPO DI LETTURA 3 min

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…ma i presupposti per fare bene ci sono se verrà sfruttato a dovere lo sbarco in città del villain Patrick Lloyd.
Così si concludeva la recensione della premiere. Mai speranza fu distrutta in peggior modo. Di Lloyd non rimane nulla in Designated Survivor, se non una misera traccia che sembra portare ad un possibile scandalo di Governo nel quale la stessa famiglia del Presidente è coinvolta. Con tre episodi andati in onda, un elemento appare già chiaro ed imprescindibile, però: la stucchevole ed a tratti ributtante bontà dei personaggi in scena dalla parte dei good boys. Il Presidente Kirkman viene forzatamente presentato talmente buono da risultare la reincarnazione del Buddha: è giusto distanziare la caratterizzazione di questo Presidente dall’Underwood di House Of Cards, ma una via di mezzo tra un santo ed un diavolo era quanto meno preferibile a questa boriosa rappresentazione del bene all’opera.
In aggiunta a ciò, gli sceneggiatori hanno deciso bene di espandere l’albero genealogico della famiglia Kirkman: dopo i due figli, fortunatamente al momento fuori di scena, è arrivato il momento della suocera, un personaggio che compare nella storia completamente senza motivo se non quello di tornare utile, alcuni minuti più tardi, in quanto anello di concatenamento per quella che sembra essere parte della trama alla base di questa stagione. Un urrà per i deus ex machina. Ma i mali di questo inizio di stagione non sono finiti perché sia in “Sting Of The Tail” che in “Outbreak” viene riproposto quello stesso elemento che è stato velatamente (ma nemmeno troppo) introdotto in questa stagione tramite il personaggio di Lyor: la parte comica della trama.

“So the First Lady’s dad gets a heart transplant around the same time that her mother is handling the paperwork for a defense contract. Why does Patrick Lloyd want us to know this?”

Come un Nando Martellone qualunque in cerca del suo Stanis sulla scena, Lyor si aggira suscitando risate di gusto negli spettatori: niente di tutto ciò avviene in realtà, anche se forse era l’intento di sceneggiatori e produttori per alleggerire un po’ le tematiche trattate all’interno della serie. Tuttavia, il connubio drama-comedy è la cosa più vomitevole di questo inizio della seconda stagione di Designated Survivor, impossibile da digerire e ancora più complesso comprenderne il motivo: le tematiche, sì, sono impegnate ma non sembrano richiedere un’attenzione minuziosa tale nello spettatore da giustificare l’inserimento di patetici teatrini comici tra un personaggio e l’altro. Sia chiaro, la battuta è chiaramente esclusa dal discorso, ma è palese quando questa venga forzatamente inserita in un dialogo o quando lo stesso viene costruito ad hoc semplicemente basandosi sull’assunto “dobbiamo far ridere chi ci sta guardando“.
Le note positive sono proprio le tematiche trattate all’interno dei due episodi, unitamente ad una progressione (seppur blanda ed abbozzata) nella trama orizzontale. Ricostruito il Campidoglio e ripresa la normale amministrazione, ora a Kirkman spetta un compito assai più difficile: governare un Paese profondamente scosso e la cui fiducia verso le istituzioni vacilla come un metronomo. Il periodo della ricostruzione sarà apparso forse quello più difficile, ma il momento storico richiedeva maggiore collaborazione da entrambe le fazioni politiche e soprattutto la collaborazione e l’appoggio della popolazione erano garantite dal fervente patriottismo (elemento che Designated Survivor mostra fieramente). Ora che l’handicap iniziale sembra essersi azzerato, le complicazioni maggiori sono dietro l’angolo.

“The most powerful man in the world sucking up to the guy who lied to his face and tried to shake him down. You know what you call that? Leadership.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tematiche trattate, come sempre, interessanti
  • Kiefer Sutherland
  • La parte comica
  • Lyor
  • First Suocera 
  • Stucchevole bontà

 

C’è ancora molto da sistemare per Designated Survivor e per il Presidente Kirkman, quindi non resta che rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Magari senza spalla comica.

 

One Year In 2×01 5.50 milioni – 1.1 rating
Sting of the Tail 2×02 4.80 milioni – 0.9 rating
Outbreak 2×03 4.61 milioni – 0.9 rating

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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