Ghosted 1×03 – WhispersTEMPO DI LETTURA 3 min

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“La squadra gioca in maniera uniforme con l’assetto tattico odierno. Su di me funziona molto: sono stato in grado di accelerare i passaggi e servire da collegamento tra difesa e attacco. È un ruolo in cui mi trovo bene a giocare. Continuerò a lavorare duro affinché le mie nuove prestazioni siano oggetto di complimenti e ricevano applausi.” [Lucas Pezzini Leiva]

Cosa c’entra il neo acquisto biancoceleste con la terza puntata di Ghosted? Apparentemente nulla. Eppure proprio con una sua frase si è deciso di aprire questa recensione. Perché?
Occorre fare un piccolo salto indietro nel tempo, quando Ghosted ancora non era stato partorito e Lucas Leiva ancora giocava con una maglietta rosso sangue, quella del Liverpool.
In quel di Anfield si vociferava parecchio attorno a quel giovane brasiliano, forse un futuro talento ma al momento un importante tassello per Rafa Benitez. Si parlava di interesse da parte di importanti team stranieri, del suo futuro in nazionale (quella Seleção che a conti fatti Lucas ha visto poco e male). Ma come diceva Benjamin Linus, a volte il destino è un bastardo capriccioso: proprio negli anni che avrebbero dovuto (e potuto) portare alla consacrazione il giovane Lucas, ecco pararsi dinanzi a lui una strada lastricata di infortuni e di chance sfortunatamente mal gestite.
Saranno proprio questi intoppi che lo costringeranno alla panchina e ad un massiccio impegno fisico per poter recuperare colpo su colpo. Ed è proprio in tale contesto che possiamo quindi richiamare Ghosted e la sua puntata: nonostante la sua partenza semplice era riuscita a calamitare l’attenzione, a dimostrare che il prodotto per quanto ibrido e confusionario poteva essere gestito (gestito bene) e soprattutto che dei risultati sarebbero arrivati. La scorsa puntata era riuscita a reggere grazie alla coppia di co-protagonisti sulla quale può contare, nonostante la battuta di arresto all’interno della (striminzita?) trama orizzontale. Questo terzo episodio fa qualche passo in più oltre la sufficienza ma rimane lì sulla soglia: l’accenno di sviluppo della storia viene presentato (Max e sua moglie), ma trattandosi dell’ultimo scorcio di puntata il suo mero utilizzo come cliffhanger depotenzia il resto dell’episodio. Insomma, era chiaro che una partenza in quarta di questa serie era da escludere, ma partire con due episodi meramente riempitivi, fatta esclusione per qualche parentesi estemporanea di sviluppo, è sicuramente ben altra cosa.
Nonostante questo difetto relativo al non progresso, la serie ha la fortuna di poter contare su due personaggi come Leroy e Max che da soli riescono a reggere qualsiasi tipo di scena: dalla più apparentemente stupida, a quella più concentrata ed importante per la storia. Un vero pregio contando che al momento gli altri personaggi in scena risultano essere delle semplici caricature di se stessi, privati di ogni qualsivoglia tipo di simpatia o sintonia con lo spettatore. Da questo punto di vista è infatti da rivedere la decisione di voler affidare ai due tecnici del laboratorio del Bureau (Barry Shaw e Annie Carver, per chi fosse interessato ai nomi dei personaggi: noi non li ricordavamo tanto sono fondamentali) un’intera sezione della puntata nella quale solo loro compaiono e gestiscono la scena. Data l’incapacità, meglio evitare una prossima volta.
Non resta che sperare che il cammino di Ghosted risulti meno difficoltoso rispetto a quello di Lucas Leiva, magari più fortunato. Insomma, si spera questo ibrido abbia fortuna in America, altrimenti potrebbe cercare fortuna nel Bel Paese. Vi immaginate un Ghosted che ha come interpreti Nino Frassica ed Enzo Salvi? Meglio evitare, che dite?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Robinson e Scott
  • Personaggi secondari: una misera macchietta
  • Trame (orizzontale e verticale) da rivedere

 

Terza puntata e già qualche acciacco per Ghosted. Speriamo sia l’autunno.

 

Bee-Mo 1×02 3.58 milioni – 1.4 rating
Whispers 1×03 2.41 milioni – 1.0 rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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